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Guerra, embargo e l’impatto sui prezzi del petrolio

Da più di due mesi il mondo sta vivendo una crisi che non ha precedenti: l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha portato ad un contrasto, che non trova riscontro nella storia recente, e che vede opporsi la Russia, da una parte, e Stati Uniti ed Europa dall’altra, mentre il resto del mondo è diviso tra posizioni di neutralità e di condanna dell’intervento delle truppe russe.

Le sanzioni stanno colpendo l’industria petrolifera russa, anche senza embargo

Anche se l’UE non imporrà un embargo totale al petrolio russo, le sanzioni ad oggi decise avranno comunque effetti molto pesanti sull’industria Oil&Gas di Mosca. Prima di tutto, per le compagnie russe sarà particolarmente difficile assicurarsi linee di credito internazionali e questo rappresenta un problema dato che queste ultime hanno tassi di interesse di gran lunga inferiori a quelli oggi praticati sul mercato russo che sono arrivati a toccare il 20%. Un dato senza precedenti.

I prezzi del petrolio superano i livelli pre-pandemia

L'anno in corso sarà la cartina di tornasole della ripresa economica mondiale dopo la disastrosa esperienza della pandemia da Covid 19 che ha colpito il pianeta tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020. L'avvio delle campagne di vaccinazione di massa a partire dalla fine del 2020 è stato il primo grande fattore di svolta per modificare una situazione drammatica che sembrava quasi senza uscita. Il cambio di amministrazione negli Stati Uniti è stato un altro fattore di spinta per rimettere in moto l'economia di quel paese che, in un primo tempo, aveva reagito alla sfida con scarsa convinzione.

Il Brent tornerà sopra i 100 dollari?

C’è la possibilità che inizi un superciclo per il mercato del petrolio? In altre parole, è davvero possibile che il Brent torni sopra quota 100 dollari al barile, come accadde otto anni fa, tra il 2013 e il 2014, oppure quei tempi sono definitivamente un ricordo? La risposta degli esperti è stata piuttosto categorica e univoca: questa possibilità non c’è. Perlomeno, non nei prossimi anni. Sono infatti ancora troppe le incertezze legate alla pandemia e al cambiamento di abitudini che essa ha innescato. Quindi, secondo le previsioni dell’Agenzia internazionale per l’Energia, la domanda di petrolio non tornerà ai livelli pre-Covid prima del 2023. Sempre se non ci saranno altre sorprese.

Algoritmi e speculazione: se il petrolio è “manipolato” dai mercati

La pandemia causata dal COVID 19 ha avuto un enorme impatto sulle abitudini ed i comportamenti dei cittadini, determinando, fra l’altro, una “temporanea” ma significativa modifica delle dinamiche del mercato petrolifero internazionale. Domanda, offerta ed evoluzione del prezzo del petrolio sono stati travolti sia da fenomeni oggettivi sia da gigantesche speculazioni di natura finanziaria che non si vedevano, in questa dimensione, da oltre un decennio. Paradossalmente, la stagnazione delle attività produttive ed economiche e la crisi dei mercati fisici è stata accompagnata da una vivacità incredibile dei mercati finanziari e da un rilancio della liquidità nelle borse petrolifere.

Quanto costa bloccare la produzione di idrocarburi da qui al 2050?

La transizione energetica deve necessariamente confrontarsi con i costi da sostenere affinché si possa considerare credibile. In un recente articolo, è stato affrontato un particolare aspetto di questa transizione con l’obiettivo di fornire un contributo informativo il più possibile oggettivo sulla situazione italiana.

La resilienza del COVID ostacola la ripresa dei prezzi del petrolio

L’anno più difficile per l’industria energetica e petrolifera si è concluso, pur in una situazione caratterizzata dalla forte presenza del coronavirus in molti paesi ed in particolare in Europa, che si è trovata nella difficile condizione di dover adottare a gennaio nuove stringenti misure restrittive dell’attività di molti settori e della circolazione delle persone, con prezzi del petrolio in sensibile rialzo.

Il recupero dei prezzi, più che ad una forte ripresa della domanda, limitata alla sola Cina, è indubbiamente legato alla notizia della messa a punto di una serie di efficaci vaccini ed all’inizio delle vaccinazioni di massa negli Stati Uniti ed in Europa.

Prezzo del petrolio negativo: cosa significa?

Intervista a Salvatore Carollo (OIL AND ENERGY ANALYST AND TRADER)

Un prezzo del petrolio negativo, quale quello registrato dal WTI il 20 aprile, nel giorno precedente alla scadenza del contratto di maggio, è un fatto del tutto anomalo e mai verificatosi prima d’ora. Ne abbiamo parlato con Salvatore Carollo, grande esperto del mercato petrolifero e profondo conoscitore del sistema di formazione dei prezzi del petrolio.

Il WTI crolla sotto zero, ma occhio al rimbalzo

Chi troppo in fretta sale cade sovente precipitevolissimevolmente. E questo si sa. Ma cosa succede a chi troppo in fondo cade? C’è da domandarselo, dopo che per la prima volta nella storia il futures sul WTI è stato scambiato in territorio negativo, arrivando a segnare -40 dollari al barile. È successo a inizio di questa settimana, lunedì in tarda serata, per motivi tecnici (l’avvicendarsi del contratto di maggio con quello di giugno) e logistici (l’ingorgo a Cushing).

Covid e petrolio: è la fine dell’OPEC?

Per capire il senso dell’accordo OPEC Plus firmato all’inizio di aprile bisogna fare un passo indietro, evitando analisi che abbiano troppo a che fare con classiche logiche di mercato e di contingenza economica. Certo, la domanda è crollata, e in un gioco al quale siamo ormai abituati da quarti di secolo i produttori sanno molto bene che in questi casi hanno convenienza a tagliare la produzione e a far salire il prezzo, guadagnando sul margine.

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