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MONDO ENERGIA | 148 ARTICOLI

Pandemia e transizione: meglio non cantare vittoria troppo presto

Ci si interroga di frequente su quel che sarà dell’energia dopo il virus; e sembra prevalere l’ipotesi per cui il virus favorirà, e anzi accelererà, la decarbonizzazione. Il tema viene di regola interpretato in due tonalità. La prima è che il virus dimostra l’insostenibilità del nostro “sistema economico di ingiustizia sociale e di disprezzo per la cura del creato” (la citazione è di Papa Francesco), e che perciò ci impone quasi normativamente un abbandono del nostro modo di addomesticare energia fossile. La tonalità alternativa declina invece più laicamente il modo in cui il lockdown ha cambiato comportamenti ed abitudini; e ne deriva che il dopo virus non sarà un ritorno alla normalità del passato, ma il graduale affermarsi e consolidarsi di una “nuova normalità” meno fossile e oggi ancora in divenire.

Riduzione delle emissioni nell’Oil&Gas: qualcosa (e qualcuno) si muove

Gli obiettivi climatici fissati con l’accordo di Parigi pongono un’enorme sfida al settore Oil&Gas, che si trova a fare i conti con una transizione energetica che avrà tra i vari effetti uno stravolgimento degli attuali modelli di business e delle rispettive strategie di investimento. La massimizzazione del valore, la riduzione al minimo dei rischi di transizione e l'allineamento con gli obiettivi climatici globali obbligheranno le aziende a massimizzare i margini e ridurre la produzione in termini assoluti.

La mobilità del Green Deal sarà immobile

Se non fosse per il COVID-19 saremmo tutti a parlare del Green Deal dell’Unione Europea. Non avendo più voce in capitolo sulle grandi questioni internazionali, l’UE ha trovato una nuova ragione per esistere: decidere come fra 30 anni dovrà essere il mondo. 30 anni fa il petrolio costava 24 doll/bbl ed era proibito costruire centrali elettriche funzionanti a metano perché si temeva che non ci fosse abbastanza gas naturale. L’UE voleva allora che il “70-75%” dell’elettricità fosse prodotta da nucleare e carbone! Non esisteva neanche la Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Questi riferimenti storici dovrebbero indurci ad essere modesti nel pretendere di definire il mondo di domani. Il mondo evolve non come lo decreta l’UE ma come lo creano la scienza e la tecnologia.

Coronavirus: mercati positivi al contagio

I numeri crescenti nel contagio del coronavirus hanno spinto le istituzioni a dichiarare nei fatti priorità alla salute pubblica e all’emergenza sanitaria. Contemporaneamente ci sono altri numeri e virus in corso di incubazione che, ragionevolmente, potrebbero creare una emergenza economica. Stimare gli effetti del Covid-19 sull’economia mondiale è sicuramente prematuro perché le variabili decisive sono la portata e l’estensione del contagio a livello internazionale.

Transizione energetica ed economia circolare: una sfida per la filiera estrattiva

La Transizione Energetica, tema di grande attualità che riscuote un fortissimo interesse presso gli stakeholder, è un processo complesso e di lungo periodo caratterizzato da cambiamenti strutturali nelle modalità di produzione e utilizzo di energia. Ha un impatto significativo, tra gli altri, sulla qualità della vita, sull’ambiente, sullo sviluppo economico e sull’organizzazione sociale.

Di più con meno o di più con più?

Il premio Nobel dell’economia Robert Solow nel commentare il termine sostenibilità ebbe ironicamente a scrivere: “the less you know about it, the better it sounds”, meno ne sai più suona bene, tanto era vago il significato che poteva trarsi dalle sue mille definizioni. Temo che lo stesso possa dirsi di un altro concetto entrato a pieno titolo nel vocabolario energetico-ambientale: quello dell’economia circolare. Un modello di sviluppo, si sostiene, alternativo a quello dell’economia lineare (dall’estrazione di materie prime allo smaltimento dei rifiuti) in grado di riutilizzare le risorse impiegate sino a rigenerarsi da solo così che, all’estremo, non sarà più necessaria alcuna attività estrattiva né si produrranno più rifiuti.

Il ruolo dei consumatori di energia nello sviluppo dell’economia circolare

Il contesto socio-economico globale sta attraversando un processo evolutivo che vede molteplici “transizioni” abilitate (ma anche influenzate) dai profondi cambiamenti economici, climatici e tecnologici.

In questi processi il ruolo del consumatore è fondamentale come fonte di nuovi bisogni per il mercato e come elemento attivo sulla cui evoluzione delle abitudini di acquisto e fruizione possono fare leva l’evoluzione dell’offerta e dei modelli di business.

La direzione di Eni, tra biocarburanti ed economia circolare

Nella strategia di Eni la circolarità viene definita come “leva per la decarbonizzazione”. Cosa significa nel concreto questa affermazione? Quali sono gli investimenti messi in campo per realizzare i progetti di economia circolare?

Eni ha da tempo definito e comunicato al mercato una chiara strategia di decarbonizzazione, integrata nel proprio modello di business e che rappresenti un modello di sviluppo sostenibile. La decarbonizzazione è strutturalmente presente in tutta la nostra strategia ed è parte preponderante delle nostre ambizioni per il futuro.

Dall’elettrico alla mobilità: perché è giusto investire in tecnologie digitali?

Quello della digitalizzazione è un percorso che è ancora agli albori per molte imprese italiane: i primi risultati dell’ultimo Censimento permanente condotto dall’Istat mostrano che nel periodo 2016-2018 oltre tre quarti (il 77,5%) delle imprese con almeno 10 addetti ha investito in – o comunque utilizzato – almeno una delle 11 tecnologie individuate come fattori chiave di digitalizzazione, ma il feeling con le tecnologie digitali per ora rimane basso

Big data e vita digitale: esiste un problema di sostenibilità

50 miliardi di dispositivi saranno connessi entro la fine del 2020. Dalla nascita dell’Internet of Things a cavallo tra il 2008 e il 2009, ovvero il momento in cui il numero dei dispositivi connessi ha superato il numero degli abitanti della Terra, i device intelligenti sono più che quintuplicati in un decennio. Di conseguenza, la quantità di dati prodotti è aumentata esponenzialmente, proiettando il genere umano verso una società digitale e creando una vera e propria realtà parallela connessa.

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