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Energia e clima: l’urgenza di cambiare

Recentemente, in una manifestazione di giovani a Milano in coincidenza con l’avvio della grande conferenza sul clima di Glasgow, Cop 26, si sono sentiti slogan come “stop greenwashing”, “rise up for climate justice” o il più creativo “o la borsa o la vita”. Slogan forti, efficaci, in parte anche giusti, anche se inevitabilmente un po’ ingenui. Gli slogan, d’altra parte, sono necessariamente grezzi e sintetici e l’ultimo citato se la prendeva con il simbolo dell’economia capitalista di mercato, appunto la borsa, con i manifestanti accampati proprio di fronte alla Borsa di Milano nella ben nota Piazza degli Affari.

La transizione fragile e il futuro dei combustibili fossili nel World Energy Outlook 2021

Nella percezione comune, il Covid-19 ha scavato un abisso tra il 2020 e il 2019, come se i mesi precedenti alla pandemia appartenessero ad un’epoca diversa. Il 2021 dei mercati energetici è figlio delle necessarie decisioni prese nel 2020, nonostante appaia così difforme. PUN ai massimi storici (oggi, baseload a 237,31 €/MWh) a causa dell’impennata nei prezzi del gas; una spesa annuale in crescita del 30% per l’elettricità e del 15% per il gas rispetto al 2020 per la famiglia tipo (stime ARERA); un incremento di 1 milione di tonnellate nell’estrazione di carbone in Cina tra settembre e ottobre 2021, con l’aggravio di ulteriori scoperte di petrolio da scisti; costi crescenti per materie prime essenziali nella filiera delle rinnovabili.

Obiettivo 1,5°: le quattro misure proposte dal World Energy Outlook

L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha pubblicato ad ottobre il World Energy Outlook (WEO) 2021, pensato come guida alla conferenza sul cambiamento climatico COP26 e che intende analizzare gli impatti degli impegni di riduzione delle emissioni presi finora dai Governi di tutto il mondo e suggerire azioni aggiuntive necessarie a limitare il riscaldamento globale entro la soglia critica di 1,5 °C.

Se le politiche climatiche non fanno i conti con l’aumento dei prezzi dell’energia

Dal 31 ottobre al 12 novembre, si è tenuta nella città di Glasgow, in Scozia, la conferenza ONU sui cambiamenti climatici, descritta come l'ultima possibilità per salvare il pianeta. Ciò che muove queste conferenze è la consapevolezza che il riscaldamento climatico abbia origine antropica e che urge un’azione decisa per contrastarlo.

COP 26: se parole e azioni non coincidono

Se ciò che afferma la scienza è corretto, la COP 26 di Glasgow rappresenta un momento nel quale il genere umano si gioca un pezzo significativo del proprio destino. Cosa dice la scienza? Afferma, nella veste dell’IPCC, che se vogliamo contenere la crescita della temperatura entro i 2°C, o ancora meglio entro 1,5°C, dobbiamo far sì che le emissioni del 2030 siano del 25% o del 45% più basse di quelle del 2010. Dove siamo oggi?

A Glasgow la sfida climatica presenta il conto salato ai leader del mondo

La Conferenza Onu sui cambiamenti climatici che si è aperta a Glasgow il 31 ottobre arriva a valle del calo più forte nelle emissioni di CO2 mai registrato in un solo anno a livello globale, a causa della pandemia che nel 2020 ha imposto ovunque lockdown o altre robuste limitazioni alle attività economiche e sociali. Le buone notizie però finiscono qui.

Gli assenti illustri alla COP26 e la guerra fredda sul clima

Alla COP26 di Glasgow si registra l’assenza di interventi in presenza di figure di primo livello quali Vladimir Putin e Xi Jinping, una circostanza che ha gettato un’ombra sull’impegno di Russia e Cina nella lotta ai cambiamenti climatici. Una lettura di questo tipo, tuttavia, rischia di mancare il punto centrale della questione che va, invece, interpretata in una chiave più complessa che tenga dentro anche gli altri summit internazionali degli ultimi mesi.

Se al mondo serve una strategia climatica all’Italia serve una Legge sul Clima

La COP26 comincia obiettivamente con poche speranze. Che si giunga a un esito per cui la somma degli impegni - verificabili - dei singoli Paesi possa garantire il non superamento della soglia di 1,5 °C, che la comunità scientifica ritiene l’unica sicura per non innescare fenomeni irreversibili, è assai difficile, se non impossibile.

Il ruolo della scienza, il ritardo della politica, le colpe della cattiva informazione

Intervista a Stefano Caserini (Docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano)

Le aspettative sulla COP26 si basano su una visione semplicistica del negoziato sul clima. A sentire alcuni analisti, sembrerebbe che nei 13 giorni del negoziato potrebbero essere prese decisioni in grado di risolvere la crisi climatica. Così non è, ma di sicuro la conferenza sul Clima rappresenta ogni anno un buon momento per interrogarsi sulle dimensioni della sfida climatica. Una sfida che tocca società, informazione e politica. Ne abbiamo parlato con Stefano Caserini, Ingegnere ambientale e dottore di ricerca in Ingegneria sanitaria, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative nonché fondatore e autore del blog climalteranti.it.

Energia e clima: il G20 di Napoli ha fallito lo scatto in avanti

A Napoli, per la prima volta nella storia dei G20, clima ed energia sono stati protagonisti allo stesso tavolo. Segno che, finalmente, l’interconnessione tra questi due mondi è riconosciuta e considerata cruciale per affrontare la transizione. I lavori si sono aperti con le condoglianze ai delegati di Germania e Olanda per le vittime delle alluvioni: altro segnale positivo sulla maturazione culturale da parte di tutti i Paesi riuniti, che rappresentano circa due terzi delle emissioni globali, l’80% del PIL mondiale e il 60% della popolazione.

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