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MONDO ENERGIA | 150 ARTICOLI

The impact of closure of Strait of Hormuz for oil prices, and how buyers want to face the crisis

A sustained disruption of the Strait of Hormuz would not just push oil prices higher, it would test the global oil market’s ability to absorb another geopolitical shock without tipping into a broader energy crisis. In a scenario where tanker traffic is constrained but not fully halted, Brent likely settles into a $90–$100 per barrel range for several weeks. Prices might move materially above $100 per barrel if both physical flows and infrastructure damage overwhelm emergency responses.

Disruption in the Strait of Hormuz: Implications for China energy markets and policies

Iran’s effective closure of the Strait of Hormuz has become a stress test for China’s energy security policy. Decades of planning now seem to be paying off as Beijing has significant buffers to mitigate the impacts, but it is also exposing sector‑ and region‑specific vulnerabilities.

A Distant Strait, A Domestic Predicament: India’s Hormuz Exposure

The ongoing crisis in West Asia underscores a reality for India – the Strait of Hormuz is not merely a geographic chokepoint; it is a structural vulnerability embedded within India’s energy economy. The majority of the world's oil and major LNG flows pass through this short maritime corridor, so any disruption almost instantly results in price instability, supply bottlenecks, and policy recalibration in New Delhi.

Quando il cloud diventa fisico: la guerra in Iran gli attacchi ai data center

Per anni abbiamo raccontato il cloud come se fosse una nuvola vera: impalpabile, distribuita, quasi inevitabile e sicura. Poi arriva la guerra, e la questione diventa immediatamente molto materiale. I data center sono infatti fatti di cemento, gruppi di continuità, linee elettriche, sistemi antincendio e collegati da cavi sottomarini. E sono attaccabili dai droni.

Uno stretto lontano, una difficile situazione interna: l'esposizione dell'India a Hormuz

La crisi in corso in Iran mette in luce una realtà per l’India: lo Stretto di Hormuz non è solo un chokepoint geografico, ma rappresenta una vulnerabilità strutturale insita nell’economia energetica indiana. La maggior parte dei flussi mondiali di petrolio e dei principali flussi di GNL transita attraverso questo breve corridoio marittimo, per cui qualsiasi interruzione provoca quasi istantaneamente instabilità dei prezzi, colli di bottiglia nell’approvvigionamento e un ridefinizione delle politiche a Nuova Delhi.  

L’impatto della crisi del Golfo sulla politica energetica cinese

L'effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran è diventata una prova di resistenza per la politica di sicurezza energetica della Cina. Decenni di pianificazione sembrano ora dare i loro frutti, poiché Pechino dispone di margini di sicurezza significativi per mitigarne gli impatti, anche se non si può negare la messa a nudo di vulnerabilità specifiche di alcuni settori e regioni.

Guerra in Iran: l'apparente paradosso dei noli delle cisterne

ll mondo delle cisterne ha reagito alla crisi irano-americana con un apparente paradosso. Infatti, logica vuole che i prezzi crollino, qualora svanisca pressoché all'improvviso una quota significativa della domanda. Specie in una realtà dominata dalla libera e perfetta concorrenza, quale è il caso delle petroliere. Invece, i noli delle tanker in taluni settori sono saliti tantissimo da quando Washington e Tel Aviv si sono scatenate contro la teocrazia insediata a Teheran. 

Quali scenari di prezzo del petrolio?

Un'interruzione prolungata dello Stretto di Hormuz non solo farebbe aumentare i prezzi del petrolio, ma metterebbe alla prova la capacità del mercato petrolifero globale di assorbire un altro shock geopolitico senza precipitare in una crisi energetica più ampia. In uno scenario in cui il traffico di petroliere è limitato ma non completamente bloccato, è probabile che il Brent si stabilizzi in un intervallo compreso tra i 90 e i 100 dollari al barile per diverse settimane. 

Quanto “chiuso” è lo stretto di Hormuz?

Trump ha fatto appello ad alcuni paesi (la Cina, la Francia, il Giappone, la Corea del Sud e il Regno Unito, nell’ordine) perché inviino navi per garantire il libero passaggio attraverso lo stretto di Hormuz. Ha poi affermato di essere in contatto con “circa sette paesi” perché contribuiscano a questo sforzo collettivo, e ha minacciato la Nato di un futuro tenebroso se si rifiutasse di aiutare.

Russia ed Europa: il quadro macroeconomico dopo quattro anni di conflitto in Ucraina

A quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia (24 febbraio 2022), il panorama macroeconomico in Russia e in Europa appare profondamente trasformato. Mosca ha ricalibrato la propria economia in direzione dello sforzo bellico, mostrando una certa capacità di resistenza rispetto all’impatto delle sanzioni; l’Europa, da parte sua, ha attraversato una fase di shock energetico, rispondendo con un progressivo distacco economico ed energetico dalla Russia e rivisitando il proprio modello energetico e industriale. 

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