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Tight oil: una fonte sempre più economica?

Fino a qualche anno fa erano in molti a scommettere sull’impossibilità per il tight oil americano di poter competere con le risorse convenzionali di Opec e Russia, estraibili a costi molto inferiori rispetto a quelle non convenzionali. Invece, l’industria dello shale/tight oil statunitense si è dimostrata in grado di sopravvivere ad un contesto di mercato estremamente volatile, con prezzi del greggio che sono anche scesi sotto i 30 doll/bbl (inizio 2016), condizione che aveva indotto i più a decretarne la fine imminente;

BP Statistical Review: quando il dato supera le ideologie

Anche quest’anno la BP ha pubblicato il suo storico Rapporto sull’Energia nel Mondo. La lettura dei dati mette in evidenza verità note, ma spesso ignorate dall’ambientalismo di maniera.

È interessante che la relazione di Spencer Dale, capo economista della BP, si apra con un grafico che mostra la correlazione diretta fra la crescita della domanda energetica mondiale e l’aumento delle emissioni di CO2.

Decarbonize or grow? The eternal coal dilemma

The data presented in the 2019 BP Statistical Review of World Energy is not encouraging when it comes to the world’s efforts to reduce CO2 emissions, especially via decreasing the use of coal. As noted in the group chief economist’s analysis, the share of coal in our global energy mix is at virtually at the same level as it was 20 years ago. And the data for 2018 does not promise much of a progress for the next 20 years either. Instead it rather fits the path of “business as usual” scenarios presented by multiple global energy outlooks that predict coal demand remaining stable all the way through 2040.

Crescere o decarbonizzare? L’eterno dilemma del carbone

I dati presentati nel BP Statistical Review of World Energy 2019 non sono incoraggianti, perlomeno quando si tratta degli sforzi globali atti a ridurre le emissioni di CO2, in particolare se si guarda all’utilizzo del carbone. Come osservato nell'analisi dello chief economist di BP, la quota di carbone nel mix energetico globale è praticamente allo stesso livello di 20 anni fa, e i dati per il 2018 non promettono niente di meglio per i prossimi 20 anni.

La ricerca punta sulla sinergia tra Oil&Gas e rinnovabili

In molte aree del mondo, le piattaforme offshore di petrolio e gas stanno terminando la loro fase operativa. Non è facile stimare l'impatto ambientale sull’ecosistema marino delle attività di “decommissioning” ma è noto che le politiche di rimozione si basano sull'assunto di "lasciare il fondale marino come è stato trovato". Questo approccio sembrava, infatti, rappresentare l'opzione apparentemente più ecologica. Purtuttavia, durante il periodo produttivo, le piattaforme sono in grado di sostenere comunità di fauna e flora marina abbondanti e diversificate, alcune delle quali di importanza regionale.

Assopetroli-Assoenergia: 70 anni di storia

Assopetroli-Assoenergia festeggia quest’anno 70 anni di attività, 70 anni di storia durante i quali l’Associazione si è progressivamente adattata ai costanti mutamenti dello scenario energetico ed economico italiano ed internazionale.

Il cammino inizia nel secondo dopoguerra, quando le aziende associate, nonostante difficoltà logistiche e di approvvigionamento, riscaldano le case delle famiglie italiane e, parallelamente, danno vita ad una tra le più capillari reti di distribuzione stradale di carburanti d’Europa.

Distribuzione carburanti: settant’anni in cifre

Oggi la benzina è rincarata è l’estate del quarantasei, un litro vale un chilo di insalata, ma chi ci rinuncia? A piedi chi va? L’auto che comodità! Sulla Topolino amaranto, dai siedimi accanto che adesso si va”. Le parole di Paolo Conte rendono plasticamente conto di quel che per gli italiani significava negli anni del dopo-guerra – nei favolosi anni del miracolo economico – la ‘conquista’ sociale dell’automobile.

Nell’Italia contadina del 1949, col 40% di addetti in agricoltura (6% a fine secolo), possedere un’automobile era un lusso per pochi.

Lo stato della rete secondo i gestori

Nonostante una contrazione del 9% tra il 2010 e il 2017, l’Italia si conferma il paese con il maggior numero di punti vendita di carburante nell’Unione Europea, nonché quello con un erogato medio per punto vendita inferiore alla media comunitaria del 40%.

E’ inoltre indubbio che in questi ultimi sette anni la rete di distribuzione italiana abbia subito un processo di razionalizzazione e di ammodernamento, che tuttavia è lontano dall’essere completato. Si stima infatti che ammonti a circa 7/8 mila il numero di impianti che andrebbero chiusi per incompatibilità e inefficienze, ma che non vengono avviati allo smantellamento per gli alti costi di bilancio, di chiusura e di bonifica.

Il downstream petrolifero, il PNIEC e il post-2030

Gli obiettivi delineati nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), una volta approvati a livello comunitario, saranno vincolanti e difficilmente modificabili. Le scelte di oggi indirizzeranno quelle che gli operatori compiranno nei prossimi anni e, di conseguenza, gli investimenti che lo stesso PNIEC stima in oltre 180 miliardi di euro cumulati nel periodo 2017-2030, aggiuntivi rispetto allo scenario a politiche correnti.

Per far sì che tali investimenti si attivino, è essenziale un quadro normativo chiaro e certo e quindi una totale consapevolezza degli impegni che si intendono adottare e delle loro eventuali ricadute negative sulla competitività e sulle possibilità di sviluppo del Paese.

L’evoluzione continua della raffinazione italiana

Tutte le previsioni di lungo termine, a 20-30 anni, individuano la fonte petrolifera come una componente essenziale per l’approvvigionamento energetico. In Europa, grazie agli importanti programmi di efficienza che si stanno perseguendo da molti anni, il fabbisogno energetico complessivo conoscerà una riduzione ma il petrolio, pur perdendo il proprio peso specifico attuale, rimarrà comunque indispensabile per coprire un quarto di tale fabbisogno. Nel settore trasporti, poi, i prodotti petroliferi resteranno la fonte principale con percentuali di copertura vicine all’80%.

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