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A chi fa comodo un attacco all’egemonia saudita?

L’Arabia Saudita è da decenni la pompa di benzina del pianeta, e sull’esportazione del greggio Riyadh ha costruito la sua rilevanza a livello globale. Insieme al ruolo di protettore dell’Islam – gli al-Saud sono i custodi dei luoghi santi della Mecca e Medina – è sul petrolio che il Regno saudita fonda la sua proiezione esterna nella regione e oltre. E’ difficile immaginare un Medio Oriente e un mondo arabo senza Arabia Saudita, come non si può pensare ad un mercato globale del petrolio senza Riyadh.

La vulnerabilità delle infrastrutture petrolifere saudite

I recenti e gravi attacchi all’impianto di raffinazione di Abqaiq di proprietà della Saudi Aramco (il più grande al mondo) e al giacimento petrolifero Khurais, che può produrre sino a 1,2 milioni di barili al giorno (mil. bbl/g) di greggio light, hanno dimostrato la vulnerabilità delle infrastrutture petrolifere saudite a questa tipologia di eventi, hanno ridotto la produzione del Regno del 57% (per un volume equivalente a 5,7 mil. bbl/g) e hanno impedito il trasporto di greggio dalla parte orientale del paese al porto di Yanbu sul Mar Rosso attraverso l’oleodotto Petroline che corre da est a ovest del paese.

The Vulnerability of Saudi Oil Infrastructure

The recent devastating attacks on Saudi Aramco’s Abqaiq processing station, the world’s most important and the Khurais oilfield with a production capacity of 1.2 million barrels a day (mbd) of light oil demonstrated the vulnerability of Saudi oil infrastructure to attacks, reduced Saudi oil production by 57% or 5.7 mbd and deprived the East-West oil pipeline known as petroline of any crude oil to transport from eastern Saudi Arabia to the Yanbu port on the Red Sea. The attacks also exposed gaps in Saudi air defences despite the billions of dollars spent on buying top of the range American weaponry including the Patriot anti-missile system and the upgrading of Saudi air defences just a few weeks ago.

OPEC al capolinea?

Sebbene il realizzarsi della profezia del ministro saudita Sheikh Zaki Yamani sulla fine dell’era del petrolio sia ancora ben lontano, è innegabile che il settore petrolifero stia vivendo un processo di trasformazione epocale, nei confronti del quale i principali attori globali - OPEC in primis - sembrano dover ancora prendere le contromisure adeguate. Infatti, il periodo d’oro del greggio, culminato con il picco del prezzo del barile a $114 nel giugno del 2014, sembra storia ormai lontana. Nei mesi successivi il valore del petrolio è sceso rapidamente (minimo di 27 dollari al barile nel gennaio 2015),

Attacco ai pozzi sauditi: cosa c’entra la CO2?

Cronologia dell’effetto domino causato dall’attacco ai pozzi di Saudi Aramco:

Sabato 14 settembre, sono le 4:00 ora locale: il cielo sopra Abqaiq e Khurais si illumina a causa delle esplosioni. I mercati sono chiusi,

Pronti alla dismissione delle piattaforme italiane?

Al termine di un percorso legislativo - che parte con la direttiva UE 2014/52 (concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati) e prosegue attraverso la legge n.114 del 9 luglio 2015 (delega al Governo in materia di direttive europee) e il decreto legislativo 16 giugno 2017 n.104 (ove, fra l’altro, viene assegnato al MiSE il compito  di emanare le Linee Guida nazionali per la dismissione mineraria

Decommissioning: il cronoprogramma degli operatori

Lo scorso febbraio, il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e quello dei Beni Culturali, ha diramato le linee guida per il decommissioning delle strutture offshore destinate alla coltivazione di idrocarburi. Una serie di incontri e seminari a più livelli istituzionali ha coinvolto, oltre agli operatori delle piattaforme, Enti locali, esponenti delle Regioni, associazioni ambientaliste, sindacati, esperti universitari e le principali associazioni di settore, tra cui Assomineraria.

Dismissione e riutilizzo degli asset petroliferi: l’approccio di Eni

Per decommissioning si intende la fase finale del ciclo di vita degli asset appartenenti alla filiera dell’Oil&Gas e, in generale, degli impianti industriali. E per questo è da considerarsi quale parte fondamentale del processo di investimento e può avere importanti risvolti economici, sociali e ambientali nel contesto in cui è realizzata. Nonostante in passato quest’attività abbia trovato poco risalto in termini di visibilità, negli ultimi anni, grazie anche a una maggiore consapevolezza generale, l’interesse degli stakeholder è andato progressivamente crescendo.

The Sunset of an Industrial Plant and the Global Decommissioning Challenge

After many years of productive service, industrial plants reach the end of their useful life and must be dismantled. This complex and costly process, know as decommissioning (commissioning refers to the beginning of a plant useful life), is a confluence of economic, environmental, physical, and regulatory challenges.

Il fine vita degli impianti industriali: una sfida globale

Dopo molti anni di operatività, gli impianti industriali arrivano alla fine della loro vita utile e devono essere smantellati. Questo processo complesso e costoso, noto come decommissioning (al contrario il commissioning è l'inizio del ciclo di vita di un impianto), implica una serie di sfide di carattere economico, ambientale, fisico e normativo. Per decidere quando un impianto industriale diventa "idle iron" - definizione utilizzata nel Golfo del Messico (GoM) – sono necessarie dettagliate analisi in cui si tiene conto di molteplici fattori quali i prezzi delle materie prime, i costi operativi, le riserve residue e i relativi regimi regolatori.

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