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Il Brent tornerà sopra i 100 dollari?

C’è la possibilità che inizi un superciclo per il mercato del petrolio? In altre parole, è davvero possibile che il Brent torni sopra quota 100 dollari al barile, come accadde otto anni fa, tra il 2013 e il 2014, oppure quei tempi sono definitivamente un ricordo? La risposta degli esperti è stata piuttosto categorica e univoca: questa possibilità non c’è. Perlomeno, non nei prossimi anni. Sono infatti ancora troppe le incertezze legate alla pandemia e al cambiamento di abitudini che essa ha innescato. Quindi, secondo le previsioni dell’Agenzia internazionale per l’Energia, la domanda di petrolio non tornerà ai livelli pre-Covid prima del 2023. Sempre se non ci saranno altre sorprese.

Algoritmi e speculazione: se il petrolio è “manipolato” dai mercati

La pandemia causata dal COVID 19 ha avuto un enorme impatto sulle abitudini ed i comportamenti dei cittadini, determinando, fra l’altro, una “temporanea” ma significativa modifica delle dinamiche del mercato petrolifero internazionale. Domanda, offerta ed evoluzione del prezzo del petrolio sono stati travolti sia da fenomeni oggettivi sia da gigantesche speculazioni di natura finanziaria che non si vedevano, in questa dimensione, da oltre un decennio. Paradossalmente, la stagnazione delle attività produttive ed economiche e la crisi dei mercati fisici è stata accompagnata da una vivacità incredibile dei mercati finanziari e da un rilancio della liquidità nelle borse petrolifere.

Le attività di perforazione riprendono dopo il rallentamento del 2020

In seguito ai contraccolpi al settore petrolifero causati dalla pandemia, le attività di perforazione stanno finalmente giovando della ripresa della domanda di petrolio, sostenuta dal progresso delle campagne vaccinali e dai tagli all’offerta stabiliti da OPEC+. Nello scenario base di Rystad Energy, in cui si assume un prezzo del petrolio a 63 doll/bbl, è previsto che circa 54.000 pozzi vengano perforati nel 2021, un aumento del 12% rispetto ai livelli del 2020.

L’industria petrolifera americana è risorta?

Dopo aver raggiunto un picco produttivo di quasi 13 milioni barili giorno (mil. bbl/g), durante i primi tre mesi del 2020, tra maggio e giugno la produzione di petrolio degli Stati Uniti ha subito in media una contrazione di circa 2,5 mil. bbl/g, -20%. A partire da luglio, si assiste a una nuova risalita, con un output che fra novembre 2020 e gennaio 2021 torna su livelli poco superiori a 11 mil. bbl/g, recuperando circa un terzo del taglio registrato. È stato, invece, minore l’impatto sul gas naturale. Quest’ultimo, in media, ha raggiunto un massimo storico di circa 87 miliardi di piedi cubi al giorno (mld pc/g) da ottobre 2019 a gennaio 2020, valore ridottosi di circa un 10% a giugno 2020. Inversione di tendenza a partire da ottobre 2020 fino a gennaio 2021, quando l’output gasifero ha registrato una media di circa 83 mld pc/g, per un recupero di circa il 6%.

Un anno con poca “energia”

Il 2020 sarà ricordato come uno degli anni più difficili che le economie mondiali abbiano mai dovuto affrontare, almeno nei tempi moderni. La pandemia ha colto tutti impreparati e ha avuto un impatto molto pesante sulla domanda di energia. Impatto particolarmente evidente sulla domanda di petrolio che ha risentito del crollo nel settore dei trasporti (soprattutto aereo) dove la fonte petrolifera copre oltre il 90% del fabbisogno. Stando alle ultime stime dell’Agenzia internazionale per l’energia, nel 2020 la domanda di petrolio dovrebbe ammontare a poco più di 91 milioni b/g, cioé circa 10 milioni in meno rispetto allo scorso anno, mentre per il 2021 prevede che possa risalire intorno ai 97 milioni.

Quale futuro per le fonti fossili?

Nel 2020, a fronte di una caduta del consumo di energia del 5%, la domanda di petrolio ha registrato un crollo senza precedenti di circa l’8%, dai 98 milioni di barili al giorno (mb/g) del 2019 ai 90 mb/g di quest’anno. La domanda di gas naturale ha mostrato maggiore resilienza, con una contrazione del 3%.

Secondo l’AIE le diverse reazioni alla crisi delle fonti energetiche dipende dal loro impiego in diversi settori dell’economia.

Covid e petrolio: la ripresa non si vede

A quattro mesi dalla fine dell’anno, si può cominciare a trarre un primo bilancio dell’impatto che la diffusione del Covid-19 ha avuto a livello globale e delle conseguenze disastrose sul piano economico e dell’occupazione che ne sono derivate. Una crisi anomala anche per l’industria energetica che, forse per la prima volta da quando l’energia è diventata fattore cruciale dello sviluppo, non ha avuto alcuna responsabilità e che anzi è stata annoverata tra le principali vittime.

Crisi dei mercati energetici: anche la Russia in balia dell'incertezza

L’emergenza Covid-19 sta avendo chiare ripercussioni a livello globale su tutti i settori produttivi e il settore energetico non è sicuramente escluso. Al contrario, sta registrando una contrazione dei consumi che i principali produttori energetici non possono trascurare. Il calo preoccupa tanto i producers di greggio quanto quelli del gas, sia nella sua forma piped che il GNL. Per quest’ultimo, in particolare, il calo della domanda si tradurrà non solo in annullamenti di contratti di fornitura a lungo termine, ma anche in rimodulazioni e differimenti delle decisioni sugli investimenti finanziari da parte dei principali paesi esportatori.

Mediterraneo Orientale: il futuro del gas tra irrazionalità economica e pulsioni geopolitiche

In un contesto di prezzi del gas in caduta, le strategie energetiche dei principali attori regionali appaiono plasmate da motivazioni squisitamente strategiche che ben poco hanno a che vedere con il pragmatismo economico. La pandemia sembra non aver smussato le tensioni politiche e la lotta per il gas continua a increspare le acque del Mediterraneo Orientale.

L’Arabia Saudita è ancora la banca centrale del petrolio?

Le misure di confinamento imposte a causa della diffusione del Covid-19 hanno avuto un impatto significativo sulla mobilità di miliardi di persone e conseguentemente sulla domanda di petrolio. Nel mese di aprile quest’ultima è diminuita di 29 milioni di barili al giorno, quasi un terzo del consumo mondiale.

Sul fronte dei prezzi, il petrolio ha toccato valori mai visti nella sua lunga storia e il 20 aprile, il “Black Monday”, il prezzo del WTI, il greggio di riferimento degli Stati Uniti, ha raggiunto valori negativi, costringendo produttori e i trader a pagare per sbarazzarsi di un prodotto che non trovava compratori e che non poteva nemmeno essere stoccato.

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