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Transizione: depotenziare l’ideologia del NO investendo sul futuro

L'economia sarà ancora centrale nell'agenda politica globale e il piano NextGenerationEU sarà il punto di partenza per la costruzione dell’Europa nel nuovo sistema globale. Le risorse assegnate all’Italia per lo sviluppo delle infrastrutture e la crescita della digitalizzazione ammontano a 76,4 miliardi, pari ad un terzo delle risorse complessive.

Deposito nazionale di rifiuti radioattivi: tre motivi per pensare positivo

Solo tre settimane fa, il 30 dicembre scorso, i Ministeri competenti (Sviluppo Economico e Ambiente) hanno rilasciato a SOGIN, l’azienda di Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, il nulla osta per la pubblicazione della CNAPI, la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee. La mappa indica le zone del territorio italiano che sono adeguate ad ospitare il “deposito nazionale”, vale a dire l’infrastruttura ingegneristica dedicata allo smaltimento controllato e definitivo dei rifiuti a bassa e media radioattività, in parte già prodotti e in parte ancora da produrre da qui al 2070.

L’ultimo dei gasdotti

Correva l’anno 2007. Poderoso appello di Camilleri cui dà palco Repubblica. Salviamo Noto dalle trivelle. Ci venne venduta l’idea che grazie a un titolo minerario qualcuno potesse a suo arbitrio far buchi davanti alla cattedrale; ed anche che il danno e l’impatto sul territorio del cercare e produrre idrocarburi sarebbe stato grave ed irreversibile. Vinsero naturalmente i buoni; ed il latifondista petrolifero fu cacciato dalla rivolta di braccianti ed intellettuali. Nel trionfo si dimenticarono però di un particolare. 

Eolico offshore e agrivoltaico: se anche le rinnovabili diventano scomode

Le avanguardie ambientaliste del secolo scorso si muovevano lungo una frattura allora molto profonda, quella che separava la tutela del lavoro da quella della salute (ambientale e dunque umana). Fortunatamente, l’avanzata del progresso tecnologico sta progressivamente limando i motivi di scontro su questo fronte. I problemi da superare restano, ma adesso gli strumenti per affrontarli ci sono. Si sta però diffondendo a macchia d’olio un nuovo tipo di conflitto, ben più subdolo: quello tra “sfiduciati” e “costruttori”. Su questo terreno, almeno in Italia, i nuovi ed illuminanti motivi di frizione sono l’eolico offshore e l’agrivoltaico.

Per combattere la sindrome Nimby parliamo meno del “dove” e più del “perché”

Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, gasdotto TAP, stoccaggio della CO2, eolico offshore e agrofotovoltaico. L’Italia è ancora una volta bloccata sulle barricate dei NO e la confusione è tale che è difficile capire quale decarbonizzazione è accettabile da parte dell’opinione pubblica. Con il rischio che per difendere gli interessi locali si perda di vista l’interesse nazionale e il benessere pubblico legato agli obiettivi climatici. Ne parliamo con Rossella Muroni, già presidente di Legambiente e oggi vicepresidente della Commissione Ambiente presso la Camera Dei Deputati.

Zero emissioni e 5 milioni di occupati green al 2050: si può fare

La neutralità carbonica entro il 2050 a un costo netto pari a zero non solo è possibile per l’Unione Europea, ma potrebbe generare 5 milioni di nuovi posti di lavoro. Secondo il nuovo report “Net-Zero Europe: Decarbonization pathways and socioeconomic implications” pubblicato da McKinsey & Company, il settore elettrico sarebbe il primo a raggiungere zero emissioni nette, a metà del 2040. I trasporti raggiungerebbero l’obiettivo nel 2045, il settore delle costruzioni alla fine del 2040, quello industriale nel 2050, e a seguire l’agricoltura.

Un anno con poca “energia”

Il 2020 sarà ricordato come uno degli anni più difficili che le economie mondiali abbiano mai dovuto affrontare, almeno nei tempi moderni. La pandemia ha colto tutti impreparati e ha avuto un impatto molto pesante sulla domanda di energia. Impatto particolarmente evidente sulla domanda di petrolio che ha risentito del crollo nel settore dei trasporti (soprattutto aereo) dove la fonte petrolifera copre oltre il 90% del fabbisogno. Stando alle ultime stime dell’Agenzia internazionale per l’energia, nel 2020 la domanda di petrolio dovrebbe ammontare a poco più di 91 milioni b/g, cioé circa 10 milioni in meno rispetto allo scorso anno, mentre per il 2021 prevede che possa risalire intorno ai 97 milioni.

Diesel: non fate la guerra ai sussidi sbagliati

Nell’anno che si chiude abbiamo assistito a una brusca frenata dei consumi petroliferi che ci ha fatto tornare indietro di trent’anni. I consumi di benzina sono calati di oltre il 20% e quelli di gasolio del 17%. Alla luce dell’esperienza vissuta nel 2020 può essere utile fare qualche riflessione su alcuni slogan e sulle politiche volte a ridurre l’impatto ambientale del settore energetico.

Perché l’approvvigionamento petrolifero è una questione geopolitica, oltre che economica?

Tra i fattori di competitività del nostro Paese si tende spesso a dimenticare un dato legato al mix energetico nazionale. Non si tratta del mancato affrancamento dalle fonti fossili, che ancora oggi soddisfano oltre il 70% della domanda primaria, quanto della drammatica dipendenza da fonti energetiche provenienti dall’estero. Una nazione è tanto più a rischio quanto più alta è la sua dipendenza energetica e tanto più le importazioni provengono da limitati paesi fornitori, tendenzialmente con una bassa stabilità geopolitica.

Il contributo del fotovoltaico nello sviluppo del Green Deal

La transizione energetica è un tema chiave non solo per gli obiettivi di sviluppo sostenibile a livello globale, ma soprattutto per i benefici generati a livello locale. Per questo motivo le imprese del settore elettrico sono fortemente impegnate nel riuscire a cogliere i benefici del Green Deal che nel solo settore elettrico potranno generare 90.000 nuovi occupati e 100 miliardi di euro di investimenti.

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