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Il 5 dicembre sono partite le sanzioni europee sul petrolio russo, con una formula davvero originale, suggerita da non si sa quali fantasiosi consulenti. A febbraio dovrebbero partire anche le sanzioni alle importazioni dei prodotti petroliferi dalla Russia. Come funzionerà il tutto? Le navi di petrolio provenienti dalla Russia non possono essere comprate e quindi scaricate ai terminali di arrivo delle raffinerie europee.
Dai massimi di marzo scorso, quando lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina spinse il Brent ben oltre quota 100, nei mesi successivi - con qualche piroetta - il prezzo del petrolio è sceso intorno agli 80 dollari al barile, un livello da molti operatori considerato accettabile sia per i paesi produttori che per i paesi consumatori.
L’Assemblea pubblica di Federchimica- Assogasliquidi si svolge in un momento rilevante dal punto di vista politico-istituzionale caratterizzato dalla formazione di un nuovo Parlamento e di un nuovo Governo, ai quali l’Associazione è pronta a fornire idee, spunti di lavoro, elaborazione di progetti di investimento volti a garantire lo sviluppo dei comparti dei gas liquefatti (GPL e GNL) e attenzione ai bisogni dei consumatori.
La Guardia di Finanza, nel più ampio contesto dell’esercizio delle funzioni di polizia economica e finanziaria riconosciute al Corpo dalla normativa vigente, effettua attività ispettive e indagini al fine di garantire il rispetto della legalità nel settore della commercializzazione del GPL, anche con particolare riferimento alla disciplina recata dal decreto legislativo 22 febbraio 2006, n. 128. Al riguardo, si evidenzia che nelle recenti stime della “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva – Anno 2022” la propensione al gap (rapporto tra imposta evasa e gettito teorico) riguardante le accise sui prodotti energetici è passata dal 9,7% del 2019 al 10,9% del 2020
Mancano poche settimane alle fine di questo annus horribilis dove, purtroppo, si può solo constatare che qualcosa ancora non torna. Proviamo a mettere in fila quello che è successo sul mercato gas e la reazione molto onerosa e spesso inefficace dei provvedimenti normativi e regolatori che si sono affastellati.
Se il 2022 è stato un anno senza precedenti per l’energia in generale, ciò è per certi versi ancor più vero per la filiera gas. Nell’arco di pochi mesi, il mercato del metano - fulcro dello shock energetico iniziato nel 2021 e intensificatosi con la crisi ucraina - ha visto incepparsi meccanismi cardine che da anni ne garantivano il funzionamento, trovandosi ora a marciare a tentoni, per un tempo ancora difficile da prevedere.
Sono ormai mesi che i sistemi energetici europei sono costretti ad adattarsi il più rapidamente possibile a quello che è diventato il “new normal” del dopo invasione dell’Ucraina: la necessità di fare progressivamente a meno del gas russo. Mosca, che ancora nel 2021 rappresentava oltre il 40% della domanda di importazioni europea, sta chiudendo i rubinetti. A partire dalla seconda metà del 2021, è iniziata un’oculata (e geniale) operazione che ha prosciugato le vendite sui mercati spot, così da moltiplicare le pressioni che sul prezzo del gas già andavano accumulandosi per altre vie.
Non si possono centrare gli obiettivi della decarbonizzazione senza passare dal gas. Tra le principali fonti del mix energetico globale, il gas naturale svolge e svolgerà ancora di più in futuro, con i gas verdi, un ruolo pivotale nel processo di transizione energetica, oltre ad essere indispensabile per garantire la sicurezza energetica dei sistemi nazionali. Per accompagnare questo processo serve però un’ulteriore spinta tecnologica, maggiori investimenti e una propensione politica che non abbia pregiudizi. Tutti temi che abbiamo trattato con Luigi Ciarrocchi, Presidente di Assorisorse.
Il conflitto russo-ucraino, la riduzione dei flussi dalla Russia e la difficoltà a trovare forniture alternative sul mercato, almeno sul breve periodo, hanno imposto una riflessione rinnovata sul concetto di sicurezza energetica e sulla capacità del sistema di essere resiliente di fronte a shock di questo tipo. Di questi temi e delle soluzioni che il nostro paese sta trovando per affrontare la crisi, ne abbiamo discusso con Massimo Derchi, Chief Industrial Asset Officer Snam
Guerra e sicurezza energetica. Il contesto attuale è delicato e al tempo stesso complicato. I volumi di gas disponibili sul mercato si sono ridotti a causa del taglio effettuato dalla Russia e l’inverno ormai è prossimo.
Nell’attuale contesto geopolitico, sebbene possa sembrare prematuro valutare lo stato dell’arte del settore del gas russo, in ragione delle innumerevoli incertezze che lo contraddistinguono, si possono comunque individuare due tendenze principali. La prima: Gazprom sta per perdere un mercato strategico, quale quello europeo. La seconda: a causa delle sanzioni, si amplia il divario tecnologico che caratterizza l’industria del gas russo che, per sopravvivere, dovrebbe ridurre il più velocemente possibile la sua dipendenza dalle tecnologie importate. Gestire questi due fattori è la principale sfida per garantire la produzione di gas a lungo termine e aumentare il peso delle esportazioni di GNL sul gas totale esportato. Nel frattempo, però, una riduzione delle consegne di gas al Vecchio Continente espone Mosca a un emergente monopsonio della Cina.