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FONTI FOSSILI | 140 ARTICOLI

Idrocarburi non convenzionali: luci e ombre

Da almeno una quindicina di anni sempre più spesso si parla di idrocarburi non convenzionali. In molti casi, la provenienza di questi particolari idrocarburi ha generato, anche nel pubblico attento e di buona cultura, qualche problema legato alla comprensione della natura di questa risorsa energetica primaria. In altri termini, cosa significa non convenzionali? A quali ulteriori rischi ci espongono? Dopo aver precisato che, dal punto di vista della composizione chimica, del contenuto energetico e del loro utilizzo finale gli idrocarburi convenzionali e quelli non convenzionali sono del tutto identici, la differenza risiede solo nel tipo di giacimento in cui sono intrappolati nel sottosuolo.

Shale gas & tight oil: una questione americana

Nonostante siano estratti su scala industriale in un solo Paese - gli USA - il light tight oil e lo shale gas sono ormai da almeno 5 anni i principali market movers globali nel settore dell'energia. I giacimenti non convenzionali da cui vengono estratti con tecniche di perforazione e trivellazione avanzate hanno, infatti, una caratteristica che li ha resi un game-changer straordinario: la produttività.

Sabbie Bituminose: Canada protagonista e pronto a rilanciare sull’export

Nel panorama delle fonti fossili non convenzionali, la notorietà delle sabbie bituminose (oil sands in inglese) è stata sinora ampliamente inferiore a quella dello shale gas. Probabilmente per l’effetto superiore che quest’ultima risorsa ha avuto sul mix energetico della maggiore superpotenza mondiale, ovvero gli Stati Uniti d’America.

Artico: una posta in palio ricca ma rischiosa

Oltre 4.000 km separano Roma da Capo Nord, ma con i cambiamenti climatici il Circolo polare artico è più vicino di quanto si pensi. La pesante ondata di freddo e maltempo che ha colpito il maggio italiano – e quello di larga parte dell’Europa centrale – trova il suo primo responsabile nell’Artico, che tende a surriscaldarsi in maniera superiore rispetto al resto dell’emisfero nord, determinando una serie di modifiche alla circolazione atmosferica che sono responsabili (anche) del freddo anomalo che abbiamo sperimentato nella primavera appena conclusa.

BP Statistical Review: quando il dato supera le ideologie

Anche quest’anno la BP ha pubblicato il suo storico Rapporto sull’Energia nel Mondo. La lettura dei dati mette in evidenza verità note, ma spesso ignorate dall’ambientalismo di maniera.

È interessante che la relazione di Spencer Dale, capo economista della BP, si apra con un grafico che mostra la correlazione diretta fra la crescita della domanda energetica mondiale e l’aumento delle emissioni di CO2.

Decarbonize or grow? The eternal coal dilemma

The data presented in the 2019 BP Statistical Review of World Energy is not encouraging when it comes to the world’s efforts to reduce CO2 emissions, especially via decreasing the use of coal. As noted in the group chief economist’s analysis, the share of coal in our global energy mix is at virtually at the same level as it was 20 years ago. And the data for 2018 does not promise much of a progress for the next 20 years either. Instead it rather fits the path of “business as usual” scenarios presented by multiple global energy outlooks that predict coal demand remaining stable all the way through 2040.

Crescere o decarbonizzare? L’eterno dilemma del carbone

I dati presentati nel BP Statistical Review of World Energy 2019 non sono incoraggianti, perlomeno quando si tratta degli sforzi globali atti a ridurre le emissioni di CO2, in particolare se si guarda all’utilizzo del carbone. Come osservato nell'analisi dello chief economist di BP, la quota di carbone nel mix energetico globale è praticamente allo stesso livello di 20 anni fa, e i dati per il 2018 non promettono niente di meglio per i prossimi 20 anni.

La ricerca punta sulla sinergia tra Oil&Gas e rinnovabili

In molte aree del mondo, le piattaforme offshore di petrolio e gas stanno terminando la loro fase operativa. Non è facile stimare l'impatto ambientale sull’ecosistema marino delle attività di “decommissioning” ma è noto che le politiche di rimozione si basano sull'assunto di "lasciare il fondale marino come è stato trovato". Questo approccio sembrava, infatti, rappresentare l'opzione apparentemente più ecologica. Purtuttavia, durante il periodo produttivo, le piattaforme sono in grado di sostenere comunità di fauna e flora marina abbondanti e diversificate, alcune delle quali di importanza regionale.

Il downstream petrolifero, il PNIEC e il post-2030

Gli obiettivi delineati nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), una volta approvati a livello comunitario, saranno vincolanti e difficilmente modificabili. Le scelte di oggi indirizzeranno quelle che gli operatori compiranno nei prossimi anni e, di conseguenza, gli investimenti che lo stesso PNIEC stima in oltre 180 miliardi di euro cumulati nel periodo 2017-2030, aggiuntivi rispetto allo scenario a politiche correnti.

Per far sì che tali investimenti si attivino, è essenziale un quadro normativo chiaro e certo e quindi una totale consapevolezza degli impegni che si intendono adottare e delle loro eventuali ricadute negative sulla competitività e sulle possibilità di sviluppo del Paese.

L’evoluzione continua della raffinazione italiana

Tutte le previsioni di lungo termine, a 20-30 anni, individuano la fonte petrolifera come una componente essenziale per l’approvvigionamento energetico. In Europa, grazie agli importanti programmi di efficienza che si stanno perseguendo da molti anni, il fabbisogno energetico complessivo conoscerà una riduzione ma il petrolio, pur perdendo il proprio peso specifico attuale, rimarrà comunque indispensabile per coprire un quarto di tale fabbisogno. Nel settore trasporti, poi, i prodotti petroliferi resteranno la fonte principale con percentuali di copertura vicine all’80%.

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