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WEO 2018 e COP 24: il motore e gli accessori

Per chi si occupa di clima la pubblicazione annuale del World Energy Outlook, ormai una ricorrenza mondiale, avviene all'insegna di una domanda implicita: lo scenario energetico più importante del mondo conterrà qualche segnale di riduzione delle emissioni? Come un eterno ritorno dell'identico la domanda si ripropone immutata ogni anno, sotto la spinta di dati e segnali che si raccolgono durante i mesi che precedono il WEO, che segnalano espansioni delle rinnovabili o avanzamenti nell'ambito della decarbonizzazione.

Climate change: possibili strategie per un problema complesso

Il cambiamento climatico rappresenta una della più grandi sfide del secolo. I suoi impatti e la sua soluzione avranno ripercussioni fondamentali sull’economia, la società, l’ambiente e la tecnologia. Il recente rapporto dell’IPCC, Global Warming of 1.5 °C, ha evidenziato ancora una volta l’entità della sfida climatica, sottolineando gli impatti attesi e delineando le strategie di soluzione. Il rapporto ha mostrato come i danni climatici - in particolare per gli ecosistemi - siano sensibili all’aumento della temperatura e come il “risparmio” di mezzo grado Celsius (da 2 a 1,5° C) possa permettere di ridurre i rischi. Ha altresì chiarito la necessità di ridurre le emissioni in pochi decenni, portandole a zero a metà secolo, e come questo livello di ambizione sia incompatibile con le politiche attuali.

Dallo sviluppo senza limiti ai nuovi limiti allo sviluppo

Gli allarmi si susseguono, anche se molti li ignorano e altri non li condividono. Ma il climate change è una realtà che tocca tutti in tutto il mondo, sebbene in modo differenziato. Recentemente gli scienziati dell’IPCC (International Panel on Climate Change), che da decenni ci avvertono del pericolo dei gas serra e del riscaldamento globale, sono stati ancora più drastici: abbiamo, come pianeta, non più di 12 anni per tagliare le emissioni e fermare l’innalzamento della temperatura media del globo, dopo di che l’effetto sarà irreversibile e il pianeta Terra andrà incontro a catastrofi ingestibili come lo scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai, la desertificazione, l’innalzamento dei mari e altri effetti poco piacevoli.

Monitoraggio, mitigazione e adattamento alla base della strategia climatica UE

L’Accordo di Parigi riconosce l’inevitabile cambiamento climatico che sta interessando il nostro pianeta e impegna tutti i paesi ad affrontare questo problema di natura globale. Per reagire in modo appropriato, è di primaria importanza monitorare i cambiamenti in corso. A tal proposito, nell’ambito di un migliorato quadro di trasparenza definito nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), sono stati previsti meccanismi di monitoraggio delle emissioni di gas a effetto serra. In occasione della 23° Conferenza delle Parti (COP23), l'UNFCCC ha evidenziato la rilevanza del monitoraggio basato sull'osservazione sia per poter disporre di dati aggiuntivi sugli attuali andamenti delle emissioni antropogeniche globali di gas serra sia in vista dell’Inventario Globale delle Emissioni (Global Stocktake)

Mitigare le ricadute del clima sull’agroalimentare: l’esperienza del Gruppo Illy

Il cambiamento in atto non è unicamente legato all’innalzamento delle temperature medie, bensì a una modifica globale dell’intero sistema climatico, con ovvie ripercussioni sugli ecosistemi che portano trasformazioni dirette anche sull’attività agroalimentare, sulla sicurezza alimentare e su trend e modalità di consumo. Nelle colture, e quindi per quanto attiene alla produzione di materie prime - che per il Gruppo Illy comprendono caffè, tè, cacao, vino e frutta - uno degli esempi da noi rilevati di maggiore incidenza delle variazioni climatiche riguarda il vino. Fino a 30 anni fa la produzione di vino, quasi esclusivamente Sangiovese da uva rossa realizzato dalla nostra azienda Mastrojanni a Montalcino, nel cuore della Toscana, raggiungeva di media una gradazione di 13% vol.

Coniugare business e clima: la strategia di Hera

Il tema del cambiamento climatico è sempre più urgente e d’attualità, ma ad essere preponderante è un approccio generico, poco orientato al business. Come ritiene sia opportuno evolvere per una maggiore consapevolezza sulla materia?

Finora il tema è stato affrontato prevalentemente con riferimento agli aspetti di carattere ambientale e di sviluppo sostenibile. Solo di recente si iniziano a rilevare pochi, “illuminati”, esempi di strategie aziendali che inquadrano il climate change in termini di sviluppo del proprio business, indipendentemente dal settore di appartenenza.

Prezzi della CO2 alle stelle, quanto durerà?

L’andamento delle quotazioni della CO2 sulle principali borse europee è sempre stato celebre per i suoi shock di prezzo, fin dai tempi dell’avvio del meccanismo ETS nel 2005. Questo mercato normativo, istituito architettando ad hoc dinamiche di domanda e di offerta, presenta da sempre punti di forza e di criticità: da un lato incentivando il fuel-switching delle imprese più inquinanti verso fonti di produzione più pulite, dall’altro rimanendo fortemente esposto ai rischi delle dinamiche politiche, macroeconomiche e congiunturali dei vari settori produttivi.

L’inarrestabile declino del carbone in Occidente

Fino a poco tempo fa gli scenari sulla domanda mondiale di carbone ipotizzavano una crescita, anche se non impetuosa come nello scorso decennio. In realtà, nel 2016 i consumi sono calati del 4,2% rispetto al 2014. Nel 2017 si è registrato un leggero rimbalzo, +1%, ma secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) nei prossimi anni la domanda si stabilizzerà, anche se le dinamiche saranno diverse.

Se in Asia ci sono ancora segnali di crescita, sui due lati dell’oceano Atlantico lo scenario si fa invece sempre più cupo.

Quale futuro per il carbone in Germania?

La transizione energetica tedesca - Energiewende” - è internazionalmente riconosciuta come uno sforzo rivoluzionario per avviare una trasformazione low-carbon in una delle principali economie industrializzate. In Germania, la crescita della capacità rinnovabile è stata significativa, con una quota di FER nel mix elettrico che ha raggiunto, nei primi sei mesi del 2018, oltre il 40%. Tuttavia, l’energia rinnovabile ha in gran parte sostituito quella nucleare, il cui phase out completo è atteso entro il 2023.

La Polonia, l’Europa e il dilemma del carbone

Negli ultimi decenni, la produzione e il consumo di carbone sono diminuiti in misura consistente in Polonia. Tuttavia, nonostante questa impressionante evoluzione, il paese è ancora lontano dall’eliminazione o anche solo da una drastica riduzione di questa fonte dal suo mix energetico. Alla base di questa considerazione, diversi fattori quali: la tradizione carbonifera del paese, aspetti socio-politici, questioni di sicurezza energetica.

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