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ARCHIVIO | 75 ARTICOLI

I prossimi impegni per portare verso la circolarità la gestione dei rifiuti

Le recenti direttive approvate dall’UE, e più in generale l’avanzamento dell’attuazione del pacchetto sull’economia circolare, costituiscono solo i primi passi per convertire la nostra economia verso la circolarità. Una sfida non facile, che richiede un cambiamento dei nostri modelli di produzione e di consumo, un avanzamento tecnologico significativo, una ristrutturazione della nostra amministrazione, ma soprattutto un nuovo paradigma culturale.

Rifiuti elettronici: la prossima sfida dell’UE e dell’Italia

Ogni anno nel mondo si generano 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Una cifra pari al peso di 800 laptop al secondo. Si tratta dei RAEE, acronimo di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Vengono considerati tali tutti i prodotti tecnologici non funzionanti o dismessi per obsolescenza. Una varietà di generi di consumo che va dalle lavatrici agli smartphone, passando per i televisori, i telecomandi, gli elettrodomestici da cucina, fino ai più piccoli marchingegni come le sigarette elettroniche.

UE e Italia alla disperata (e confusa) ricerca del plastic-free

Il 2019 potrebbe essere un anno fondamentale per ripensare il ruolo delle materie plastiche nella società attuale.  Se da una parte la sua versatilità si sposa bene in applicazioni di alto livello in ambito medico, elettronico, automobilistico, dall’altra, la plastica, è stata spesso categorizzata come simbolo di un’economia dell’eccesso che ha fatto dei fast-moving-consumer-good un’ancora di salvataggio dando vita alla società dell’usa e getta che ha letteralmente inondato il mondo di rifiuti.

Il Pacchetto UE sull’Economia Circolare e il paradosso dei termovalorizzatori

Il quadro nazionale relativo al governo dei rifiuti urbani deve affrontare a breve un profondo rinnovamento a seguito della pubblicazione nel luglio 2018 nella sua versione definitiva del “Pacchetto sull’Economia Circolare”, significativamente sottotitolato “un programma Rifiuti Zero per l’Europa” a testimoniare il solido legame reciproco tra visione circolare di una economia efficientata a livello UE e l’implementazione delle strategie Rifiuti Zero, che ne possono essere lo strumento attuativo nei programmi locali.

Riciclo del legno: l’esperienza di Rilegno

Partiamo dal principio: quando nasce Rilegno e con che scopo?

Rilegno nasce in seguito al cosiddetto decreto Ronchi del 1997 di attuazione delle direttive europee sui rifiuti e gli imballaggi, fa parte del sistema Conai, il consorzio privato senza fini di lucro costituito da circa 850.000 aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi che persegue gli obiettivi di legge di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio. Rilegno ha la sua sede operativa a Cesenatico fin dalla nascita nel 1997.

Stress idrico e desertificazione: la sfida per l’Italia parte dai campi agricoli?

L’acqua ricopre oltre il 70% della superficie terrestre, ma solo lo 0,027% dell’intera torta è acqua dolce disponibile all’uso umano: una piccola fetta, che diventa ogni anno più sottile e contesa mentre la popolazione globale cresce e i cambiamenti climatici avanzano. Ma se l’umanità può rinunciare al petrolio di certo non può fare a meno dell’acqua, la cui scarsità ci pone già oggi di fronte a sfide ciclopiche. Non si tratta più di previsioni futuribili, ma di cronaca.

Il divario tra Nord e Sud in materia di acqua

Nonostante i progressi compiuti e il ruolo svolto dall’ARERA nel miglioramento di un settore critico sotto diversi aspetti, i dati più recenti evidenziano un divario significato nel livello di servizio idrico e nella capacità di realizzazione degli investimenti fra alcune aree - localizzate in gran parte nell’Italia Meridionale e Insulare - e il resto del paese. Questo, pur in presenza di significative risorse a fondo perduto concentrate nelle aree deboli. Per ridurre questo “Water Service Divide”, le ultime Leggi di Bilancio hanno introdotto alcuni interventi strutturali, che dovrebbero essere resi operativi nei prossimi mesi.

Decreto FER1: chi vince e chi perde?

Il cosiddetto “Decreto FER 1”, sottoscritto l’8 luglio 2019 e attualmente in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale a seguito del vaglio della Corte dei Conti, è il risultato dello sforzo congiunto dei Ministeri dello Sviluppo Economico (MISE) e dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare (MATTM). Il provvedimento è da annoverarsi tra le iniziative volte ad attuare il Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima (PNIEC), disponendo un set coeso di misure incentivanti indirizzate alla produzione elettrica da fonti rinnovabili.

Nuove decreto rinnovabili: intervista a Crippa

Lo scorso 8 luglio, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dell’Ambiente hanno firmato il decreto FER1. Come ci si è arrivati? Quali le principali novità? Possiamo definirlo un decreto strategico per il futuro dell’Italia e se sì perchè?

Il decreto FER1 nasce da un importante lavoro che è iniziato sin dai primi giorni dalla data di insediamento del Governo. A seguito della firma da parte dei Ministri Di Maio e Costa, il decreto è stato inviato per la registrazione alla Corte dei Conti prima della definitiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. 

Green energy vuol dire green jobs?

Grazie alla pubblicazione, a fine 2018, dello Special Report dell’IPCC, l’organo tecnico a supporto della Convenzione quadro sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, i Governi di tutto il mondo dispongono adesso di una roadmap chiara per le proprie emissioni di gas serra, in grado di rispondere al commitment dell’Accordo di Parigi del 2015: arrivare entro la metà del secolo a emissioni nette pari a zero, ossia la tanto agognata carbon neutrality.

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