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Lo studio realizzato da BIP commissionato da Assogasliquidi–Federchimica si colloca nel nuovo quadro regolatorio europeo, segnato dall’introduzione del sistema ETS2. L’analisi è finalizzata a valutare l’impatto del meccanismo ETS2 nei principali settori di consumo del GPL e le conseguenze economiche sui consumatori finali.
Il tema dell’ETS2 è di assoluta rilevanza non solo per il futuro delle nostre imprese, ma anche per l’impatto che i nuovi obblighi avranno sui consumatori finali. I dati e le analisi presentati da Bip Consulting ci restituiscono alcuni risultati importanti. L’entrata in vigore della nuova normativa in materia di ETS2 – seppur rinviata al 2028 in termini di effetti anche grazie all’attività rilevante svolta dal Governo italiano a livello comunitario – pone infatti sfide rilevanti ai settori della mobilità, del residenziale e dell’industria.
With U.S. President Donald Trump publicly outlining a vision in which American oil companies could invest billions of dollars to revive Venezuela’s oil sector, global attention has once again turned to one of the world’s most resource-rich yet operationally constrained petroleum producers. For now, however, much remains unresolved. Sanctions policy, domestic governance, the hydrocarbons legal framework, and the future role of the national oil company PDVSA are all subject to uncertainty.
Fra le ragioni che hanno spinto Trump all’intervento in Venezuela non si può non considerare la fragilità dell’approvvigionamento petrolifero del mercato americano a causa della crisi strutturale del suo sistema di raffinazione, che impone la necessità di importare volumi significativi di petrolio greggio, semilavorati e benzine dall’estero. Gli USA consumano oltre 20 mil. b/g. di prodotti petroliferi, di cui 10 solo di benzine.
Dopo le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a valle della cattura di Maduro, che prospettano la possibilità di ingenti investimenti delle compagnie petrolifere americane per rilanciare il settore petrolifero del Venezuela, l'attenzione globale è tornata su uno dei produttori di petrolio più ricchi al mondo, in termini di risorse possedute, ma operativamente limitati in termini di greggio prodotto.
Il mondo è inondato di petrolio, perlomeno questa è la fotografia ufficiale: la domanda petrolifera cresce, ma l’offerta la supera abbondantemente, mentre le scorte sono sui massimi degli ultimi quattro anni. Un surplus così non si vedeva da anni, e arriva in una fase di tensioni geopolitiche e transizione energetica incompiuta.
Nel 2025 il mercato europeo del gas naturale ha continuato a muoversi verso un graduale e parziale riequilibrio, con una discesa quasi costante dei prezzi a partire da febbraio e un ridimensionamento della volatilità rafforzatosi nel corso dell’estate e dell’autunno. Ciò in attesa che la prevista ondata di nuova capacità produttiva di liquefazione vada nei prossimi anni a rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento e a migliorare l'accessibilità del gas anche in termini economici.
La discussione sulla transizione energetica italiana non può prescindere da una valutazione obiettiva del mix energetico attuale e delle sue prospettive future. È su questo terreno che si inseriscono gli Scenari di Sicurezza Energetica 2025 di Shell, tre percorsi possibili – Surge, Archipelagos e Horizon – che aiutano a comprendere come sicurezza, competitività e decarbonizzazione potrebbero evolvere nei prossimi decenni. Non previsioni, ma chiavi di interpretazione utili per confrontarsi con un sistema energetico sempre più complesso.
Negli ultimi anni il processo di transizione energetica avviato in Europa si è accompagnato ad un sempre più complesso quadro internazionale. Le crisi geopolitiche hanno posto in primo piano la sicurezza energetica come uno dei fattori chiave della stessa sicurezza nazionale. La politica energetica, dopo interventi di natura emergenziale, dovrebbe quindi privilegiare misure strutturali per assicurare flessibilità e competitività del sistema produttivo e il contenimento dei costi delle commodities.
Nel dibattito sulla transizione energetica c’è un nodo che continua a tornare: come garantire sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e competitività economica – il cosiddetto trilemma – mentre cresce la quota di rinnovabili. È una domanda che spesso resta inevasa, schiacciata tra approcci ideologici e soluzioni parziali. Eppure, la risposta è sotto i nostri occhi: risiede nelle infrastrutture che rendono possibile l’integrazione dei diversi vettori energetici.