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Le potenzialità di Ravenna in termini di occupazione e sicurezza energetica

In un momento di crisi come quello attuale, in cui le imprese sono costrette a ridurre la produzione o peggio a chiudere per il caro energia, costituiscono un barlume di speranza le potenzialità in termini economici e soprattutto occupazionali dei tanti progetti che gravitano intorno all’energia a Ravenna. La città, da sempre uno dei più importanti distretti nazionali ma che ha risentito in negativo delle scelte in ambito energetico dei governi succedutisi in questi anni, potrebbe fungere da volano di crescita per la Pianura Padana ma anche per l’Italia tutta, soprattutto per i risvolti positivi in termini di miglioramento della sicurezza energetica. Ne abbiamo parlato con il Sindaco di Ravenna, Michele De Pascale.

Decarbonizzazione: serve puntare sul mix molecola-elettrone

Il piano REPowerEU, varato a maggio, è l’ultima, in ordine di tempo, delle grandi iniziative della Commissione Europea per accelerare la transizione energetica e nasce dall’urgenza di porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili provenienti dalla Russia, in un contesto di grave crisi socio-politica. La sfida della decarbonizzazione è iniziata però ben prima e l’industria del riscaldamento è tecnologicamente pronta in virtù del fatto che opera in un comparto, quello dell’edilizia, che è strategico ai fini degli obiettivi ambientali perché è responsabile di circa il 36% del totale delle emissioni di gas a effetto serra e del 40% dell’energia complessivamente utilizzata in Europa.

Prestazioni energetiche, ambientali ed economiche di generatori termici anche non convenzionali in edifici residenziali

Il settore edilizio residenziale italiano si sta muovendo verso una fase positiva di rinnovamento. I risultati attesi della cosiddetta “transizione ecologica” riguardano tre macrocategorie di obiettivi: efficienza energetica, salvaguardia ambientale e convenienza economica. Tali obiettivi devono essere perseguiti tramite un approccio sinergico, evitando estremistiche posizioni aprioristiche, specialmente quando si tratta di intervenire su edifici e/o impianti esistenti.

Fino al 100% di idrogeno nel riscaldamento: l’esperienza di Bosch

Bosch, multinazionale leader per tecnologie e servizi in diversi settori strategici, è da sempre attiva nello sviluppo di nuovi prodotti che utilizzano energie pulite e rinnovabili tra cui l’idrogeno, dalla produzione all’utilizzo finale.

Nel percorso verso la sostenibilità, l’elettrificazione da sola difficilmente potrà consentire una completa decarbonizzazione degli edifici, soprattutto in Italia, in cui ad oggi il riscaldamento a gas rappresenta oltre l’80% degli impianti esistenti. Per questo la Divisione Bosch Termotecnica, oltre agli ingenti investimenti già stanziati a favore dello sviluppo di pompe di calore elettriche sempre più efficienti e prestazionali, ha da tempo avviato anche progetti di sviluppo di apparecchi di riscaldamento che possano utilizzare idrogeno pulito, ovvero a zero emissioni di CO2.

Questa tecnologia può supportare e affiancare l’elettrificazione per abbattere le emissioni di anidride carbonica nel parco edilizio, soprattutto laddove non è fattibile, troppo complesso o semplicemente troppo costoso installare una pompa di calore elettrica. Non c’è dunque una contrapposizione tra le due tecnologie, che al contrario possono essere abbinate in un sistema ibrido a zero emissioni costituito da una caldaia a combustione verde (idrogeno) e una pompa di calore alimentata ad energia elettrica.

