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MONDO ENERGIA | 150 ARTICOLI

Business e purpose, la strategia di Hera

Il dibattito sulle organizzazioni orientate al purpose si sta progressivamente allargando, anche grazie agli input provenienti dalla comunità finanziaria. Qual è la sua opinione in materia? Si tratta di una diffusa operazione di marketing o stiamo assistendo a qualcosa di più serio e profondo?

Credo sia importante evitare le generalizzazioni, analizzando ogni caso a partire dalle sue specificità. Le metriche oggi disponibili in materia di rendicontazione, peraltro, sono molto raffinate e quindi - al di là degli obblighi di legge - chi vuole raccontare con trasparenza il proprio impegno ha tutti gli strumenti per farlo.

Futuro della stazione di servizio o stazione di servizio del futuro?

Futuro della stazione di servizio o stazione di servizio del futuro?  Non è un gioco di parole ma uno degli interrogativi che tutti gli operatori si pongono in questa fase di transizione energetica e su cui si è discusso nell’ambito del recente convegno organizzato da Assopetroli-Assoenergia nel corso della fiera Oil&NonOil 2019. Per decenni il comparto della rete dei carburanti è stato un asset strategico fondamentale per la distribuzione energetica del Paese, pur cambiando più volte pelle. Il susseguirsi di uscite dal mercato italiano da parte delle major oil company, le fusioni tra operatori e la progressiva diffusione di operatori indipendenti hanno determinato un quadro più composito e dinamico rispetto al passato.

GNC, GNL e ricarica elettrica: i must della stazione di servizio del futuro

Delineare il futuro delle stazione di servizio richiede innanzitutto qualche riflessione su quali saranno i carburanti del futuro, ammesso e non concesso che la componente “oil” della stazione di servizio sia sempre la componente principale, e che nella stazione di servizio vengano sempre “serviti” sia il conducente/passeggero che il veicolo.

A questo proposito è utile analizzare alcune variabili che indicano l’evoluzione attuale e prevista del sistema della mobilità e dei trasporti in Italia e (almeno) a livello europeo.

Carburanti: la trasformazione digitale e il vantaggio delle fuel card privative

Il settore della distribuzione carburanti vive in questi anni la propria trasformazione digitale. Partita in ritardo rispetto ad altri comparti, evidenzia oggi una grande accelerazione dovuta da un lato ai recenti interventi del Legislatore, che ha visto nella digitalizzazione un efficace strumento di lotta all’evasione e all’illegalità, e spinta dall’altro dalle nuove esigenze in ottica digitale dei consumatori che chiedono di utilizzare anche per l’acquisto dei carburanti mezzi di pagamento già da tempo disponibili in altri settori.

Dal servizio all’auto ai servizi alle persone

Quali prospettive per il comparto della distribuzione dei carburanti? Non è un dibattito esclusivo dell’Italia, che pure ha tra i temi prioritari in agenda quello dell’ammodernamento della rete, ma di particolare interesse anche in Europa, dove si cerca di inquadrare la discussione in una prospettiva più ampia e tendenziale che consideri in prima battuta i risvolti in termini di sostenibilità. Dove per sostenibilità si intende traguardare l’obiettivo della neutralità carbonica nel lungo periodo, anche e soprattutto grazie allo sviluppo di carburanti a zero emissioni.

Non importa il colore del gatto: importa che prenda i topi

La mobilità è uno degli attributi della modernità. Se, durante l’intera propria storia, l’uomo ha cercato di spostarsi per migliorare le proprie condizioni di vita, l’automobile ha rappresentato in questo il più incredibile, esteso e rivoluzionario balzo evolutivo. Tuttavia, anche qui vale l’adagio per cui nessun pasto è gratis: la libertà di muoversi, mentre ha risposto a molte esigenze (anche ambientali) delle persone, ha creato altri problemi, tra cui quello dell’inquinamento locale e globale. Affrontarli richiede una strategia complessa finalizzata sia a catturare i benefici del progresso tecnologico, sia a premere l’acceleratore della policy, soprattutto in presenza di esternalità.

I 70 anni della Cina tra dazi e transizione energetica

La Cina è stata praticamente per tutto il corso della storia dell’umanità il Paese più popoloso e per lunghi tratti una delle economie più importanti e avanzate. Eppure, ancora oggi, il resto del mondo non sembra del tutto pronto ad accettare la potenza cinese, come dimostra la guerra commerciale che contrappone il gigante asiatico agli Stati Uniti di Donald Trump. La ragione è che, per la gran parte della storia recente, la Cina – nonostante il suo peso demografico – è stata ai margini della grande geopolitica globale:

Dal carbone alle rinnovabili: lo switch cinese è credibile?

La fotografia scattata dai dati del China’s National Bureau of Statistics, dell’Agenzia Internazionale dell’Energia e del BP Statistical Review 2019 offre una buona chiave di lettura di quello che sta avvenendo in Cina sul fronte dell’energia. Ne emerge un paese attraversato da grandi cambiamenti e che si affaccia a rivoluzioni che potrebbero essere epocali - specie se consideriamo che si sta parlando della nazione più popolosa al mondo - ma sul quale continuano a pesare dei meccanismi decennali difficili da scardinare.

Tutte le strade dell’auto elettrica “made in China”

Nonostante alcuni forti segnali di rallentamento economico che si sono tradotti anche nel mercato automobilistico, da otto anni a questa parte la Cina è il primo mercato dell’auto con un volume di produzione e vendita che nel 2018 ha superato i 28 milioni di unità.

Numeri caratterizzati anche dalla crescente attenzione delle autorità cinesi nei confronti del risparmio energetico e della riduzione delle emissioni: le vere tendenze di sviluppo dell'industria automobilistica cinese.

Dove guarda la Cina?

La Cina ha appena finito i festeggiamenti per i 70 anni della sua Repubblica Popolare. E viene da chiedersi: come ha fatto un paese basato sull’industria pesante e sul carbone a diventare leader nell’hi-tech, nelle rinnovabili e nell’auto elettrica?

La grande forza della Cina sta negli investimenti in ricerca e sviluppo ai quali ha destinato ingenti risorse negli ultimi decenni. E non si tratta solo di investimenti tecnologici da parte delle imprese ma anche e soprattutto di formazione del capitale umano.

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