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Le sanzioni stanno colpendo l’industria petrolifera russa, anche senza embargo

Anche se l’UE non imporrà un embargo totale al petrolio russo, le sanzioni ad oggi decise avranno comunque effetti molto pesanti sull’industria Oil&Gas di Mosca. Prima di tutto, per le compagnie russe sarà particolarmente difficile assicurarsi linee di credito internazionali e questo rappresenta un problema dato che queste ultime hanno tassi di interesse di gran lunga inferiori a quelli oggi praticati sul mercato russo che sono arrivati a toccare il 20%. Un dato senza precedenti.

Tra mercato e politica: lo “strano caso” del gasdotto TAP

L'aggressione militare russa all'Ucraina ha riportato al centro del dibattito internazionale e italiano il tema della sicurezza energetica e delle vulnerabilità associate alla dipendenza dall'approvvigionamento esterno di idrocarburi, e in particolar modo di gas. Lo ha fatto modificando in profondità i parametri attraverso i quali guardare alla partita energetica e al bilanciamento tra le ragioni del mercato e quelle della politica che a essa sottendono. Politica e diplomazia dell'energia sono così tornate ad affermare il proprio ruolo in un contesto che ci si illudeva potesse essere determinato dalle sole dinamiche e dalle leggi della domanda e dell'offerta.

Stoccaggi gas: la faticosa partenza delle iniezioni e il rischio sicurezza

Il ruolo fondamentale che gioca lo stoccaggio nella filiera gas è noto e gli eventi di questi ultimi mesi non fanno che confermarlo. Lo stoccaggio serve al bilanciamento del sistema, per la modulazione del gas per le diverse tipologie di utenza e soprattutto per rispondere alle esigenze di variazione stagionale della domanda. In questo senso lo stoccaggio ha anche un’importanza strategica per la sicurezza del sistema gas, consentendo di compensare la maggiore domanda invernale che il mix di importazione e produzione non riuscirebbe da solo a coprire.

Distribuzione del gas (non solo naturale): una nuova visione

Nella seconda metà del 2021, la crisi dei prezzi del gas naturale, tuttora in corso, ed il minore apporto delle fonti rinnovabili, in particolare nell’Europa settentrionale per l’eolico, hanno provocato una revisione sia del sentiment che degli scenari: definita come “un’iniezione di sano realismo” si è presa contezza che la traiettoria verso la piena decarbonizzazione implica rilevanti costi, che l’afflato ambientale deve prendere in considerazione la dimensione sociale e che al 2050, a tecnologia nota, le sole fonti rinnovabili non sembrano poter garantire la sicurezza necessaria dei sistemi energetici nei paesi europei. La discussione in corso sulla proposta della Commissione UE sulla tassonomia, ora includente anche il nucleare ed il gas naturale, ne sono uno degli esempi.

La pianificazione delle reti di distribuzione di energia per la decarbonizzazione

È ormai riconosciuto che le infrastrutture di trasporto di gas sono necessarie a supportare la transizione energetica; un processo che si protrarrà per alcuni decenni. La Direttiva 2021/0425 (COD) “on common rules for the internal markets in renewable and natural gases and in hydrogen” riconosce, infatti, che: “Gaseous fuels will play an important part in the energy mix by 2050, requiring the decarbonisation of the gas sector via a forward-looking design for competitive decarbonised gas markets”.

Gare gas: come si esce dallo status quo?

A che punto sono le gare per la distribuzione del gas? Dei 177 ambiti “ottimali”, al momento quelle svolte o avviate si contano sulle dita delle mani. Nella maggior parte del paese, sembra che non ci si scampo per sfuggire alla tirannia dello status quo. Del resto, tutto sembra disegnato per favorire l’inerzia: i gestori uscenti non hanno interesse alla contendibilità dei “loro” asset; molti comuni hanno partecipazioni nelle società incumbent; e molti altri, semplicemente, non vogliono perdere una leva indiretta di intervento diretto nell’economia attraverso assunzioni e forniture. La disciplina delle gare gas risale, nel suo impianto, al 1999.

L’intreccio tra il canale di Suez e il petrolio

Il Canale di Suez ha un secolo e mezzo di vita. Quindi, come tutte le opere dell’uomo, ha mutato nel tempo tanto la sua funzione, quanto la sua collocazione nell’immaginario collettivo. Del resto, un vecchio proverbio francese non ammonisce forse: tout casse, tout passe, tout lasse…? Così, solo il pandemonio generato dal recente incaglio della mastodontica “Ever Given”, avvenuto a circa un miglio dopo l’accesso attraverso la Bocca Sud, ha reso di dominio pubblico che questa via d’acqua artificiale è ormai un’arteria fondamentale per il traffico svolto a mezzo di navi portacontenitori ancor più che per quello coinvolgente le petroliere.

Nuovi gas e mercato: il doppio dilemma che affligge la distribuzione gas

I gestori dei sistemi di distribuzione, più spesso indicati come DSO (Distribution System Operators), sono responsabili delle reti di distribuzione e assicurano le forniture di acqua, elettricità, gas o altre commodities. In molti paesi, come l’Italia, le attività del DSO assolvono a una missione di servizio pubblico che garantisce ai cittadini il diritto di accesso all’energia. A seconda degli Stati, un DSO può essere responsabile di uno o vari tipi di rete.

Verso un’economia decarbonizzata: il ruolo strategico delle reti gas

Nel mondo ferve il dibattito su come centrare gli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti perseguendo direttrici di sviluppo che siano economicamente sostenibili per la collettività. Nel settore energetico, in particolare, può dirsi ormai definitivamente superata la dialettica, quasi manichea, fra i sostenitori dell’elettrificazione totale a tutti i costi e gli strenui difensori dello status quo dominato dalle fonti fossili, in favore di un modello di sviluppo energetico più realistico basato sul sector coupling, ovvero l’integrazione delle fonti finalizzata a una decarbonizzazione più efficace, rapida e sostenibile dell'economia e dei consumi energetici.

Il ruolo dei distributori nella transizione energetica

La transizione energetica rappresenta oggi un percorso ancora più sfidante e impegnativo: le conseguenze economiche e sociali determinate dalla pandemia e l’innalzamento degli obiettivi climatici europei richiedono uno sforzo ulteriore per poter traguardare l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 55% nel prossimo decennio e la neutralità climatica al 2050.

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