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L’Italia alla sfida del waste management

La gestione dei rifiuti è sempre più strategica in tutti i Paesi, non solo sul piano ambientale e della qualità della vita, ma anche su quello industriale ed economico. L’Italia è una medaglia a due facce. Da un lato, tradizionalmente povera di risorse, ha sviluppato - molto più di altre nazioni - le filiere del recupero nelle quali può vantare eccellenze in diversi comparti. Dall’altro, presenta diffuse criticità nella gestione dei rifiuti, tanto urbani che speciali, e manca ancora una strategia nazionale in materia. Il Paese non ha, insomma, una visione che sia al contempo di tutela ambientale e di politica industriale.

Rifiuti: l’Italia del riciclo resiste alla pandemia e rilancia

Tutti ricorderemo il 2020 per la pandemia da COVID-19 e per le ripercussioni che si sono registrate in tutti i settori produttivi e che, in modo diretto o indiretto, hanno impattato anche sulla gestione dei rifiuti. Una prima panoramica di questi effetti è presentata nel Rapporto “L’Italia del riciclo 2020”, pubblicato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e Fise Unicircular in collaborazione con le filiere della gestione dei rifiuti. I dati mostrano un settore che, anche se con qualche difficoltà, ha saputo resistere, garantendo la raccolta e l’avvio a riciclo dei rifiuti e assorbendo le criticità.

Covid: come smaltire i rifiuti della pandemia

Mascherine e guanti. A partire da marzo 2020, gli italiani hanno preso dimestichezza e familiarità con i cosiddetti dispositivi di protezione individuale, che permettono di evitare il contatto interpersonale nelle occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Tutto è iniziato con le misure di prevenzione del DPCM 26 aprile 2020, che prevedevano, tra l’altro, le prime disposizioni rispetto all’uso di mascherine e al distanziamento sociale sia in ambito occupazionale, sia nella vita quotidiana e sui servizi di trasporto pubblico, anticipando ciò che sarebbe avvenuto con la graduale riapertura delle attività produttive e l’allentamento di alcune restrizioni per la popolazione.

Auto elettriche, il riciclo delle batterie è ancora un problema?

La pandemia mondiale da Covid-19 ha velocizzato a livello globale la già avviata riflessione sulla mobilità sostenibile e sui cambiamenti da attuare per garantire sempre di più spostamenti a basso impatto ambientale e con consumi minimi delle risorse naturali. È una sfida che parte dai mezzi di trasporto, pubblici e privati, destinati a essere sempre più elettrici, smart e condivisi. È l’inizio di una rivoluzione che fa perno sulla batteria a celle di litio, un oggetto relativamente piccolo, ma con un ciclo di vita molto complesso su cui influiscono direttamente fattori economici, normativi, geopolitici e infrastrutturali ben precisi.

Economia circolare e rifiuti: non bastano i soldi, serve semplificare

Dal Rapporto Rifiuti Urbani 2020 al Recovery Fund. Intervista a tutto tondo al Direttore Generale di Ispra, Alessandro Bratti, che prevede un nuovo impulso per l’economia circolare, ma teme che senza una riformulazione del sistema di autorizzazioni e un potenziamento deli organi di controllo i nuovi investimenti rischiano di non tradursi in una transizione concreta.

Comunità energetiche e sociali per contrastare la povertà energetica

Le comunità di energia rinnovabili raggruppano cittadini, piccole e medie imprese e enti territoriali per garantire la condivisione dell’energia rinnovabile prodotta fra i membri della stessa comunità. In un ambito territoriale molto circoscritto - quello delle utenze sotto la stessa cabina secondaria (equivalente a un piccolo quartiere) - la comunità può fare impianti propri o convenzionarsi con impianti di terzi per organizzare la condivisione dell’energia.

Il progetto GECO e i vantaggi della comunità energetica per i condomini del Pilastro

Il progetto GECO (Green Energy COmmunity) nasce nel distretto Pilastro-Roveri di Bologna, un’area in cui si concentrano edifici residenziali (circa 7.500 abitanti, di cui 1.400 in alloggi sociali), complessi commerciali (il Centro Commerciale Pilastro, Centro Commerciale Meraville, CAAB e Fabbrica Italiana Contadina - FICO/Eataly) e centri di produzione industriale ed artigianale, prevalentemente concentrati nella Zona Roveri.

La finanza sostenibile per il rilancio con imprese e istituzioni

Nel 2021 l’Italia sarà impegnata a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di COVID-19 e a rilanciare la crescita. La direzione di questi sforzi dovrà essere coerente con impegni sottoscritti a livello internazionale, come i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs) e l’Accordo di Parigi sul Clima. Inoltre, la Commissione Europea ha chiarito che la strategia di crescita dell’Europa è l’EU Green Deal, il piano di politiche e di investimenti lanciato nel 2019 per decarbonizzare l’economia e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 attraverso una “giusta” transizione.

Green finance: il ruolo dell’Unione Europea

Lo sfociare della pandemia ha travolto le economie mondiali ponendole di fronte a nuovi rischi sociali e ad accresciute esigenze di spesa. Gli investimenti nel sistema sanitario, i fondi per la ricerca medica e scientifica ed il sostegno al salario per le categorie più colpite dalle misure di contenimento, sono alcuni degli esempi di spesa ad impatto sociale che hanno spinto enti pubblici e privati a finanziarsi sul mercato tramite emissioni di social bond. Nel 2020 (stima di novembre 2020) le emissioni di social bond, a livello globale, sono quintuplicate rispetto al 2019, passando da circa 36 miliardi di euro a 157 miliardi. Oltre ai fattori contingenti dettati dalla pandemia, ad incoraggiare la crescita è stato il consolidamento di standard di mercato e l’impulso dato dall’UE.

Dark finance: chi finanzia l’industria del carbone?

Ormai è assodato. Entro i confini dell’Unione europea la decarbonizzazione si fa anche svuotando i portafogli finanziari dei grandi investitori dagli asset fossili e soprattutto carboniferi. Al contrario, la stragrande maggioranza degli investitori statunitensi e asiatici sembra ancora restia a considerare la lotta ai cambiamenti climatici un affare anche finanziario. È l’esito del report pubblicato da Urgewald, Reclaim Finance, Rainforest Action Network, 350.org Japan e altre 25 ONG che da anni sono impegnate nel quantificare e denunciare il ruolo della finanza dietro l'industria globale del carbone.

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