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France : le charbon est proche à sa fin

En 2018, l'histoire du charbon minéral en France touche à sa fin.

De 23 millions de tonnes (Mt) en 2000, la consommation a chuté à 14 Mt en 2017, soit 3,6% de la consommation primaire totale d'énergie. Un peu moins de la moitié (45%) est allé aux trois dernières cokeries de Dunkerque (Nord-Pas-de-Calais), Seremange (Moselle) et Fos-sur-Mer (Bouches-du-Rhône). Un gros tiers (36%) a approvisionné les quatre centrales thermiques-charbon encore en activité : deux appartiennent à Electricité de France (EDF)  à Cordemais (Loire-Atlantique) et au Havre (Seine-Maritime), les deux autres à la compagnie allemande UNIPER à Gardanne (Bouches-du-Rhône) et Saint-Avold (Moselle), soit un total de 3 GWe représentant 2,3% des capacités installées et 1,8% de la production d'électricité en 2017. Le reste du charbon consommé en 2017 (19%) s'est partagé entre des usines de chauffage urbain, des cimenteries et des usages non énergétiques.

Poland, Europe and The Coal Conundrum

Over the last decades Poland has dramatically decreased its production and use of coal. However, as impressive as these achievements are, Poland is far from eliminating or drastically curtailing coal in its energy mix. This is predicated upon several types of considerations that include: coal’s legacy, socio-political factors, and energy security concerns.  Importantly, these factors are not unique to Poland. And as the world strives to eradicate CO2 emissions, we should see them emerge as increasingly important part of the climate change discourse.

L’inarrestabile declino del carbone in Occidente

Fino a poco tempo fa gli scenari sulla domanda mondiale di carbone ipotizzavano una crescita, anche se non impetuosa come nello scorso decennio. In realtà, nel 2016 i consumi sono calati del 4,2% rispetto al 2014. Nel 2017 si è registrato un leggero rimbalzo, +1%, ma secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) nei prossimi anni la domanda si stabilizzerà, anche se le dinamiche saranno diverse.

Se in Asia ci sono ancora segnali di crescita, sui due lati dell’oceano Atlantico lo scenario si fa invece sempre più cupo.

Quale futuro per il carbone in Germania?

La transizione energetica tedesca - Energiewende” - è internazionalmente riconosciuta come uno sforzo rivoluzionario per avviare una trasformazione low-carbon in una delle principali economie industrializzate. In Germania, la crescita della capacità rinnovabile è stata significativa, con una quota di FER nel mix elettrico che ha raggiunto, nei primi sei mesi del 2018, oltre il 40%. Tuttavia, l’energia rinnovabile ha in gran parte sostituito quella nucleare, il cui phase out completo è atteso entro il 2023.

La Polonia, l’Europa e il dilemma del carbone

Negli ultimi decenni, la produzione e il consumo di carbone sono diminuiti in misura consistente in Polonia. Tuttavia, nonostante questa impressionante evoluzione, il paese è ancora lontano dall’eliminazione o anche solo da una drastica riduzione di questa fonte dal suo mix energetico. Alla base di questa considerazione, diversi fattori quali: la tradizione carbonifera del paese, aspetti socio-politici, questioni di sicurezza energetica.

UK: dal carbone all’energia pulita senza passare dal gas

Il carbone è stato per lungo tempo una parte importante del mix di generazione del Regno Unito, fornendo negli ultimi due decenni un terzo dell’energia elettrica nazionale. Oggi la situazione è molto diversa al punto tale che, nel II trimestre 2018, il carbone ha rappresentato solo l'1,3% di tutta l’elettricità prodotta in UK. Inoltre, durante l’estate, vi sono stati giorni in cui nessuna centrale a carbone era in funzione. Come siamo arrivati fino a qui?

Francia: l’era del carbone sta finendo

Nel 2018, si può dire che la storia carbonifera della Francia sia prossima alla fine.  

Dai 23 milioni di tonnellate (Mt) del 2000, il consumo è sceso a 14 mt nel 2017, pari al 3,6% della domanda di energia primaria del paese. Poco meno della metà (45%) di questo volume è stato assorbito dalle ultime tre cokerie esistenti: Dunkerque (Nord-Passo di Calais), Seremange (Mosella) e Fos-sur-Mer (Bocche del Rodano).

Gas e CO2: come incidono sui prezzi elettrici?

L’energia è da sempre un fattore abilitante dello sviluppo. Oggi, in particolare, in un momento storico di transizione verso economie decarbonizzate e di crescente elettrificazione dei consumi, la qualità e l’efficienza della crescita dell’Italia, al pari di ogni Paese, non possono essere dissociate dalla qualità e dall’efficienza del suo sistema energetico, in primis quello elettrico. In questo contesto, la possibilità di disporre di energia elettrica a prezzi competitivi è un fattore fondamentale per sostenere le dinamiche macro-economiche del Paese. Tra gennaio e luglio 2018 il prezzo dell’energia elettrica è cresciuto con un tasso medio mensile del 4,2%

Il contributo della raffinazione negli scenari low-carbon

Oggi l’industria petrolifera si interroga sul suo futuro in un mondo in profonda trasformazione dove, in ogni caso, il petrolio rappresenterà ancora per diversi decenni la fonte di energia principale, soprattutto nel settore dei trasporti.

La sfida ambientale impone inevitabilmente un adeguamento delle strutture produttive ai nuovi vincoli normativi decisi a livello comunitario e ai nuovi scenari dei mercati internazionali, in cui gli operatori extra-Ue continuano a godere di un indubbio vantaggio competitivo.

Raffinerie europee: resilienti o esposte alla concorrenza?

Negli ultimi anni, il comparto della raffinazione europea è stato caratterizzato da due concomitanti dinamiche: 1) la stagnazione della domanda interna di prodotti petroliferi che ha determinato un minor tasso di utilizzo delle raffinerie e un’erosione dei margini per l’industria; 2) la crescente autosufficienza dei tradizionali bacini di esportazione dei prodotti raffinati europei (come Asia e Stati Uniti) e la sempre maggiore capacità di raffinazione e quindi di esportazione dei principali fornitori di greggio (Medio Oriente e Russia).

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