Le ondate di calore che stanno attraversando l’Europa in queste settimane non sono soltanto un’emergenza sanitaria o ambientale. Sono anche un test, sempre più severo, per i sistemi elettrici. Copernicus ha indicato giugno 2026 come il secondo giugno più caldo a livello globale, mentre l’Europa occidentale ha registrato il suo giugno più caldo di sempre, con una forte ondata di calore nella seconda metà del mese. In Italia, dopo brevi pause instabili, le previsioni indicano una nuova fase di caldo afoso, con punte fino a 40 °C e notti tropicali.
La Francia dispone, in media annua, di un mix elettrico a basse emissioni di carbonio. La sfida è ormai garantire che resti a basse emissioni, affidabile e accessibile quando il clima cessa di essere “nella norma” e si verificano siccità prolungate, ondate di calore, bassi deflussi, meno idroelettrico e più vincoli sul raffreddamento delle centrali. Se si confrontano il 2022 e il 2024, emergono due facce dello stesso parco, con la stessa flotta e la stessa geografia: 54% di disponibilità nucleare e 445 TWh prodotti nel 2022; 95% di elettricità a basse emissioni e 539 TWh nel 2024.
Prezzi alle stelle, colli di bottiglia e il "mito" dello storage: così potrebbe essere sintetizzata l’interessantissima chiacchierata che RiEnergia fa con il Professore Fulvio Fontini, Ordinario di Economia Applicata all’Università del Salento. L'eccezionale ondata di caldo di giugno ha spinto i consumi elettrici a picchi storici, mettendo a dura prova la stabilità della rete nazionale.