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Il conflitto in Ucraina rappresenta uno spartiacque della storia, un cambiamento di paradigma nel senso stabilito da Thomas Kuhn che ha innalzato il concetto di scarsità a nuova bussola per l’energia e cambiamento. A quattro anni e mezzo dall’invasione russa su vasta scala, il conflitto ha assunto una dimensione che trascende il campo di battaglia, divenendo uno dei fattori strutturali degli equilibri energetici e geopolitici globali.
La sovrapposizione di crisi regionali sta imponendo all’Arabia Saudita un ripensamento delle proprie priorità strategiche e di politica estera nel Golfo Persico e in Medio Oriente. La guerra in Iran e le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, seguite dalla ripresa delle ostilità in Yemen e dall’insicurezza nel Mar Rosso, si intrecciano con le instabilità nel Corno d’Africa (dalla fragilità somala alla guerra civile in Sudan, fino alle tensioni tra Etiopia ed Eritrea e nel Tigray).
In un mio intervento su queste pagine nel marzo scorso, poco dopo l'improvviso attacco israelo- americano che decapitò l'intera dirigenza iraniana, sottolineavo come fosse difficile per l'Iran chiudere completamente lo stretto di Hormuz, sia perché alcuni dei paesi del Golfo hanno infrastrutture alternative che consentono di esportare da terminali esterni al Golfo, sia perché impedire l'attraversamento dello stretto non è poi cosi facile.
The closure of the Strait of Hormuz has emerged as the central flashpoint of the Iran war and the recently signed agreement between Washington and Tehran. Before the war started in late February approximately 25 percent of seaborne oil and 20 percent of global liquified natural gas passed through the strategic waterway.
La chiusura dello Stretto di Hormuz si è rivelata come il punto nevralgico della guerra in Iran e del recente accordo firmato tra Washington e Teheran. Prima dell'inizio della guerra, alla fine di febbraio, circa il 25% del petrolio trasportato via mare e il 20% del gas naturale liquefatto mondiale transitavano attraverso questa strategica via d'acqua.
Il memorandum of understanding (MOU) firmato da Washington e Teheran ha cambiato la cornice, ma non ha fermato il braccio di ferro in corso tra i due contendenti. Infatti, quel memorandum equivale a null’altro che a una stretta di mano alla quale si è giunti solo per risolvere i problemi contingenti delle parti in conflitto e per verificare se la sospensione delle ostilità può favorire il loro mettersi d’accordo.
Dopo oltre tre mesi di guerra, la firma del Memorandum of Understanding (MoU) fra Stati Uniti e Iran è sembrata, in un primo momento, avere portato a un allentamento delle tensioni in Medio Oriente e nell’area del Golfo. L’annuncio dell’impegno delle parti a garantire la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz e a ripristinare il traffico alla sua piena capacità entro trenta giorni è stato accolto con favore dai mercati e ha spinto a rivedere al ribasso le previsioni sull’andamento dei prezzi interni.
L’accordo tra Iran e Stati Uniti firmato dal Presidente Trump a Versailles il 18 giugno scorso prevede la completa riapertura dello stretto di Hormuz al traffico marittimo, ma solo per 60 giorni. Durante questo periodo, i negoziati dovrebbero proseguire per risolvere tutti gli spinosi problemi rimasti irrisolti, il che sembra difficilmente realizzabile. Se, come minimo, si faranno dei progressi, il periodo di 60 giorni potrebbe essere esteso, ma per quanto?
Talking about data centers from every angle. This is what we attempted to do with Davide D'Ambrosio xxx of the IEA, author of several publications dedicated to the sector. The world of data centers is constantly evolving; the number of infrastructures is growing, as are consumption and efficiency. This rapidly growing sector is increasingly important for the global economy and an undisputed player in the energy landscape for the coming
As of November 2025, the United States had 5,427 data centers, close to 45% of the roughly 12,000 worldwide and almost ten times more than any other country. Germany is next, with 529. Italy is thirteenth, with 168 and UK with 423. China, this time, only ranks fourth. The full ranking goes country by country.