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L’evoluzione tecnologica ed energetica richiesta dalle smart city

Secondo le Nazioni Unite, nel 2050 circa il 66% della popolazione mondiale vivrà in contesti urbani che già oggi assorbono il 75% dell’energia totale globale e sono responsabili di circa il 70% delle emissioni di biossido di carbonio (CO2), nonostante occupino solamente il 2,6% della superficie terrestre. Alla luce di queste premesse, le smart city possono rappresentare una soluzione reale per superare adeguatamente le sfide portate dall’urbanizzazione, dalla rapida crescita della popolazione, dal deterioramento delle risorse energetiche e dall’inquinamento ambientale. 

Forestazione e resilienza: nuovi modelli per le città

Oggi sappiamo che la crescita continua delle città e il fortissimo processo di inurbamento in atto - soprattutto in paesi come l’India, la Cina, il Brasile, la Nigeria - porta con sé una serie di elementi che non possiamo non considerare. Il primo è relativo alla povertà, anche in termini di povertà estrema: se immaginassimo di riunire tutto ciò che è città in un’unica parte del pianeta, vedremmo che il 30% della popolazione di questa Pangea Urbana vive di fatto in condizioni di povertà assoluta.

Il ruolo dell’Italia nella partita energetica europea

Opportunità e vincoli geopolitici suggeriscono da tempo all’Italia di intraprendere le necessarie misure economico-industriali e diplomatiche che potrebbero farne, come spesso si è sentito, uno dei principali hub del gas naturale per l’intero continente europeo. Le opportunità risiedono in considerazioni geografiche piuttosto oggettive, che vedono la Penisola sia come un crocevia dell’Europa occidentale e orientale, sia come un perfetto molo naturale che si immerge al centro del Mar Mediterraneo, sede di imponenti giacimenti di gas ancora poco sfruttati.

La ricerca punta sulla sinergia tra Oil&Gas e rinnovabili

In molte aree del mondo, le piattaforme offshore di petrolio e gas stanno terminando la loro fase operativa. Non è facile stimare l'impatto ambientale sull’ecosistema marino delle attività di “decommissioning” ma è noto che le politiche di rimozione si basano sull'assunto di "lasciare il fondale marino come è stato trovato". Questo approccio sembrava, infatti, rappresentare l'opzione apparentemente più ecologica. Purtuttavia, durante il periodo produttivo, le piattaforme sono in grado di sostenere comunità di fauna e flora marina abbondanti e diversificate, alcune delle quali di importanza regionale.

Energia da moto ondoso: un’opzione per il futuro?

Le onde sono generate dall’azione del vento sulla superficie delle acque e, poiché il vento è a sua volta frutto della radiazione solare, l’energia delle onde è una forma indiretta di energia solare. Si stima che negli oceani il potenziale del moto ondoso ammonti a circa 29.500 TWh all’anno. Migliaia di brevetti sono stati depositati riguardanti dispositivi per la conversione di questa energia, a partire da quello registrato da Girard padre e figlio a Parigi nel 1799: la loro idea consisteva nell’utilizzo di una leva azionata da un galleggiante che trascinava una pompa alternativa posta sulla terraferma.

Wave energy: Riding into Europe’s energy future

In 2050, Europe’s energy landscape will look very different. Moving towards an electrified, carbon-neutral system means significantly increasing the uptake of renewable energy, with 80-100% of the future electricity supply set to come from clean energy sources.

Europe is sitting on a rich resource of clean, predictable ocean energy - and it will be needed, as its energy transition accelerates. It is estimated that 100GW of wave and tidal energy capacity can be deployed in Europe by 2050, which would meet around 10% of the region’s current electricity consumption.

L’Europa e l’energia dalle onde: una leadership mondiale

Il panorama energetico europeo del 2050 potrebbe essere molto diverso da quello attuale. La transizione verso un sistema elettrificato e a zero emissioni richiederà un forte aumento del contributo delle fonti rinnovabili che si prevede possano arrivare a coprire almeno l'80% della generazione elettrica.

Fortunatamente, l'Europa può contare su una risorsa energetica pulita, prevedibile e presente in abbondanza, ossia quella proveniente dai mari, che diventerà necessaria soprattutto quando la transizione verso un mondo low-carbon allungherà il passo.

Irlanda e Scozia: dove l'energia da moto ondoso è una realtà concreta

Attualmente, il Regno Unito detiene un'indiscussa leadership mondiale nel promettente settore dell'energia mareomotrice. I numeri - contenuti nel rapporto "UK Marine Energy 2019. A new industry" - parlano di 1.287 MW di impianti installati alimentati dalle maree e di 10 MW da moto ondoso, con ottime previsioni di crescita per i prossimi anni; per il 2025 risulta infatti già pianificata una nuova capacità installata da moto ondoso pari a 180 MW.

Moto ondoso: i progetti di Eni nell’Adriatico

Partiamo dal principio. Viene spesso affermato che le onde costituiscono la “più grande fonte rinnovabile inutilizzata al mondo”. Ci potrebbe aiutare a capire meglio questa affermazione?

Gli oceani e i mari del mondo sono un'enorme riserva di energia non sfruttata. Si stima che il loro potenziale energetico associato esclusivamente alle onde sia tra i 20.000 e gli 80.000 TWh/anno, una quantità di energia sufficiente per alimentare in linea teorica l'intero pianeta e pari (ottimisticamente) fino a tre, quattro volte il fabbisogno elettrico globale.

La Delibera ARERA 300/17: verso il nuovo dispacciamento

La transizione del sistema elettrico italiano in direzione di una crescente presenza di fonti rinnovabili non programmabili (FRNP), anche per mezzo di impianti di taglia ridotta connessi alla reti di distribuzione, ha richiesto di adeguare i meccanismi tramite i quali viene assicurato il funzionamento in sicurezza dell’intero sistema. L’incremento dell’immissione in rete da parte della generazione da FRNP è avvenuta, infatti, a spese delle unità programmabili a fonti fossili (tra cui i cicli combinati), riducendo la potenza disponibile per i servizi di regolazione; d’altra parte, la minor prevedibilità della produzione da FRNP determina un incremento delle necessità di bilanciamento e quindi del fabbisogno di riserva.

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