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Nasce l’Hydrogen Valley: tecnologia italiana a servizio della transizione

L’idrogeno verde potrebbe ricoprire un ruolo di primo piano per il raggiungimento della neutralità climatica al 2050, come prevede l’Hydrogen Strategy for a Climate-neutral Europe lanciata dalla Commissione Europea l’8 luglio 2020; a dare concreta attuazione alla strategia UE sarà la European Clean Hydrogen Alliance che riunirà al suo interno industria, ricerca, istituzioni pubbliche e società civile.

Caro energia, le posizioni dei partiti e le scelte del Governo

Il 23 settembre scorso il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge “taglia bollette” per calmierare gli aumenti attesi su luce e gas a partire dal prossimo primo ottobre. Il provvedimento è stato pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale. In vista della conversione in legge da parte delle Camere, è possibile fare il punto sulle posizioni dei partiti in materia basandosi sul dibattito di giovedì scorso alla Camera sulle mozioni di maggioranza e opposizione.

Caro energia: le rinnovabili sono la soluzione, non il problema

In queste settimane, molta attenzione si è concentrata sul rischio di un incremento significativo del prezzo delle bollette di luce e gas. Il Governo è giustamente intervenuto con misure urgenti per contenere l’impatto di questo aumento su famiglie e imprese.  Si è intervenuti sull’IVA, portata per tutti al 5%, nonché sugli oneri di sistema, ovvero quei costi di gestione indipendenti dal consumo degli utenti, a beneficio di circa 29 milioni di clienti domestici e circa 6 milioni di piccole e piccolissime imprese.

Le proposte di Federconsumatori per calmierare la bolletta

La polemica sui rincari dei costi energetici ha riempito le pagine dei quotidiani e il dibattito politico nei giorni scorsi, sulla scorta delle dichiarazioni per certi versi incaute di alcuni esponenti del Governo. Affermazioni che hanno creato preoccupazione ed allarmismo nei cittadini, già messi a dura prova dalle conseguenze che la pandemia ha determinato sul piano economico, nonché esasperati dai costi energetici su cui grava una tassazione eccessiva.

Da dove viene l’aumento dei prezzi elettrici?

L’aumento dei prezzi del gas cominciato a inizio anno e proseguito in estate con preoccupanti impennate non accenna ad oggi a diminuire. Da metà settembre i prezzi hanno raggiunto picchi intorno ai 70 euro/MWh, segnando un rincaro di quasi il 250% da inizio anno e di circa il 1500% da gennaio 2020. Il verificarsi di un tale andamento già da settembre non fa ben sperare in vista dell’inverno e dell’ulteriore rialzo che sarà trainato dalle esigenze di riscaldamento del settore residenziale.

Spagna, Francia, Germania: la risposta dei governi all’aumento dei prezzi

I prezzi all’ingrosso dell’elettricità stanno sperimentando rialzi molto significativi. Una tendenza che non si manifesta oggi, ma che è evidente nell’ultimo semestre. Sulla scorta della fuoriuscita dalla fase più dura della pandemia di Covid-19, infatti, la ripresa ha avviato il motore della domanda di materie prime e di energia in tutto il mondo e i prezzi sono tornati a crescere a ritmo sostenuto.

Il caro prezzi non si cura con le rinnovabili

L’energia pesa sempre di più e sempre più peserà sui bilanci delle famiglie e sui conti delle imprese. Per due ordini di ragioni. Primo: di carattere congiunturale, ovvero la crisi del mercato del gas indotta dalla famelica domanda dell’Asia disposta a pagare qualsiasi prezzo con rimbalzo immediato sui prezzi europei. Il mercato del gas è ormai globalizzato e ogni stormir di fronde si avverte ovunque. Anche in questo caso l’Europa non conta niente, dipendendo sempre più dagli altri mercati.

Dietro al caro bollette c’è la mancata transizione ecologica

Uno spettro si aggira per il nostro Paese, in particolare ogni volta che il tema del “caro bollette” energetiche sale agli onori delle cronache. È lo spettro del “costo troppo elevato” della transizione energetica verso un modello sempre più a trazione rinnovabile, fino all’abbandono totale delle fonti fossili. Si tratta, ovviamente, di uno dei cavalli di battaglia dei conservatori dello status quo, che sistematicamente dimenticano di ricordare almeno un paio di cose:

Afghanistan: ora i talebani puntano al gasdotto TAPI

Da ormai poco più di tre settimane, i talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan e si apprestano a scrivere una nuova pagina nella storia del Paese. Completato il ritiro dei contingenti internazionali, conclusosi con la partenza dell’ultimo aereo statunitense dall’aeroporto internazionale di Kabul il 31 agosto, il gruppo capeggiato dal Mullah Hibatullah Akhunzdada controlla, di fatto, circa il 90% del territorio nazionale. La riconquista del potere da parte talebana è il frutto della campagna militare organizzata e messa in atto dal movimento a partire dall’inizio di agosto, che ha consentito al gruppo di avanzare rapidamente dalle campagne verso i centri urbani e i capoluoghi di provincia in tutto il Paese e che è culminata nell’ingresso senza colpo ferire a Kabul, lo scorso 15 agosto.

Nord Stream 2 o la rivoluzione (mancata) del mercato del gas

Durante la primavera è sembrato sempre più chiaro che le continue tensioni tra Mosca, Bruxelles e Washington stessero significativamente tralasciando di coinvolgere direttamente Nord Stream 2. A maggio, la tesi per cui nel decision-making statunitense spuntassero quanti non intendevano seriamente bloccare il gasdotto – e accollarsi le conseguenze del successivo terremoto – è stata ulteriormente suffragata da quanto emerso al Congresso. Nel rapporto dell’amministrazione Biden sulle nuove sanzioni da approvare nell’alveo del National Defense Authorization Act, si è omesso di agire direttamente contro Nord Stream 2 AG, la controllata di Gazprom direttamente a capo del consorzio, e contro il suo CEO Warnig. Silenzio assenso?

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