MONDO ENERGIA | 99 ARTICOLI
Il futuro, si sa, è sempre diverso da come lo si immagina. Eppure, sull’automobile e sulla sua evoluzione, complice anche molta semplificazione giornalistica, è diventato di gran moda sparare sentenze.
Parte di tale semplificazione, tanto ostentata quanto sciocca, potrebbe essere spiegata con l’evoluzione stessa del mondo dell’informazione, sovente costretto a finanziarsi con notizie acchiappa click, che a loro volta dovrebbero portare se non laute, almeno mirate inserzioni pubblicitarie.
Sono ormai decenni che le tecnologie digitali contribuiscono a migliorare i sistemi energetici e il mondo dell’energia è stato in diverse occasioni un precursore nel ricorso alla cosiddetta information technology (IT). Nonostante questa consolidata familiarità, il ritmo della digitalizzazione in questo ambito sta crescendo. Negli ultimi anni gli investimenti delle compagnie energetiche nelle tecnologie digitali hanno segnato un forte aumento: dal 2014, la spesa mondiale in software ed infrastrutture elettriche digitali è aumentata di oltre il 20% l’anno, raggiungendo i 47 miliardi di dollari nel 2016.
Negli ultimi anni, l’industria globale dell’Oil&Gas ha attraversato un periodo di difficoltà. Dopo una prolungata fase caratterizzata da un E&P dinamico, progetti ad alta intensità di capitale e una forte liquidità a sostegno degli investimenti, nel 2014 e nel 2015 i prezzi sono precipitati. Nel giro di pochi mesi, le compagnie petrolifere, che sino a quel momento avevano investito in modo massiccio sostenute da prospettive positive, hanno dovuto rallentare, e in certi casi arrestare, le proprie attività.
Basta citare Hubbert e la sua celebre teoria del peak oil per scatenare nel prof. Giulio Sapelli una reazione molto nitida. Classe 1947, professore ordinario all’Università degli Studi di Milano ed editorialista del “Messaggero”, con più di 400 pubblicazioni alle spalle, è considerato tra gli economisti italiani più autorevoli ed originali e tra i massimi esperti dei mercati energetici. E al geologo americano che nel 1956 teorizzò l’inesorabile esaurirsi della produzione petrolifera entro il 2000 non fa sconti.
Il mercato energetico è in un momento di profondo cambiamento, e la chiave per interpretare questo cambiamento e adeguarvisi prontamente è puntare sempre più sulla ricerca, su nuove tecnologie e sulla sostenibilità, mirando a innovare anche i processi aziendali per poter adottare soluzioni rispondenti ad un’industria in continua evoluzione.
La produzione globale di gas e petrolio negli ultimi anni ha alternato periodi di over-supply e di under-supply, con effetti rilevanti sul prezzo: tra il 2014 e il 2015, a fronte di un’offerta superiore alla domanda, i prezzi del barile sono crollati di oltre il 40%. Come conseguenza diretta del calo del prezzo del barile, gli investimenti in progetti ed impianti upstream sono scesi del ~40% con impatti sugli ordinativi e livelli occupazionali di tutta la filiera impiantistica.
La digitalizzazione è uno dei principali elementi nell’agenda degli executive dell’Oil&Gas e molti player del settore ne stanno facendo uno dei pilastri della strategia di lungo termine. E le ragioni di un simile interesse non sono di difficile lettura. Basti pensare che nel 2008 tra le prime dieci società per capitalizzazione vi erano 4 compagnie Oil&Gas, con Exxon al primo posto; dieci anni dopo - nel 2018 - non ve n’è neanche una e 7 dei primi 10 sono player Tecnologici/Digitali.
Know-how acquisito e capacità di spingersi alle frontiere dell’innovazione sono nel DNA della filiera energetica italiana rappresentata del Settore Beni e Servizi di Assomineraria. Oggi, alla vigilia di una transizione energetica che si preannuncia sfidante per le capacità tecnologiche dei maggiori player globali dell’energia, il patrimonio di competenze e valori di questo comparto industriale può rappresentare una marcia in più per l’intero made in Italy.
Futuro energetico sostenibile e green, diffusione delle rinnovabili, aumento dell’efficienza e diminuzione dei costi passano attraverso il paradigma della rivoluzione industriale digitale. Uno scenario nuovo che si tradurrà in maggiore competitività, alti standard di qualità, sicurezza e protezione ambientale, più produttività.
Sono alcuni dei temi chiave che si stanno delineando a Ravenna nella quarta edizione di REM 2018 (Renewable Energy Mediterranean), la Conferenza del Mediterraneo dedicata all’energia rinnovabile, con il Patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico.
Le imprese devono essere protagoniste della quarta rivoluzione industriale. E non è solo una questione tecnologica, ma anche culturale: prima di un'industria 4.0 dobbiamo avere una mentalità 4.0. Per questo Confindustria ha lanciato l’anno scorso il programma 'Industry 4.0 - preparati al futuro' con l'obiettivo di far conoscere al tessuto imprenditoriale italiano le misure previste dal Piano nazionale Industria 4.0 per innovare e digitalizzare le imprese.