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MONDO ENERGIA | 150 ARTICOLI

Eppur si muove? Il Venezuela post Maduro

Il 3 gennaio del 2026, nelle prime ore della mattina, Nicolás Maduro è stato arrestato da un gruppo di militari statunitensi e immediatamente trasferito nella casa circondariale di Brooklyn nello città di New York. Sono passati poco più di dieci giorni e sembra essere tornata la calma nonostante il grosso sommovimento provocato dall'azione. In questo lasso di tempo, infatti, c'è chi ha inneggiato all'imperialismo, alla dottrina Monroe, al colonialismo, alla democratizzazione e alla libertà, solo per citare alcuni dei temi sollevati nel dibattito pubblico internazionale. 

2026: il grilletto della geopolitica sui mercati

Che ne sarà del 2026? In che modo cambierà il panorama energetico? Ci saranno novità in grado di immettere il mondo dell'energia su sentieri nuovi? Queste domande, certo, sono ingenue perché l'energia è un fenomeno che evolve nel lungo periodo e quindi è irrealistico aspettarsi cambiamenti significativi da un anno all’altro. 

La complessità non si elimina, ma si naviga

«L’imprevedibilità è diventata una componente strutturale della nostra quotidianità e noi ci stiamo allenando ad affrontarla». Il Presidente Esecutivo del Gruppo Hera, Cristian Fabbri, sintetizza così il cambio di paradigma che sta investendo strategie e organizzazione d’impresa. In uno scenario segnato da shock climatici, instabilità geopolitiche, transizioni energetiche pervasive e rischi digitali crescenti, la capacità di governare le discontinuità è diventata infatti centrale quanto la capacità di produrre e innovare.

Antarctic Mindset: un metodo polare per prosperare nell’incertezza del mondo contemporaneo

L’evento di Hera Academy che si è svolto a Bologna lo scorso 27 Novembre ha avuto come focus il prepararsi all’imprevedibile. Quali le nuove opportunità per l’evoluzione industriale? La rapida evoluzione tecnologica sta cambiando i processi aziendali: con l'AI, molte attività che oggi svolgiamo con risorse umane saranno automatizzate, ma non sappiamo ancora come. Nelle aziende, i manager e i professionisti dovranno evolvere, non più con compiti operativi, ma integrandosi con gli strumenti tecnologici. 

Oltre la permacrisi: imparare a navigare l’imprevedibile

Negli ultimi anni il lessico della gestione dell’incertezza si è arricchito di una parola entrata stabilmente nel linguaggio pubblico: permacrisis, eletta parola dell’anno dal Collins Dictionary nel 2022. Non indica una crisi particolarmente lunga, ma una condizione in cui le discontinuità non rappresentano più eccezioni temporanee: sono diventate una caratteristica permanente del contesto. Nel settore energetico, da sempre collocato all’intersezione tra geopolitica, tecnologia, finanza e clima, questa trasformazione è particolarmente evidente.

Controllare l’imprevedibile: un gioco di squadra tra fiducia, ottimismo, dissenso e generosità

L’imprevedibile non è più una parentesi: è diventato la grammatica del nostro tempo. Per anni abbiamo considerato le crisi come eventi eccezionali, ma oggi l’eccezione è la regola. Viviamo in una condizione caratterizzata da discontinuità, complessità e ambiguità che si susseguono senza sosta. Prepararsi a questo scenario non significa rafforzare il controllo, ma costruire organizzazioni capaci di muoversi in disequilibrio.

Combattere l’incertezza, governare il cambiamento

Prendere decisioni in un contesto d’incertezza è l’incubo peggiore di chi di queste decisioni porta la responsabilità, che si tratti di un imprenditore, un manager, un politico o un padre/madre di famiglia. Ma è proprio questo che si è oggi chiamati a fare, prendere decisioni difficili in un quadro complesso, estremamente incerto e imprevedibile. E l’edizione 2025/2026 di Rapporto Macrotrends di Harvard Business Review Italia si focalizza, a questo scopo, sugli scenari in continua mutazione all’interno dei quali ci troviamo a operare.

Fondazione NEST: dove la conoscenza accende la transizione sostenibile

Siamo abituati a pensare alla transizione energetica come a una questione di numeri, tecnologie, impianti e infrastrutture. Ma dietro pannelli solari, idrogeno verde e bioenergie c’è un elemento che spesso resta invisibile, eppure decisivo: la conoscenza. Senza competenze diffuse, senza una cultura scientifica e industriale condivisa, la transizione rischia di restare una formula nei documenti programmatici, non una realtà capace di cambiare il Paese.

Investire nelle competenze per alimentare la transizione energetica

La transizione energetica che stiamo vivendo è una delle sfide più complesse e decisive del nostro tempo. Disponiamo oggi di tecnologie avanzate e sappiamo che nei prossimi vent’anni ne arriveranno di ancora più innovative. Ma la vera domanda che dobbiamo porci, come sistema Paese, è se disponiamo delle competenze umane, per quantità e qualità, necessarie a realizzare questa trasformazione nei tempi che ci siamo dati.

AI per il futuro della forza lavoro nel settore energetico. “Cosa succederebbe se…”

Ne parliamo con tanta disinvoltura, ma cosa è realmente questa IA? Andrebbe fatta innanzi tutto una  bella scrematura mediatica di quelli che sono i termini che oggi, impropriamente e inconsapevolmente, si attribuiscono all’intelligenza artificiale, che, come per le “buzz words, che abbiamo incontrato nei redazionali scorsi, racchiude, come una fucina magmatica, altri concetti, che sarebbero ben delineabili, se non si fosse tutto fuso – magari per moda – in un termine unico, che, ahinoi, rischia di non voler significare più niente. E in questo modo, ci siamo dimenticati di un glossario che esiste da anni.

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