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MONDO ENERGIA | 119 ARTICOLI

L’instabilità in Libia al servizio degli interessi energetici della Turchia

Il Grande Medio Oriente, area politica che dal Marocco arriva sino all'Afghanistan, come definito dall'Amministrazione Bush nel 2004, continua ad essere, nonostante i vari tentativi di disimpegno sia militare che economico la principale arena per la competizione tra potenze mondiali. In queste ultime settimane, a seguito della potenziale escalation vissuta tra Stati Uniti e Iran, la regione è tornata ad essere al centro dell'attenzione dei media e delle cancellerie internazionali. Complice anche la ripresa della crisi libica dallo scorso aprile.

Crisi in Libia e nel Golfo Persico: una partita dai mille rivoli geopolitici

L’uccisione da parte degli Stati Uniti del generale iraniano Qassem Suleimani e l’acuirsi della crisi in Libia dopo l'intervento militare della Turchia hanno visto il 2020 aprirsi con una fase di acute tensioni internazionali che potrebbe riverberarsi sulla stabilità dei mercati energetici internazionali. Quali saranno le conseguenze di un’escalation nel Medio Oriente e Nord Africa sul mercato del gas?

Libia e Iran. Ovvero dell’essere strategici ed altre leggende

L’Iran è sotto embargo e quasi in guerra. In Libia è guerra civile. E siccome entrambi ci vengono tramandati come grandi produttori di petrolio, la nostra sicurezza (energetica) vacilla. O almeno questa è la narrazione corrente. Lasciamola ai media, che la realtà è un poco più articolata.

La crisi del downstream e chi fa finta di non vederla

Esiste ormai una sorta di unanimismo crescente intorno ad una visione acritica e superficiale di ambientalismo “nostrano”, che ritiene che una spruzzata di vernice dalle cento sfumature di verde sia la soluzione dei giganteschi problemi ambientali a livello mondiale. È il risultato della trasformazione dei movimenti ambientalisti in forme elitarie e spesso lobbistiche, che ha finito per staccarlo dal legame con gli obiettivi realistici del miglioramento dei processi produttivi sostenibili, per relegarlo in una sfera di aspirazioni autoreferenziali ed ideologiche, a volte, facilmente strumentalizzabili da forze economiche e politiche di parte.

Futuro della stazione di servizio o stazione di servizio del futuro?

Futuro della stazione di servizio o stazione di servizio del futuro?  Non è un gioco di parole ma uno degli interrogativi che tutti gli operatori si pongono in questa fase di transizione energetica e su cui si è discusso nell’ambito del recente convegno organizzato da Assopetroli-Assoenergia nel corso della fiera Oil&NonOil 2019. Per decenni il comparto della rete dei carburanti è stato un asset strategico fondamentale per la distribuzione energetica del Paese, pur cambiando più volte pelle. Il susseguirsi di uscite dal mercato italiano da parte delle major oil company, le fusioni tra operatori e la progressiva diffusione di operatori indipendenti hanno determinato un quadro più composito e dinamico rispetto al passato.

GNC, GNL e ricarica elettrica: i must della stazione di servizio del futuro

Delineare il futuro delle stazione di servizio richiede innanzitutto qualche riflessione su quali saranno i carburanti del futuro, ammesso e non concesso che la componente “oil” della stazione di servizio sia sempre la componente principale, e che nella stazione di servizio vengano sempre “serviti” sia il conducente/passeggero che il veicolo.

A questo proposito è utile analizzare alcune variabili che indicano l’evoluzione attuale e prevista del sistema della mobilità e dei trasporti in Italia e (almeno) a livello europeo.

Carburanti: la trasformazione digitale e il vantaggio delle fuel card privative

Il settore della distribuzione carburanti vive in questi anni la propria trasformazione digitale. Partita in ritardo rispetto ad altri comparti, evidenzia oggi una grande accelerazione dovuta da un lato ai recenti interventi del Legislatore, che ha visto nella digitalizzazione un efficace strumento di lotta all’evasione e all’illegalità, e spinta dall’altro dalle nuove esigenze in ottica digitale dei consumatori che chiedono di utilizzare anche per l’acquisto dei carburanti mezzi di pagamento già da tempo disponibili in altri settori.

Non importa il colore del gatto: importa che prenda i topi

La mobilità è uno degli attributi della modernità. Se, durante l’intera propria storia, l’uomo ha cercato di spostarsi per migliorare le proprie condizioni di vita, l’automobile ha rappresentato in questo il più incredibile, esteso e rivoluzionario balzo evolutivo. Tuttavia, anche qui vale l’adagio per cui nessun pasto è gratis: la libertà di muoversi, mentre ha risposto a molte esigenze (anche ambientali) delle persone, ha creato altri problemi, tra cui quello dell’inquinamento locale e globale. Affrontarli richiede una strategia complessa finalizzata sia a catturare i benefici del progresso tecnologico, sia a premere l’acceleratore della policy, soprattutto in presenza di esternalità.

Pronti alla dismissione delle piattaforme italiane?

Al termine di un percorso legislativo - che parte con la direttiva UE 2014/52 (concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati) e prosegue attraverso la legge n.114 del 9 luglio 2015 (delega al Governo in materia di direttive europee) e il decreto legislativo 16 giugno 2017 n.104 (ove, fra l’altro, viene assegnato al MiSE il compito  di emanare le Linee Guida nazionali per la dismissione mineraria

Decommissioning: il cronoprogramma degli operatori

Lo scorso febbraio, il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e quello dei Beni Culturali, ha diramato le linee guida per il decommissioning delle strutture offshore destinate alla coltivazione di idrocarburi. Una serie di incontri e seminari a più livelli istituzionali ha coinvolto, oltre agli operatori delle piattaforme, Enti locali, esponenti delle Regioni, associazioni ambientaliste, sindacati, esperti universitari e le principali associazioni di settore, tra cui Assomineraria.

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