Nei modelli economici, la decarbonizzazione è una lotta tra colori: il verde delle rinnovabili contro il marrone delle fonti fossili. Questa dicotomia negli Stati Uniti si sovrappone alla mappa politica, abbinando il verde al blu dei Democratici e il marrone al rosso dei Repubblicani in un quadro politico dove sembra non esserci spazio per le sfumature.
Dopo un 2024 caratterizzato in Italia da un’espansione delle fonti rinnovabili elettriche, il 2025 segna una fase di rallentamento, registrando un calo della nuova potenza entrata in esercizio pari all’8,2% rispetto all’anno precedente. Il dato riflette principalmente il rallentamento del fotovoltaico, che è la tecnologia trainante del settore in Italia.
Nel 2025 eolico e solare hanno generato più elettricità nell’UE dei fossili per la prima volta (30% contro 29%), come riportato nella European Electricity Review di Ember. Uno storico sorpasso che mostra quanto velocemente l’Unione Europea si stia muovendo verso un sistema elettrico alimentato da sole e vento. Mentre la dipendenza dai fossili contribuisce all'instabilità geopolitica, la posta in gioco della transizione verso l'energia pulita è più chiara che mai.
Così come emerge dal nostro ultimo report Renewable Capacity Statistics 2026, nel 2025 la capacità totale di energia rinnovabile ha raggiunto i 5.149 gigawatt (GW) grazie all’installazione di nuova capacità per 692 GW, pari a un incremento annuo del 15,5%. L'energia rinnovabile assorbe la quasi totalità della crescita della capacità totale con una quota dell'85,6%, sebbene quest’ultima risulti in calo rispetto al 92,0% del 2024.
In occasione del World Nuclear Energy Summit apertosi a marzo in Francia, per una sfortunata coincidenza proprio nel giorno del 15esimo anniversario del disastro nucleare di Fukushima, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, ha annunciato la volontà dell’Italia «di aderire all’impegno per triplicare la capacità nucleare globale. Nel breve-medio termine guardiamo con attenzione agli Small modular reactors di terza generazione avanzata». C’è un problema, però: gli SMR di fatto non esistono.
La prima centrale nucleare con un reattore PWR (Pressurized Light-Water Moderated and Cooled Reactor), entrata in esercizio a Shippingport nel 1957, utilizzava, con opportuni adattamenti, il progetto messo a punto per il sottomarino Nautilus, mentre nello stesso anno iniziava a funzionare anche il primo BWR (Boiling Water Reactor), sviluppato nell’allora maggiore centro di ricerca nucleare federale, l’Argonne National Laboratory.
Sono almeno tre le considerazioni che portano a supportare decisamente la reintroduzione dell’energia nucleare nel nostro mix nazionale, ma ve ne sono almeno altrettante che impongono chiare condizioni perché questa ipotesi sia considerata seriamente perseguibile.
In Italia il nucleare è tornato al centro del dibattito pubblico, spesso più come bandiera che come questione da affrontare nei suoi termini reali. Per alcuni rappresenta la risposta migliore al problema degli alti prezzi dell’energia, della dipendenza dall’estero e della crisi climatica; per altri è una soluzione fuori tempo massimo, troppo lenta e troppo costosa per avere un ruolo nella transizione. Al di là delle contrapposizioni, la domanda vera è: il nucleare può trovare spazio nel sistema energetico italiano dei prossimi decenni, e a quali condizioni?
Quando mi chiedono se sono favorevole al nucleare rispondo senza esitazioni: sì. Quando però la domanda diventa se sono favorevole al nucleare in Italia, la risposta non è altrettanto immediata. Ed è proprio questa esitazione che vale la pena esplorare.
Since the Starmer government came to power in 2024, it has made a series of announcements that put the UK in the vanguard of the claimed Nuclear Renaissance. The government is talking about a ‘Golden Age of Nuclear’ in the UK. However, closer examination shows that these announcements are mostly talk about what the government hopes to do and hopes might happen with no new projects in the pipeline. The onus will be on the private sector to come forward with proposals.