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Riscaldamento e raffreddamento: le nuove tecnologie a gas per una decarbonizzazione immediata

La Comunicazione della Commissione Europea sul ‘Green New Deal’, riforma imponente che con le sue quasi cinquanta iniziative legislative si configura come la più grande azione mai intrapresa a livello europeo, chiede il sostegno appassionato e convinto di tutti i cittadini per realizzare l’ambizioso progetto della neutralità climatica al 2050 promettendo di ‘trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna ed efficiente’.

Gas, un supporto indispensabile per gli obiettivi climatici dell’Europa

Con la recente pubblicazione dello “European Green Deal”, la nuova Commissione europea a guida von der Leyen ha ribadito il proprio obiettivo numero uno: il raggiungimento di un’economia “net zero” entro il 2050 e decarbonizzata al 50% già a partire dal 2030. Lo scenario al 2050 prevede un total phase out” dai combustibili fossili da ottenersi anche grazie a politiche di sostegno ad un’economia circolare, alla digitalizzazione, alla mobilità sostenibile e così via.

Il ruolo della microcogenerazione a gas nella transizione energetica

Raggiungere gli obiettivi di politica energetica ed ambientale dell’Unione europea richiederà uno sforzo congiunto. Facendo leva su tecnologie innovative ed efficienti, il gas naturale darà un contributo strategico alla decarbonizzazione della produzione di energia. La cogenerazione ad alto rendimento, ovvero la produzione combinata di elettricità e calore, rappresenta una soluzione vantaggiosa e già tecnologicamente consolidata.

I sistemi di microcogenerazione hanno potenza elettrica inferiore a 50 kW e possono essere alimentati da diversi combustibili impiegando molteplici tecnologie di conversione.

Gas e climatizzazione: la tecnologia GHP

Durante gli ultimi due decenni, la richiesta di pompe di calore in Italia ha fatto registrare un aumento esponenziale e nell’immediato futuro ci possiamo aspettare ulteriori importanti sviluppi della climatizzazione estiva ed invernale in tutte le tipologie di edifici, dal residenziale al terziario all’industriale. Attualmente, la quasi totalità delle macchine da climatizzazione installate nel nostro paese è basata su cicli frigoriferi a compressione di gas saturi in cui il compressore è azionato elettricamente;

Dall’elettrico alla mobilità: perché è giusto investire in tecnologie digitali?

Quello della digitalizzazione è un percorso che è ancora agli albori per molte imprese italiane: i primi risultati dell’ultimo Censimento permanente condotto dall’Istat mostrano che nel periodo 2016-2018 oltre tre quarti (il 77,5%) delle imprese con almeno 10 addetti ha investito in – o comunque utilizzato – almeno una delle 11 tecnologie individuate come fattori chiave di digitalizzazione, ma il feeling con le tecnologie digitali per ora rimane basso

Big data e vita digitale: esiste un problema di sostenibilità

50 miliardi di dispositivi saranno connessi entro la fine del 2020. Dalla nascita dell’Internet of Things a cavallo tra il 2008 e il 2009, ovvero il momento in cui il numero dei dispositivi connessi ha superato il numero degli abitanti della Terra, i device intelligenti sono più che quintuplicati in un decennio. Di conseguenza, la quantità di dati prodotti è aumentata esponenzialmente, proiettando il genere umano verso una società digitale e creando una vera e propria realtà parallela connessa.

Struttura, opportunità e rischi dei Power Purchase Agreement

Per Power Purchase Agreement (PPA) si intendono i contratti conclusi fra un proprietario di impianti di produzione di energia (da fonti rinnovabili) e un acquirente, generalmente (almeno nel nostro ordinamento) un grossista mediante il quale si il produttore cede all’acquirente l’energia prodotta dai propri impianti e a sua volta, l’acquirente fornisce una serie di servizi.

PPA: la lezione americana e la situazione italiana

Nella prospettiva di una progressiva scomparsa degli incentivi alle fonti rinnovabili elettriche (FER), è la possibile combinazione di bancabilità e addizionalità degli investimenti legati a un Power Purchase Agreement (PPA) a suscitare l’attenzione dei policy makers. Specie negli Stati Uniti, dove il fenomeno è maggiormente diffuso e la quota della nuova potenza rinnovabile associata a PPA con clienti finali è arrivata a coprire quasi la metà del totale degli investimenti in FER.

Power Purchase Agreements e le best practice delle grandi aziende

L’importanza attribuita al tema del cambiamento climatico durante l’annuale World Economic Forum, tenutosi a Davos (Svizzera) dal 21 al 24 gennaio 2020, testimonia che la consapevolezza dei rischi connessi al continuo ignorare la realtà dei fatti sta prevalendo sullo status quo o situazioni ‘business as usual’. Si fa sempre più forte la presenza di grandi aziende che hanno scelto di volgere la propria attenzione alle energie rinnovabili e diventare ‘green’.

PPA: cosa manca all’Italia?

I Power Purchase Agreement (PPA) sono contratti di acquisto di lungo periodo tra produttori e consumatori di energia rinnovabile. Si parla da tempo di una loro possibile diffusione in Italia come naturale evoluzione del mercato post-incentivi, dal momento che le esperienze dei paesi che sono ricorsi ai PPA si sono spesso tradotte in una crescita del mercato delle energie rinnovabili. Ne parliamo con l’Avvocato Lorenzo Parola, Partner di Herbert Smith Freehills, nonché uno dei massimi esperti degli aspetti giuridici legati ai mercati energetici.

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