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MONDO ENERGIA | 150 ARTICOLI

Le persone come risorse per la transizione (secondo Uiltec-Uil)

Il 180° numero di RiEnergia è dedicato alle risorse energetiche e minerarie del nostro Paese. Abbiamo voluto inserire tra le risorse anche le persone, i lavoratori, e tutti coloro che ogni giorno ci permettono di sfruttare e valorizzare queste risorse. Un patrimonio umano e professionale di cui la transizione energetica che ci apprestiamo ad intraprendere deve tenere conto. Per questo motivo abbiamo organizzato tavola rotonda virtuale con i tre segretari dei principali sindacati che rappresentano questo patrimonio di risorse: Filctem-Cgil; Femca Cisl; Uiltec Uil. Di seguito il contributo di Paolo Pirani, segretario generale Uiltec-Uil.

Le persone come risorse per la transizione (secondo Femca-Cisl)

Il 180° numero di RiEnergia è dedicato alle risorse energetiche e minerarie del nostro Paese. Abbiamo voluto inserire tra le risorse anche le persone, i lavoratori, e tutti coloro che ogni giorno ci permettono di sfruttare e valorizzare queste risorse. Un patrimonio umano e professionale di cui la transizione energetica che ci apprestiamo ad intraprendere deve tenere conto. Per questo motivo abbiamo organizzato tavola rotonda virtuale con i tre segretari dei principali sindacati che rappresentano questo patrimonio di risorse: Filctem-Cgil; Femca Cisl; Uiltec Uil. Di seguito il contributo di Nora Garofalo, segretario generale Femca-Cisl.

Le persone come risorse per la transizione (secondo Filctem-Cgil)

Il 180° numero di RiEnergia è dedicato alle risorse energetiche e minerarie del nostro Paese. Abbiamo voluto inserire tra le risorse anche le persone, i lavoratori, e tutti coloro che ogni giorno ci permettono di sfruttare e valorizzare queste risorse. Un patrimonio umano e professionale di cui la transizione energetica che ci apprestiamo ad intraprendere deve tenere conto. Per questo motivo abbiamo organizzato una tavola rotonda virtuale con i tre segretari dei principali sindacati che rappresentano questo patrimonio di risorse: Filctem-Cgil; Femca Cisl; Uiltec Uil. Di seguito il contributo di Marco Falcinelli, segretario generale Filctem-Cgil.

Investire nelle risorse energetiche senza ideologie: il caso Emilia-Romagna

Coniugare sostenibilità e sviluppo in un’ottica green non solo è auspicabile ma ci viene chiesto da una legislazione comunitaria, nazionale e locale sempre più stringente. L’Emilia-Romagna ha compiuto notevoli progressi in tal senso. Ne abbiamo parlato con Luca Rossi (Direttore Generale Confindustria Emilia-Romagna)

Sostenibilità ed economia circolare sono le parole chiave di un processo che mira ad una transizione verso un modello più green e più equo. Quali sono i risultati finora raggiunti dalla Regione Emilia-Romagna e quali soprattutto gli obiettivi in chiave prospettica?

Recovery Fund e transizione ecologica: fino a che punto fidarsi?

Tanto in politica quanto in economia le parole sono importanti e i dettagli mai casuali. Un esempio: il prossimo piano di rilancio economico ambientale e sociale promosso dall’Unione europea. Quello che in Italia è noto con il nome di Recovery Fund ma che parte in realtà da una dicitura molto più sottile, Next Generation EU, quasi a sottolineare che i soldi che ogni singolo stato membro si appresta a spendere non sono altro che finanziamenti presi in prestito dalla prossima generazione di contribuenti.

Nella mobilità serve coraggio

Le risorse europee in arrivo attraverso il Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR), pari a circa 209 miliardi (tra prestiti e fondo perduto), rappresentano una seria opportunità per investire in innovazione e mettere la sostenibilità al centro delle scelte per il futuro dell’Italia. Per quanto riguarda mobilità e infrastrutture dobbiamo recuperare ritardi cronici, a partire dagli spostamenti in città, in linea con i piani europei di riduzione dei gas serra al 2030 (-55%), di decarbonizzazione e puntando ad emissioni zero al 2050. Una sfida complessa che richiede intelligenza e risorse, unitamente a scelte politiche coerenti e coraggiose. 

Recovery Fund e transizione: non perdiamo altro tempo

Con l’arrivo dei finanziamenti legati al Recovery Fund e la pubblicazione della prima bozza di linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’Italia sembra finalmente orientata a investire nella transizione ecologica. Una battaglia che negli ultimi anni ha riscosso grande interesse presso l’opinione pubblica ma che ha attecchito poco a livello politico. Ne abbiamo parlato con Rossella Muroni,

Pandemia e transizione: meglio non cantare vittoria troppo presto

Ci si interroga di frequente su quel che sarà dell’energia dopo il virus; e sembra prevalere l’ipotesi per cui il virus favorirà, e anzi accelererà, la decarbonizzazione. Il tema viene di regola interpretato in due tonalità. La prima è che il virus dimostra l’insostenibilità del nostro “sistema economico di ingiustizia sociale e di disprezzo per la cura del creato” (la citazione è di Papa Francesco), e che perciò ci impone quasi normativamente un abbandono del nostro modo di addomesticare energia fossile. La tonalità alternativa declina invece più laicamente il modo in cui il lockdown ha cambiato comportamenti ed abitudini; e ne deriva che il dopo virus non sarà un ritorno alla normalità del passato, ma il graduale affermarsi e consolidarsi di una “nuova normalità” meno fossile e oggi ancora in divenire.

Commodity non energetiche: un 2020 all’insegna della volatilità

Dalla caduta di marzo al recupero del secondo trimestre. I segnali di ottimismo con cui si era aperto il 2020, anche alla luce della distensione nelle relazioni commerciali tra Washington e Pechino, sono stati spazzati via della pandemia di Coronavirus che, partita dalla Cina, si è diffusa a livello globale. Il suo impatto si è propagato attraverso effetti sull’offerta (blocchi alle attività, quarantene) e sulla domanda (via minori consumi e investimenti) nonché, ovviamente, sulle quotazioni delle materie prime, sebbene in misura eterogenea tra i diversi comparti.

Quale futuro energetico per la Sardegna?

Dopo anni, forse decenni, in cui si discute sul possibile sviluppo energetico della Sardegna, l’unica regione d’Italia esclusa dalla metanizzazione, forse si potrà iniziare a farlo con i dati alla mano. Il recente studio pubblicato da RSE ha infatti messo insieme tutti i pezzi di un puzzle altrimenti difficile da decifrare, arrivando a prospettare un futuro energetico ideale per la seconda isola più grande d’Italia.

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