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Stress idrico e desertificazione: la sfida per l’Italia parte dai campi agricoli?

L’acqua ricopre oltre il 70% della superficie terrestre, ma solo lo 0,027% dell’intera torta è acqua dolce disponibile all’uso umano: una piccola fetta, che diventa ogni anno più sottile e contesa mentre la popolazione globale cresce e i cambiamenti climatici avanzano. Ma se l’umanità può rinunciare al petrolio di certo non può fare a meno dell’acqua, la cui scarsità ci pone già oggi di fronte a sfide ciclopiche. Non si tratta più di previsioni futuribili, ma di cronaca.

Scarsità idrica in Italia: colpa del clima o colpa dell’uomo?

Nonostante i picchi record raggiunti dal termometro, l’estate 2019 è trascorsa senza particolari fenomeni di crisi idrica (almeno in Italia). Il che non vuol dire che non sia il caso di occuparsene: l’occasione è anzi propizia per poterne ragionare senza l’assillo dell’emergenza e il rumore mediatico che ha accompagnato l’annus horribilis 2017, nel quale perfino Roma ha corso seriamente il rischio di sospendere l’erogazione.

Sconfiggere la povertà energetica per vincere la sfida climatica

Fino agli inizi del XIX secolo l’umanità non aveva vissuto quasi alcuno sviluppo economico, al punto che i tassi di povertà dei Paesi più ricchi non superavano quelli dei Paesi più poveri di oggi. Negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, dal 40 al 50% circa della popolazione viveva in una condizione simile a quella che troviamo attualmente nelle aree più povere dell’Africa sub-sahariana, e il 10-20% della popolazione poteva essere fatta rientrare tra gli indigenti.

Povertà energetica in Italia: prima le analisi, poi le policy

Fino a pochi anni fa, il tema dell’accesso a sistemi energetici puliti e moderni, a prezzi ragionevoli, era un argomento tipico del dibattito relativo alle economie emergenti dove, ancor‘oggi, 1 miliardo di persone non ha accesso all’elettricità e oltre 2,7 miliardi di persone utilizzano tecnologie inquinanti per la cottura degli alimenti e il riscaldamento. Negli anni recenti, complice da una parte la crisi economica che ha aumentato il numero di persone in povertà, e dall’altra il crescente peso delle componenti para tariffarie nelle bollette, nelle economie avanzate è emerso il problema dell’impossibilità di far fronte al pagamento per i consumi di energia per determinati segmenti della popolazione (affordability).

Povertà energetica in Africa: a colloquio con Romano Prodi

Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2017 il numero di persone che non hanno accesso all’elettricità nel mondo è sceso per la prima volta nella storia sotto ad 1 miliardo. Tra il 2016 e il 2017, in particolare, 97 milioni di persone hanno ottenuto l’accesso all’energia elettrica. Un dato che, tuttavia, la stessa AIE definisce impari, dal momento che tre quarti di questi nuovi cittadini energetici si trovano in Asia ed un simile risultato è fortemente dovuto al piano di elettrificazione dei villaggi rurali realizzato dal governo indiano.

Nuove decreto rinnovabili: intervista a Crippa

Lo scorso 8 luglio, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dell’Ambiente hanno firmato il decreto FER1. Come ci si è arrivati? Quali le principali novità? Possiamo definirlo un decreto strategico per il futuro dell’Italia e se sì perchè?

Il decreto FER1 nasce da un importante lavoro che è iniziato sin dai primi giorni dalla data di insediamento del Governo. A seguito della firma da parte dei Ministri Di Maio e Costa, il decreto è stato inviato per la registrazione alla Corte dei Conti prima della definitiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. 

Green energy vuol dire green jobs?

Grazie alla pubblicazione, a fine 2018, dello Special Report dell’IPCC, l’organo tecnico a supporto della Convenzione quadro sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, i Governi di tutto il mondo dispongono adesso di una roadmap chiara per le proprie emissioni di gas serra, in grado di rispondere al commitment dell’Accordo di Parigi del 2015: arrivare entro la metà del secolo a emissioni nette pari a zero, ossia la tanto agognata carbon neutrality.

L’énergie nucléaire est-elle la solution pour éviter le réchauffement climatique?

La protection environnementale de notre planète ne date pas d’aujourd’hui. La fin du précédent millénaire, il y a 20 ans, avait été marquée par deux événements importants : le développement durable et le protocole de Kyoto (COP 3). La COP 21 qui s’est déroulée à Paris en 2015 et s’est conclue sur un accord décisif, s’il est appliqué (ce qui reste à démontrer dans un futur qu’il faut souhaiter proche) regroupe ces deux aspects. Tenter d’éliminer l’utilisation des sources  d’énergies fossiles joue en effet à la fois en faveur du développement durable et de la lutte contre les émissions de gaz à effet de serre. Il n’y a pas que le CO2 ; d’autres gaz comme le méthane, sont beaucoup plus nocifs encore ! D’où le terme « décarboné », encore inconnu dans nos dictionnaires mais beaucoup utilisé actuellement. Difficile dans de nombreux cas, comme pour le chauffage ou encore pour les transports aériens ou maritimes, de se passer de l’énergie fossile mais pour la production d’électricité, cela est tout à fait possible et à 100 %.

Prospects for the nuclear industry

Orders for new nuclear power plants have been in short supply for more than 30 years. This is despite a number of predictions that a renaissance in ordering, driven by new lower cost nuclear technologies and the need to replace fossil fuel generation with lower-carbon generation. With the majority of the world’s reactor near or beyond their design life and despite life-time extensions being allowed in some countries, the prospect is that nuclear capacity will begin to decline sharply as existing reactors are retired and are not replaced by new ones.

È troppo tardi per invocare la rinascita nucleare

In improvvida coincidenza con la serie Chernobyl, che ripercorre la tragedia del 1986, riscuotendo i più alti indici di ascolto di sempre, l’Agenzia di Parigi ha riaperto il dossier nucleare con la domanda: “Can we achieve a clean energy transition without nuclear power?”. Del tutto pleonastica essendovi già nel titolo – Nuclear Power in a Clean Energy System – la risposta: no.

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