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PROMETEO: un progetto europeo per ridurre i costi dell’idrogeno verde

Riuscire a sfruttare al meglio le fonti energetiche rinnovabili, anche quando saranno disponibili in eccesso rispetto ai consumi, per poi usarle quando (e dove) serviranno di più. È questa una delle più grandi sfide della transizione verso un sistema energetico sempre più sostenibile. E l’idrogeno rappresenta una delle soluzioni: può essere generato dalle fonti rinnovabili per essere poi stoccato, trasportato e utilizzato quando (e dove) sarà più conveniente, per decarbonizzare diversi settori della nostra economia.

L’importanza della certificazione nel trasporto dell’idrogeno

Ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente è ormai un obiettivo primario. Per raggiungerlo la Commissione Europea ha definito un percorso a lungo termine che prevede la riduzione di almeno il 55% dei gas serra entro il 2030 e l’azzeramento delle emissioni nette al 2050.

In questo percorso di carbon neutrality, l’idrogeno è un vettore energetico flessibile in grado di immagazzinare e fornire enormi quantità di energia, e non una fonte energetica tout court come il gas naturale, il carbone o il petrolio. Ad oggi la maggior parte di idrogeno prodotto viene da fonti fossili e solo in piccola parte da fonti rinnovabili (cosiddetto idrogeno green).

L’UE considera la possibilità di far entrare il nucleare nella tassonomia per gli investimenti sostenibili

Per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo e per mitigare i cambiamenti climatici, è fondamentale indirizzare gli investimenti verso progetti sostenibili e attività con una puntuale valutazione dei benefici e rischi per la salute umana e l'ambiente. Serve un linguaggio comune e una definizione chiara di ciò che è "sostenibile".

L’acqua di Fukushima e il dilemma dell’uomo “apprendista-stregone”

Nei giorni scorsi ha ottenuto le prime pagine dei giornali l'allarme che il governo giapponese intende riversare in mare l'acqua contaminata che dopo l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima di dieci anni fa viene continuamente pompata per raffreddare i noccioli dei tre reattori che hanno subito il meltdown, dopo che lo tsunami ha messo fuori uso i sistemi di raffreddamento in circuito chiuso.

Nucleare: dopo dieci anni possiamo dire grazie al referendum

Tra poche settimane si celebrerà il decennale del referendum che chiuse la discussione pubblica sul rilancio del nucleare in Italia. Il Governo Berlusconi aveva firmato con la Francia di Sarkozy un “Memorandum of Understanding” per la costruzione in Italia di 4 reattori EPR da 1650 MW, MoU poi annullato col voto referendario che riuscì a raggiungere il quorum nonostante il tentativo di bloccarlo con una moratoria. Cosa è accaduto da allora? I due EPR che erano già in costruzione a Flamanville in Francia e a Olkiluoto in Finlandia non sono ancora entrati in funzione, accumulando ritardi enormi e circa quadruplicando i costi previsti originariamente: questo nonostante non avessero avuto alcuna opposizione.

AssembraMENTI: al via la prima assemblea sul clima in Emilia-Romagna e Calabria

Quando nel 2019, insieme al team di change.org, abbiamo condotto un sondaggio tra gli allora nostri 10 milioni di utenti italiani per immaginare un “green deal” socialmente inclusivo, non ci aspettavamo di ricevere oltre 10.000 risposte argomentate, appassionate, precise. Questa indagine dettagliata seguiva un sondaggio più generale che ha indicato che il 75% degli utenti di Change.org sono a favore di una transizione ecologica in grado di creare nuovi posti di lavoro.

Le assemblee di cittadini come strumento per la transizione

La democrazia è indispensabile per la transizione ecologica? Prima di rispondere scontatamente “sì” - sulla base del fatto che l’interesse generale dovrebbe prevalere sugli interessi particolari di inquinatori - vale la pena prestare attenzione a un tallone d’Achille dei sistemi democratici in cui siamo abituati a convivere. Il che non significa disconoscere le virtù della democrazia, bensì riconoscerne le debolezze per rafforzarla.

Clima e transizione: riconoscersi vulnerabili, riscoprirsi protagonisti

I cambiamenti climatici sono strettamente connessi con la storia geologica e biologica del nostro pianeta. Avvengono da miliardi di anni e sono stati almeno la con-causa di diverse estinzioni di massa che hanno costellato l’evoluzione della vita sulla terra. Dalla fine dell’ultima glaciazione, circa 11.000 anni fa, la stabilità del clima è stata forse la causa primaria che ha permesso lo sviluppo delle società umane, la loro diffusione nel pianeta, la nascita dell’agricoltura e con essa l’emergere degli insediamenti umani e delle grandi civiltà.

Pericolo climatico e impatti sul territorio. Scenari nazionali e regionali

Il fenomeno del riscaldamento globale è ormai inequivocabile, come confermato dagli ultimi rapporti dell’IPCC (IPCC, 2014; 2018), con cambiamenti in atto che non hanno precedenti su una scala multi-decennale, centenaria o addirittura ultra-millenaria. La temperatura media globale osservata è oggi di circa 1,1°C superiore rispetto ai livelli dell’era preindustriale e questo sta già determinando importanti effetti, tra cui (solo per citarne alcuni) l’aumento di fenomeni meteorologici estremi (ondate di calore, siccità, forti piogge), l’innalzamento del livello del mare, la diminuzione del ghiaccio Artico, l’incremento di incendi boschivi, la perdita di biodiversità, il calo di produttività delle coltivazioni.

Una transizione in cinque anni per un vero Rinascimento Green

Lo scorso 23 marzo, il “consorzio” di associazioni che prende il nome di Rinascimento Green ha presentato alla Camera dei Deputati il proprio “Progetto di lustro”, un dossier che contiene cinque priorità di azione e progetti immediatamente cantierabili, per decarbonizzare alcuni settori industriali, favorire l’inclusione e giustizia sociale, costruire un Paese resiliente. A distanza di una settimana, la coalizione di cui fanno parte, tra gli altri, Legambiente, Slow Food e ARCI, lancia le prime due assemblee per il clima su scala regionale, in Emilia-Romagna e Calabria. Ne abbiamo parlato con Annalisa Corrado, portavoce di Rinascimento Green e dell’associazione Green Italia.

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