::

ARCHIVIO | 150 ARTICOLI

L’Italia non è un paese povero di risorse

Il valore delle risorse naturali, patrimonio inestimabile del nostro Pianeta, non può prescindere dal lavoro, dalle competenze e dalle tecnologie impiegate per la loro trasformazione in materie prime. Quelle materie prime che vengono utilizzate per la produzione di beni o per soddisfare specifici fabbisogni. Sono innumerevoli gli esempi che rivelano come l'intelligenza dell'uomo, applicata allo sviluppo di tecniche e processi sempre più avanzati, sia stata nei secoli l'elemento essenziale di una valorizzazione efficiente delle risorse naturali, evitando di sprecarle e rispettando l'ambiente che può esserne impattato, dalla fonte al loro uso finale.

Il sottosuolo come risorsa

Quando si parla di sottosuolo è necessario distinguere due ambiti: la produzione primaria di risorse in esso contenute, e il suo utilizzo in senso stretto. In ambito risorse, ci si riferisce a materie prime energetiche (in Italia, idrocarburi, fluidi geotermici) e materie prime non energetiche (acque dolci sotterranee, minerali metallici, industriali e strategici). In ambito utilizzo, concetto peraltro relativamente recente, ci si riferisce sia agli aspetti legati allo stoccaggio di fluidi (gas naturale, CO2, idrogeno, ma anche calore – TES, Thermal Energy Storage), sia alla pianificazione di opere nel sottosuolo destinate fondamentalmente al settore delle infrastrutture e dei trasporti.

Investire nelle risorse energetiche senza ideologie: il caso Emilia-Romagna

Coniugare sostenibilità e sviluppo in un’ottica green non solo è auspicabile ma ci viene chiesto da una legislazione comunitaria, nazionale e locale sempre più stringente. L’Emilia-Romagna ha compiuto notevoli progressi in tal senso. Ne abbiamo parlato con Luca Rossi (Direttore Generale Confindustria Emilia-Romagna)

Sostenibilità ed economia circolare sono le parole chiave di un processo che mira ad una transizione verso un modello più green e più equo. Quali sono i risultati finora raggiunti dalla Regione Emilia-Romagna e quali soprattutto gli obiettivi in chiave prospettica?

Nella mobilità serve coraggio

Le risorse europee in arrivo attraverso il Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR), pari a circa 209 miliardi (tra prestiti e fondo perduto), rappresentano una seria opportunità per investire in innovazione e mettere la sostenibilità al centro delle scelte per il futuro dell’Italia. Per quanto riguarda mobilità e infrastrutture dobbiamo recuperare ritardi cronici, a partire dagli spostamenti in città, in linea con i piani europei di riduzione dei gas serra al 2030 (-55%), di decarbonizzazione e puntando ad emissioni zero al 2050. Una sfida complessa che richiede intelligenza e risorse, unitamente a scelte politiche coerenti e coraggiose. 

Edilizia e industria: quale direzione deve prendere l’efficienza?

Tra i principali paesi europei, l’Italia ha il grado più elevato di dipendenza energetica dall’estero e quindi avrebbe tutto l’interesse a promuovere e allargare gli interventi per l’efficienza energetica. Si tratta di interventi che si portano dietro ulteriori benefici: la creazione di nuovi posti di lavoro qualificati; la riduzione di emissioni climalteranti; la riduzione di emissioni dannose per la salute. Infine, considerando che gran parte del valore aggiunto generato rimane localizzato, la promozione dell’efficienza energetica corrisponde ad un equivalente sostegno all’economia nazionale in un momento particolarmente difficile.

Recovery Fund e transizione: non perdiamo altro tempo

Con l’arrivo dei finanziamenti legati al Recovery Fund e la pubblicazione della prima bozza di linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’Italia sembra finalmente orientata a investire nella transizione ecologica. Una battaglia che negli ultimi anni ha riscosso grande interesse presso l’opinione pubblica ma che ha attecchito poco a livello politico. Ne abbiamo parlato con Rossella Muroni,

Pandemia e transizione: meglio non cantare vittoria troppo presto

Ci si interroga di frequente su quel che sarà dell’energia dopo il virus; e sembra prevalere l’ipotesi per cui il virus favorirà, e anzi accelererà, la decarbonizzazione. Il tema viene di regola interpretato in due tonalità. La prima è che il virus dimostra l’insostenibilità del nostro “sistema economico di ingiustizia sociale e di disprezzo per la cura del creato” (la citazione è di Papa Francesco), e che perciò ci impone quasi normativamente un abbandono del nostro modo di addomesticare energia fossile. La tonalità alternativa declina invece più laicamente il modo in cui il lockdown ha cambiato comportamenti ed abitudini; e ne deriva che il dopo virus non sarà un ritorno alla normalità del passato, ma il graduale affermarsi e consolidarsi di una “nuova normalità” meno fossile e oggi ancora in divenire.

Prezzi del gas, rimbalzo di fine estate in un 2020 da dimenticare

Nei primi otto mesi del 2020, i prezzi medi del gas in Europa sono risultati inferiori di circa il 50% rispetto al pari periodo 2019.  Al Ttf, l’hub olandese riferimento dell’Europa continentale, le medie mensili hanno visto un costante calo da inizio anno fino a fine maggio, passando da 11,2 €/MWh in gennaio a 4,6 €/MWh, dato minimo dall’avvio del mercato. Da allora, le quotazioni hanno imboccato una ripresa che si è fortemente accentuata nella seconda metà di agosto e ancora a inizio settembre, lasciando gli analisti a domandarsi se, dopo il “biennio nero” del gas iniziato a fine 2018, la dinamica sia destinata a proseguire.

Chi compra sul mercato della CO2 è davvero interessato alla transizione?

L’evoluzione dei prezzi dei permessi di emissione è stata piuttosto turbolenta quest’anno, così come d’altronde lo è stato il clima economico globale. La pandemia da Covid-19 ha spiazzato tutti i mercati presentando scenari completamente nuovi, i quali hanno cambiato, forse per sempre, alcune regole del gioco. In soli 4 mesi, tra marzo e luglio, abbiamo visto le EUA raggiungere i minimi degli ultimi 2 anni ed i massimi degli ultimi 14, record quasi assoluto considerando che il meccanismo ETS esiste dal 2005.

Quale futuro energetico per la Sardegna?

Dopo anni, forse decenni, in cui si discute sul possibile sviluppo energetico della Sardegna, l’unica regione d’Italia esclusa dalla metanizzazione, forse si potrà iniziare a farlo con i dati alla mano. Il recente studio pubblicato da RSE ha infatti messo insieme tutti i pezzi di un puzzle altrimenti difficile da decifrare, arrivando a prospettare un futuro energetico ideale per la seconda isola più grande d’Italia.

Page 1 of 15 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 »
Execution time: 621 ms - Your address is 3.92.74.105
Software Tour Operator