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FONTI FOSSILI | 28 ARTICOLI

Assopetroli-Assoenergia: 70 anni di storia

Assopetroli-Assoenergia festeggia quest’anno 70 anni di attività, 70 anni di storia durante i quali l’Associazione si è progressivamente adattata ai costanti mutamenti dello scenario energetico ed economico italiano ed internazionale.

Il cammino inizia nel secondo dopoguerra, quando le aziende associate, nonostante difficoltà logistiche e di approvvigionamento, riscaldano le case delle famiglie italiane e, parallelamente, danno vita ad una tra le più capillari reti di distribuzione stradale di carburanti d’Europa.

Distribuzione carburanti: settant’anni in cifre

Oggi la benzina è rincarata è l’estate del quarantasei, un litro vale un chilo di insalata, ma chi ci rinuncia? A piedi chi va? L’auto che comodità! Sulla Topolino amaranto, dai siedimi accanto che adesso si va”. Le parole di Paolo Conte rendono plasticamente conto di quel che per gli italiani significava negli anni del dopo-guerra – nei favolosi anni del miracolo economico – la ‘conquista’ sociale dell’automobile.

Nell’Italia contadina del 1949, col 40% di addetti in agricoltura (6% a fine secolo), possedere un’automobile era un lusso per pochi.

Lo stato della rete secondo i gestori

Nonostante una contrazione del 9% tra il 2010 e il 2017, l’Italia si conferma il paese con il maggior numero di punti vendita di carburante nell’Unione Europea, nonché quello con un erogato medio per punto vendita inferiore alla media comunitaria del 40%.

E’ inoltre indubbio che in questi ultimi sette anni la rete di distribuzione italiana abbia subito un processo di razionalizzazione e di ammodernamento, che tuttavia è lontano dall’essere completato. Si stima infatti che ammonti a circa 7/8 mila il numero di impianti che andrebbero chiusi per incompatibilità e inefficienze, ma che non vengono avviati allo smantellamento per gli alti costi di bilancio, di chiusura e di bonifica.

Il downstream petrolifero, il PNIEC e il post-2030

Gli obiettivi delineati nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), una volta approvati a livello comunitario, saranno vincolanti e difficilmente modificabili. Le scelte di oggi indirizzeranno quelle che gli operatori compiranno nei prossimi anni e, di conseguenza, gli investimenti che lo stesso PNIEC stima in oltre 180 miliardi di euro cumulati nel periodo 2017-2030, aggiuntivi rispetto allo scenario a politiche correnti.

Per far sì che tali investimenti si attivino, è essenziale un quadro normativo chiaro e certo e quindi una totale consapevolezza degli impegni che si intendono adottare e delle loro eventuali ricadute negative sulla competitività e sulle possibilità di sviluppo del Paese.

The European refining sector between (external) competition and (internal) climate targets

Faced with a declining market and increasing competitive product imports from modern source-refineries, the European refining sector is likely to encounter stiff competition in the medium term. With all EU refineries being exposed to (international) competition, some have become part of the mores of international markets, while others have remained largely part of a local habitat. With the expected longer-term decline in demand for refined products in the EU and the increasing competition from low cost refining export centres in the medium term, asymmetric paths of survival are expected, potentially resulting in changing value-propositions across the segmented refining sector in the European Union.

La raffinazione europea tra concorrenza (esterna) e target climatici (interni)

Di fronte a un mercato interno in declino e all'aumento delle importazioni di prodotti provenienti da raffinerie di ultima generazione, il settore della raffinazione europea potrebbe correre un rischio concreto sul medio termine. E se il nemico per le raffinerie dell'UE è costituito dalla concorrenza (specie extra-UE), vale rilevare come alcune di esse si sono adattate al contesto internazionale, mentre altre sono rimaste in gran parte legate all’ambiente locale.

Trasporti e inquinamento: è davvero colpa del diesel?

Lo scandalo Dieselgate ha rappresentato un importante punto di rottura per tutto il mondo automobilistico. Da allora le quote di mercato dei veicoli Diesel sono progressivamente diminuite e, da più parti, si è assistito ad una lotta mediatica contro i veicoli alimentati da motori termici che alcuni Stati intendono addirittura bandire nel prossimo ventennio. Per ora, il maggior numero di auto a benzina in circolazione ed il successo dei cosiddetti veicoli "crossover" ha avuto come unico effetto l'incremento delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli minimi raggiunti nel 2015. Questo fatto preoccupa non poco il Parlamento Europeo, attualmente impegnato a definire i futuri limiti di emissioni di CO2 per il settore dei trasporti.

Il downstream petrolifero italiano: dati e tendenze 2018

Il 2018 è stato forse l’anno dei record sui mercati petroliferi internazionali, non tanto dal lato dei prezzi, ancora lontani dai picchi del 2008, quanto da quello della domanda e dell’offerta. La prima, nell’ultimo trimestre dell’anno, ha superato la soglia psicologica dei 100 milioni di barili al giorno (mil. bbl/g); la seconda è andata oltre i 101 milioni. Gli Stati Uniti, con una produzione di 15,4 mil. bbl/g, pari a quella di Arabia Saudita, Iraq ed Ecuador messe assieme, hanno a loro volta registrato un altro record, coprendo quasi per intero l’incremento della produzione mondiale registrato nel 2018 (2,1 su 2,3 mil. bbl/g).

Benzina e gasolio in Italia: quanto pesano accise e Iva?

Non ci sono solo le missioni militari e la famosa guerra in Abissinia tra gli eventi straordinari finanziati con prelievi fiscali sui carburanti. Parte delle accise sono servite anche per sostenere un fondo per lo spettacolo, per rinnovare la flotta di autobus pubblici e per il contratto degli autoferrotranvieri. Esigenze specifiche che il legislatore ha deciso di far pagare a tutti gli automobilisti in misura quasi impercettibile sul totale di un pieno, ma che sommate sono pari a 0,72840 su un litro di benzina e 0,61740 su un litro di diesel. Una cifra immutata ormai dal 2015, dall'ultimo ritocco effettuato, che fa dell'Italia il secondo paese dell'area euro per le accise su benzina (dopo l'Olanda) e diesel (dopo il Regno Unito).

Carburanti: perché le frodi continuano a dilagare?

Un fenomeno “dilagante”, “degenerativo”, che sta “sfigurando” il settore, cambiandone letteralmente i connotati. Si fanno sempre più fosche e cruente le descrizioni del fenomeno delle frodi nella distribuzione carburanti. E mentre i toni si alzano, la realtà continua ad andare per i fatti propri, le transazioni sospette si moltiplicano, il giro d’affari del circuito parallelo continua ad aumentare. Una quantità di denaro che viene in parte “reinvestita” nell’acquisto di punti vendita e depositi, alimentando la metamorfosi del settore, e in parte finisce probabilmente a quel “secondo livello” della criminalità organizzata che diverse inchieste della magistratura hanno individuato come punto di regia e controllo del fenomeno.

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