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Auto europea in panne: la corsa elettrica tra illusioni normative e realtà di mercato

L’industria automobilistica in Europa è in grande difficoltà. Nei ventisette Paesi dell’Unione Europea, la flessione delle immatricolazioni nei primi sette mesi del 2025 è dello 0,7% rispetto all’analogo periodo del 2024 – ultimi dati disponibili al momento della stesura di questo articolo.

Automotive: per non perdere l’ottimismo, servono atti concreti

Il futuro dell’industria automobilistica europea si decide nei prossimi mesi. A due settimane dalla chiusura del terzo incontro del Dialogo Strategico sul settore auto, tenutosi a Bruxelles lo scorso 12 settembre, torniamo a richiedere con estrema urgenza alle Istituzioni Europee la necessità di adottare al più presto misure concrete per il settore

L'incontro che non c'è stato

Il terzo incontro del Dialogo UE sull'automotive ha suscitato numerose reazioni, forse anche superiori a quello che avrebbe meritato un incontro che, sostanzialmente, è come se non ci fosse stato.  Nulla è cambiato, infatti, rispetto a prima. Da una parte, i costruttori (che prima dell'incontro avevano chiesto «un approccio politico pragmatico, più flessibile e tecnologicamente neutrale alla decarbonizzazione del trasporto stradale») hanno invece continuato a chiedere risorse per le infrastrutture e per gli incentivi. 

I paradossi del “Dialogo strategico” sul futuro dell’automotive UE

Il “Dialogo strategico” sul futuro dell’automotive europeo è stato lanciato dalla Commissione europea il 30 gennaio 2025 per dare delle risposte concrete alla crisi di un settore che in Europa dal 2019 ha perso circa 3 milioni di autovetture (-20%) in termini di nuove immatricolazioni (in Italia se ne sono avute quasi 360mila in meno, -19%), generando numerosi annunci di chiusure di stabilimenti produttivi con conseguenti perdite di posti di lavoro. 

Decarbonizzazione del parco residenziale: il punto di vista dei politici

In materia di decarbonizzazione dei consumi residenziali, con l’adozione della Direttiva EPBD e la sua successiva implementazione è sempre più pressante la necessità di  conciliare il raggiungimento degli obiettivi e al tempo stesso salvaguardare la competitività delle imprese europee, tutelare il consumatore, consentendo quindi a tutte le tecnologie presenti sul mercato di concorrere, in un’ottica di neutralità tecnologica, al raggiungimento degli obiettivi stessi.

La politica di incentivazione del Governo è ispirata al principio di gradualità

Così come emerge dai dati dello studio di BIP Consulting, dal titolo Decarbonizzazione dei consumi termici residenziali, operare un cambiamento nel sistema di riscaldamento del Parco Residenziale italiano è difficile. Una difficoltà di cui il Ministero tiene conto sia nel lavoro di recepimento della Direttiva EPBD, sia nel conseguimento degli obiettivi di neutralità climatica posti dall’Unione, all’insegna di un equilibrio fra questi obiettivi e la realtà del paese, sia sotto un profilo di energia primaria che dei sistemi di trasformazione dell'energia primaria. E lo fa in una chiave di gradualità.

Le sfide per la decarbonizzazione residenziale

Lo studio “Decarbonizzazione dei consumi termici residenziali” - realizzato da BIP Consulting per conto di PROXIGAS, ASSOGAS, Assogasliquidi, Assotermica e Utilitalia - si inserisce nel contesto della revisione della Direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD), che prevede per il comparto residenziale una riduzione del 16% del consumo di energia primaria entro il 2030, rispetto ai livelli del 2020. In Italia ciò si traduce in un obiettivo di -6,3 Mtep, che implica una profonda trasformazione del sistema impiantistico ed edilizio nazionale.

Direttiva EPBD: l’attuazione ed il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del residenziale

La Direttiva sulla Prestazione Energetica nell’Edilizia (Energy Performance of Buildings Directive - EPBD) delinea il percorso europeo per la decarbonizzazione del parco immobiliare entro il 2050, guidando gli Stati membri nei loro sforzi verso questo obiettivo. Definisce altresì un quadro normativo che prevede per gli Stati membri un divieto di installazione di nuove caldaie alimentate a combustibili fossili dal 2040.

Coal’s Global Footprint: Exploring Key Reserves and the Future of Mining Investment

Coal is the most abundant source of electricity generation worldwide, currently contributing over 36% of the world's electricity supply. Coal-powered plants which around 16% of the electricity in the United States. Coal is an energy resource that is produced domestically. Nearly total volume of coal is mainly utilized for domestic electricity generation comes from U.S. mines. In contrast, significant energy sources such as nuclear and renewable energy depend heavily on imported minerals to power nuclear reactors or build wind turbines and solar panels.

Carbone: le riserve e il futuro degli investimenti minerari

Il carbone è la principale fonte di generazione elettrica al mondo e copre oltre il 36% del mix elettrico globale. Negli USA, nonostante il declino intrapreso negli ultimi anni, le centrali a carbone continuano a generare il 16% dell'elettricità. Qui il carbone viene prodotto a livello nazionale,  a differenza di altre fonti di energia come il nucleare o le rinnovabili che dipendono fortemente dai minerali importati per alimentare i reattori nucleari o costruire turbine eoliche e pannelli solari.

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