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MONDO ENERGIA | 150 ARTICOLI

Petrolio, carburante della digitalizzazione green

La digitalizzazione delle energy company sta cambiando volto: non serve più solo a calcolare come estrarre più idrocarburi possibile nel minor tempo, ma anche a confrontare variabili su clima e ambiente, per orientarsi meglio nella transizione energetica. Uno dei migliori esempi di tutto questo si trova proprio in Italia, più precisamente in Lomellina, nel Green Data Center Eni. Nei giorni scorsi, a Ferrera Erbognone, la società guidata da Claudio Descalzi ha inaugurato la nuova versione del suo supercalcolatore, HPC5, che, affiancando il sistema precedente, consente di fare ben 52 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo (per una potenza di calcolo di picco pari a 70 PetaFlop/s), contro i 18,6 milioni di miliardi di operazioni di prima.

Energy company e la scommessa digitale: una serie di consigli non richiesti

Aziende “digitali” come Amazon, Netflix e Airbnb hanno radicalmente modificato i loro settori e l'esperienza del cliente, guidati da una forte cultura dell'innovazione e imponendo un nuovo ritmo al resto del mercato. In modo analogo, anche per il settore Oil & Gas le opportunità offerte dalla trasformazione digitale sono oggi notevolmente differenti rispetto al passato. L’integrazione di dispositivi intelligenti, la disponibilità di network a basso costo e di un'enorme capacità di elaborazione dati basata sulla tecnologia cloud ha cambiato il modo di “fare analisi” a tutti i livelli dell'organizzazione.

Dall’elettrico alla mobilità: perché è giusto investire in tecnologie digitali?

Quello della digitalizzazione è un percorso che è ancora agli albori per molte imprese italiane: i primi risultati dell’ultimo Censimento permanente condotto dall’Istat mostrano che nel periodo 2016-2018 oltre tre quarti (il 77,5%) delle imprese con almeno 10 addetti ha investito in – o comunque utilizzato – almeno una delle 11 tecnologie individuate come fattori chiave di digitalizzazione, ma il feeling con le tecnologie digitali per ora rimane basso

Big data e vita digitale: esiste un problema di sostenibilità

50 miliardi di dispositivi saranno connessi entro la fine del 2020. Dalla nascita dell’Internet of Things a cavallo tra il 2008 e il 2009, ovvero il momento in cui il numero dei dispositivi connessi ha superato il numero degli abitanti della Terra, i device intelligenti sono più che quintuplicati in un decennio. Di conseguenza, la quantità di dati prodotti è aumentata esponenzialmente, proiettando il genere umano verso una società digitale e creando una vera e propria realtà parallela connessa.

HPC5: analizzare il passato, predire il futuro

Si dice che l’HPC5, il nuovo supercalcolatore di Eni, sia l’infrastruttura di supercalcolo non governativa più potente al mondo, è così?

Il dato di performance di HPC5 è certificato da una classifica riconosciuta internazionalmente, chiamata top500 e consultabile sul web, che elenca i 500 supercalcolatori più veloci al mondo. Questa classifica viene aggiornata due volte all’anno, a novembre e a giugno, per cui attualmente HPC5 ancora non compare, ma la sua dimensione è tale per cui nel momento in cui eseguiremo l’applicazione utilizzata come benchmark di riferimento la prestazione misurata si attesterà verosimilmente attorno alla quinta o sesta posizione.

Mobility as a Service: nuove forme di mobilità in ambito urbano

Nel mondo contemporaneo si vanno progressivamente affermando nuove forme di possesso e utilizzo dell’autovettura che stanno, in misura sempre più significativa, modificando il concetto stesso di mobilità privata. Se la proprietà di una o più autovetture è stato il modo in cui tradizionalmente gran parte della popolazione italiana ha provveduto a dare risposta alla propria esigenza di mobilità, oggi questo paradigma si va in parte modificando.

Ridisegnare le città italiane a partire dalla mobilità

Alzare lo sguardo, tra un cambio treno e l’altro, e ritrovarsi a scrutare un’enorme mappa antica della città. È quel che può capitare ai visitatori e ai cittadini di Delft, centro dei Paesi Bassi dove nel 2015 è stata inaugurata la nuova stazione ferroviaria firmata Mecanoo Architecten: sul soffitto, una sequenza di strisce ondulate riproduce una cartina del 1870 nei colori del bianco e del celebre ‘azzurro di Delft’, legando passato, presente e futuro. Delft, come Helsinki, Firenze, Milano, Napoli, Potenza. Città europee che hanno raccolto una sfida dagli originali contorni e dalle molteplici soluzioni: unire ambiente, mobilità e architettura. 

L’automobile del futuro si chiamerà “città”

Cose Vecchie di ieri.

Auto. T.I.N.A. (“There is no alternative”) per 100 anni: macchina termica a combustione interna, rendimento massimo 22%, peso minimo di 1000 kg, utile a movimentare singola persona umana di 70kg, spesso per pochi km. Bella, fiammeggiante, veloce ma più che altro: nostra! Mia!

Mobilità sostenibile nelle città: le possibili soluzioni e l’importanza dei PUMS

La mobilità è un tema di sempre maggiore attualità: spostarsi è un bisogno primario dell’uomo fin dalla notte dei tempi, ma lo è ancor di più nella società moderna, caratterizzata dalla necessità di muoversi in fretta, continuamente e rapidamente. Si può discutere di dove ci porterà questo modello tra alcuni anni ma ciò che invece va risolto è come affrontare queste necessità di spostamento: se il mondo corre, le singole città non possono stare a guardare.

Smart mobility: la partita si gioca nelle città (e non è facile da vincere)

Centri urbani, tecnologia, sfide di mercato. La transizione verso una mobilità realmente sostenibile passa attraverso una serie di nodi cruciali. Quali sciogliere per primi e come arrivare al famoso bandolo della matassa? Ne abbiamo parlato con Umberto Bertelè, professore emerito di Strategia e presidente degli Osservatori Digital Innovation al Politecnico di Milano.

Sempre più spesso i centri urbani vengono indicati tra i protagonisti della transizione verso la mobilità sostenibile. È davvero così? Si tratta di un terreno di gioco ideale?

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