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Quali forme per il prossimo pianeta?

Immaginiamo di vivere su un pianeta distrutto, abbandonato. Immaginiamo di avere la possibilità di fuggire. Immaginiamo che tempo, spazio, carburante, non siano un problema.

Ma, soprattutto, immaginiamo di non dover semplicemente raggiungere un nuovo posto da abitare. Dobbiamo trovare un posto per ricostruire un pianeta da capo. Come lo faremmo? Creeremmo una copia di quello che ci ha condotti alla necessità di abbandonarlo? Faremmo qualcosa di completamente diverso? Quali possibilità? Quali errori?

La riduzione delle emissioni di metano: strumento per una decarbonizzazione del settore gas

Il tema delle emissioni di metano lungo la filiera del gas naturale è oggi estremamente importante, sia per l’industria del settore che per il sistema energetico nel suo complesso, rappresentando un ambito di intervento che può contribuire in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal e alla neutralità climatica al 2050.

Emissioni di metano: la normativa europea fa un passo avanti

Fin dalla presentazione del Green Deal europeo, avvenuta nel dicembre 2019 da parte della presidente Ursula Von der Leyen, è parso chiaro a tutti il percorso di decarbonizzazione che l’Unione europea intende intraprendere. Pensato per rispondere alle pressioni dell’opinione pubblica che chiedeva azioni più coraggiose per contrastare il cambiamento climatico, il nuovo piano pone l’attenzione sulla necessità di ridurre le emissioni dei gas a effetto serra nei vari settori economici.

Why methane emissions matter?

Il metano rilasciato in atmosfera è un gas serra molto potente, con oltre 80 volte il potenziale di riscaldamento globale rispetto all'anidride carbonica sul breve periodo. Scienziati, governi e la stessa industria energetica hanno convenuto sempre di più sul fatto che la riduzione di queste emissioni debba essere un pilastro cruciale di qualsivoglia strategia climatica. Proprio in ragione del fatto che la durata di vita del metano è relativamente breve – va dai 10 ai 12 anni – un’azione volta alla riduzione di questo gas potrebbe tradursi positivamente e in maniera più immediata sul livello di riscaldamento, con un vantaggio anche in termini di qualità dell'aria.

Ridurre le emissioni di metano: gli strumenti di mercato

Gli Amici della Terra hanno realizzato il primo studio italiano sull'introduzione di strumenti di mercato finalizzati a ridurre le emissioni dirette di metano lungo la filiera del gas naturale: dalla produzione alla distribuzione. Il metano è - in termini di impatto sul clima- il secondo gas oggetto delle politiche di riduzione delle emissioni climalteranti. La prima parte dello studio è focalizzata sull’Italia in relazione al contesto dell’Unione Europea. In particolare, viene analizzato il ruolo del gas naturale nell’ambito dei consumi di energia e le specificità della filiera di questa fonte energetica dal punto di vista delle modalità di produzione interna, di importazione, trasporto e distribuzione verso i centri di consumo.

Economia circolare: l’Italia riuscirà a mantenere il primato?

Sotto il profilo della circolarità, i numeri ci dicono che l’Italia rispetto alle 4 economie europee più grandi registra le migliori performance. Un primato che, tuttavia, rischia di essere perso, se non vengono adottate decise politiche di sostegno alla sua crescita. L’ultimo rapporto del Circular Economy Network, infatti, ha confermato il primo posto dell’Italia, ma segnalando che gli altri paesi crescono più velocemente. Peraltro, sotto la spinta delle politiche europee, altri Stati hanno già assunto iniziative capaci di scuotere in maniera decisa gli operatori del mercato.

Circular Economy Action Plan: cinque anni di economia circolare in Europa

Nel dicembre 2019, la Commissione guidata da Ursula Von der Leyen ha presentato il suo Green Deal europeo, un piano ambizioso che punta a rendere l'economia dell'UE equa, sostenibile e prospera e l'Europa il primo continente climaticamente neutro, garantendo nel contempo che nessuno venga lasciato indietro in questa transizione. Tuttavia, il processo che ha portato all’elaborazione di questa nuova strategia di crescita non è stato semplice, ma piuttosto il risultato di un'evoluzione nel pensiero della Commissione europea e di una serie di sviluppi politici in diverse aree che parte dal 2011, che parallelamente ha visto evolversi anche il concetto di economia circolare.

Comunità energetiche rinnovabili: cosa dice la normativa italiana ed europea?

Il sistema elettrico sta evolvendo in modo irreversibile verso una nuova dimensione policentrica e diffusa sui territori: questo cambiamento di paradigma enfatizza ulteriormente i problemi di trasferimento energetico dai punti di produzione agli utenti finali. Non ci troviamo più di fronte ad un flusso unidirezionale, ma in una situazione di integrazione e interdipendenza. I territori, perciò, dal punto di vista energetico stanno mutando da spazio passivo, attraversato dall’infrastruttura, a campo attivo interconnesso attraverso l’infrastruttura stessa.

Nella mobilità serve coraggio

Le risorse europee in arrivo attraverso il Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR), pari a circa 209 miliardi (tra prestiti e fondo perduto), rappresentano una seria opportunità per investire in innovazione e mettere la sostenibilità al centro delle scelte per il futuro dell’Italia. Per quanto riguarda mobilità e infrastrutture dobbiamo recuperare ritardi cronici, a partire dagli spostamenti in città, in linea con i piani europei di riduzione dei gas serra al 2030 (-55%), di decarbonizzazione e puntando ad emissioni zero al 2050. Una sfida complessa che richiede intelligenza e risorse, unitamente a scelte politiche coerenti e coraggiose. 

Edilizia e industria: quale direzione deve prendere l’efficienza?

Tra i principali paesi europei, l’Italia ha il grado più elevato di dipendenza energetica dall’estero e quindi avrebbe tutto l’interesse a promuovere e allargare gli interventi per l’efficienza energetica. Si tratta di interventi che si portano dietro ulteriori benefici: la creazione di nuovi posti di lavoro qualificati; la riduzione di emissioni climalteranti; la riduzione di emissioni dannose per la salute. Infine, considerando che gran parte del valore aggiunto generato rimane localizzato, la promozione dell’efficienza energetica corrisponde ad un equivalente sostegno all’economia nazionale in un momento particolarmente difficile.

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