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FONTI FOSSILI | 120 ARTICOLI

Sussidi al consumo di combustibili fossili: quali riforme su scala mondiale?

Secondo i nuovi dati dell'Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), l'aumento dei prezzi del petrolio nel 2018 (media annua) ha avuto come effetto la crescita dei sussidi globali al consumo di combustibili fossili che sono tornati ai livelli del 2014, evidenziando così l’inefficacia delle riforme intraprese negli ultimi anni.

Sussidi sì, sussidi no

Secondo la definizione data dall’Ocse, per sussidio normalmente si intende “una misura che mantiene i prezzi per i consumatori al di sotto dei livelli di mercato, o mantiene i prezzi per i produttori al di sopra dei livelli di mercato o che riduce i costi per i produttori e i consumatori, tramite sostegno diretto o indiretto”.

Sulla questione sussidi il dibattito è sempre molto acceso, soprattutto quando si parla di quelli relativi ai combustibili fossili, oggetto di interesse a livello internazionale

Ma chi pagherà l’abolizione dei sussidi?

Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di assaggiare il pesto genovese: e se vi dicessimo che di genovese potrebbe essere rimasto poco più che il vasetto e che il pesto, invece, proviene dalla Tunisia? Ebbene, dal 2009 ad oggi, ovvero da quando sono state aumentate le accise sul gasolio destinato alla coltivazione in serra, in inverno tante delle pregiate foglioline di basilico che hanno reso celebre il prodotto genovese non crescono più sulle alture liguri, ma in Tunisia, da dove intraprendono un lungo viaggio – sicuramente poco eco-friendly – fino alle nostre tavole.

Trasporti sostenibili: chi inquina paga?

Trasporti, sviluppo sostenibile e ambiente: non è vero che chi più inquina più paga. E l’auto elettrica, al momento, non è propriamente un ‘miracolo a impatto zero’. Lo abbiamo detto come Conftrasporto il 18 giugno scorso e lo ribadiremo alla prossima edizione del Forum Internazionale dei Trasporti, in programma a Cernobbio il 21 e 22 ottobre prossimi.

Idrocarburi non convenzionali: luci e ombre

Da almeno una quindicina di anni sempre più spesso si parla di idrocarburi non convenzionali. In molti casi, la provenienza di questi particolari idrocarburi ha generato, anche nel pubblico attento e di buona cultura, qualche problema legato alla comprensione della natura di questa risorsa energetica primaria. In altri termini, cosa significa non convenzionali? A quali ulteriori rischi ci espongono? Dopo aver precisato che, dal punto di vista della composizione chimica, del contenuto energetico e del loro utilizzo finale gli idrocarburi convenzionali e quelli non convenzionali sono del tutto identici, la differenza risiede solo nel tipo di giacimento in cui sono intrappolati nel sottosuolo.

Shale gas & tight oil: una questione americana

Nonostante siano estratti su scala industriale in un solo Paese - gli USA - il light tight oil e lo shale gas sono ormai da almeno 5 anni i principali market movers globali nel settore dell'energia. I giacimenti non convenzionali da cui vengono estratti con tecniche di perforazione e trivellazione avanzate hanno, infatti, una caratteristica che li ha resi un game-changer straordinario: la produttività.

Sabbie Bituminose: Canada protagonista e pronto a rilanciare sull’export

Nel panorama delle fonti fossili non convenzionali, la notorietà delle sabbie bituminose (oil sands in inglese) è stata sinora ampliamente inferiore a quella dello shale gas. Probabilmente per l’effetto superiore che quest’ultima risorsa ha avuto sul mix energetico della maggiore superpotenza mondiale, ovvero gli Stati Uniti d’America.

Artico: una posta in palio ricca ma rischiosa

Oltre 4.000 km separano Roma da Capo Nord, ma con i cambiamenti climatici il Circolo polare artico è più vicino di quanto si pensi. La pesante ondata di freddo e maltempo che ha colpito il maggio italiano – e quello di larga parte dell’Europa centrale – trova il suo primo responsabile nell’Artico, che tende a surriscaldarsi in maniera superiore rispetto al resto dell’emisfero nord, determinando una serie di modifiche alla circolazione atmosferica che sono responsabili (anche) del freddo anomalo che abbiamo sperimentato nella primavera appena conclusa.

Cause ed effetti della tight revolution

I combustibili fossili, come il carbone e il gas naturale, sono classificati in base alla composizione chimica e alle proprietà fisiche. Il tight oil, chimicamente parlando, presenta una composizione identica a quella del greggio convenzionale, ma si differenzia per la tecnologia utilizzata per estrarlo: la fratturazione idraulica orizzontale.

La fratturazione della rocce di scisto è in uso dal 1940 ed è stata generalmente impiegata su piccola scala.

Tight oil: a quando una produzione su scala globale?

La cosiddetta “shale revolution” - ovvero il massiccio incremento della produzione globale di gas e petrolio “non convenzionali”, noti come shale gas e tight/shale oil - sembra destinata a mutare profondamente gli equilibri energetici mondiali, rappresentando un "game changer" di notevole impatto geopolitico: infatti, lo sfruttamento di questi idrocarburi non convenzionali potrebbe consentire ad alcune nazioni di raggiungere una condizione di indipendenza energetica - riducendo o eliminando le importazioni di idrocarburi - o addirittura diventarne esportatori.

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