Elogio dell’autosanzione

La vulgata o è complottista o non è. E può darsi che Gazprom complotti davvero. L’anno scorso non ha venduto volumi a breve in piattaforma, insomma non ha messo in vendita gas aggiuntivo rispetto a quello che vende con contratti di lungo periodo. E non ha alimentato gli stoccaggi che controllava in Europa. Disse che aveva avuto qualche problema tecnico con la produzione; e che doveva con priorità riempire gli stoccaggi di casa sua. Che magari non è implausibile. Però anche magari era solo per fare esplodere i prezzi, e tenerci al guinzaglio in vista dell’inverno. Tra chi lo pensa c’è anche chi aggiunge che lo faceva in vista e in funzione della guerra prossima ventura; però magari a deciderlo bastava un po’ di genialità nella politica commerciale. E in punto di commercio di gas i russi sono sempre stati bravissimi.

Reazioni e tutele in caso di ammanco di gas russo

L’Italia e l’Europa si stanno giocando ormai la tenuta delle proprie reti di approvvigionamento, trasporto e distribuzione di energia e gas – con i principali rischi che si addensano sui mesi invernali almeno fino ad aprile 2023. L’uso di parole così nette sarebbe parso allarmistico fino a pochi giorni fa, nonostante la guerra in Ucraina stia infuriando da ormai più di tre mesi; anche oggi non si tratta che di un’evenienza, ma tutt’altro che remota.

Libano e Israele: serve un accordo per sfruttare il gas

A giugno, la regione del Mediterraneo orientale è stata teatro di eventi molto importanti legati al mondo dell’energia. All’inizio del mese, la compagnia greca Energean ha annunciato l’arrivo della sua unità di produzione, stoccaggio e scarico “Energean Power” presso il giacimento di Karish, nelle acque territoriali di Israele. Lungamente attesa, l’unità è salpata da Singapore e ci si aspetta inizi a produrre gas nei prossimi 3-4 mesi. Quello di Karish sarà il terzo giacimento produttivo in Israele, dopo Tamar e Leviathan. Evidentemente, questo annuncio non ha compiaciuto le autorità del Libano, le quali reclamano per sé i diritti di utilizzo del giacimento sin dall’ottobre 2020, da quando negoziazioni indirette sono state lanciate tra Libano e Israele con la mediazione degli Stati Uniti nel tentativo di risolvere dispute marittime lunghe decenni. Il governo libanese ha quindi chiamato come mediatore l’americano Amos Hochstein con l’intenzione di riesumare le negoziazioni.

La corsa alla diversificazione europea

Dopo aver goduto di prezzi bassi dal 2014 al 2020 e una volta uscita dal buio profondo della pandemia, l’Europa ha iniziato a dover fare i conti con l’impennata dei prezzi energetici. Le iniziali dinamiche di mercato si sono via via legate con quelle politiche e  militari. Infatti, se inizialmente il rialzo dei prezzi era ascrivibile ai fondamentali di mercato - quali la rapida ripresa della domanda dopo mesi di restrizioni e numerose criticità sul lato dell’offerta-, da fine 2021 a soffiare sulle quotazioni sono stati calcoli e motivazioni politiche.

Dalle petroliere alle metaniere: come si trasporta l’energia

Il mercato internazionale Oil&Gas è stato da sempre condizionato dal trasporto di queste commodities dai Paesi produttori a quelli consumatori, in ragione dello squilibrio tra le risorse disponibili e i consumi. Inoltre, è stato soggetto a crisi internazionali e instabilità politiche nelle aree di produzione: la Crisi di Suez nel 1956, la prima crisi petrolifera del 1973 in cui il mondo occidentale si trovò coinvolto nella più grave crisi economica dopo il 1929. Successivamente la guerra tra Iran e Iraq del 1980 e la Guerra del Golfo del 1990.

Se perdiamo la raffinazione…

I mercati petroliferi stanno attraversando un periodo piuttosto turbolento, in larga parte dovuto all’acuirsi del conflitto russo-ucraino, il quale sembra lontano da una soluzione diplomatica. I prezzi del petrolio viaggiano da diverse settimane sopra quota 110 dollari/barile (con punte superiori ai 120) esibendo oscillazioni molto ampie da un giorno all’altro, mentre i prodotti raffinati ogni giorno infrangono un nuovo record, soprattutto se espressi in euro/litro vista la debolezza dell’euro nei confronti del dollaro.

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