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Investire in nuovi impianti è la vera alternativa alla discarica

Il “Pacchetto Economia Circolare”, approvato dal Parlamento Europeo ed in via di recepimento da parte degli stati membri, si presenta come il fine a cui tendere nella gestione del rifiuto urbano al 2035. La direttiva quadro stabilisce infatti gli obiettivi minimi di riciclaggio (65%) e di smaltimento in discarica (10%) da raggiungere, stilando anche un percorso di crescita della percentuale di riciclaggio: 55% entro il 2025 e 60% entro il 2030.

Più impianti per gestire i rifiuti, si allarga l’impegno di Hera

Abbiamo chiesto a Tomaso Tommasi di Vignano, Presidente Esecutivo del Gruppo Hera, un parere sulla situazione italiana in materia di gestione dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda il tema degli impianti, diventati ancora più urgenti alla luce del blocco delle importazioni di rifiuti dalla Cina.

Dopo il caso dei termovalorizzatori, che alle fine dello scorso anno erano stati al centro del dibattito politico, il tema dell’impiantistica collegata alla gestione dei rifiuti è passato in secondo piano ma, ciclicamente, torna alla ribalta non appena si verifichi qualche emergenza. Qual è lo stato dell’arte in Italia sul fronte della gestione dei rifiuti?

Un euro più forte per aumentare la sicurezza energetica e ridurre la bolletta UE

Perché pagare ancora in dollari il petrolio e il gas importati in Europa, quando l'euro è una valuta stabile, affidabile, globalmente riconosciuta e ampiamente accettata per i pagamenti internazionali? La Commissione europea ha posto il problema nel dicembre scorso, con l'intenzione di rafforzare e sostenere il ruolo internazionale dell'euro.

Petrolio e dollaro: un matrimonio indissolubile?

Da circa 160 anni il petrolio è protagonista della scena energetica mondiale: dalla fase pionieristica della seconda metà dell’ottocento, a tutto il XX secolo che ha segnato l’apogeo del suo sviluppo, agli anni 2000 caratterizzati dalla specializzazione nei settori chiave dei trasporti e della petrolchimica, alla prospettiva odierna di un lento declino a favore delle rinnovabili, i prezzi del petrolio sono sempre stati espressi in dollari USA.

Euro vs dollaro: la risposta dell’UE al protezionismo americano

La sollecitazione della Commissione europea verso gli Stati membri affinché si promuovano scambi in euro nei settori strategici, petrolio e derivati in primis, segnala il protagonismo di un sovranismo europeo con il quale le istituzioni comunitarie intendono difendere il proprio ruolo e uscire dalla morsa dell’attuale congiuntura internazionale. Al fronte “esterno”, con una Brexit ancora in bilico e le guerre commerciali sino-americane, si sovrappone quello “interno” con le incerte elezioni alle porte.

Un mercato elettrico “de-dollarizzato” farà i conti con la Cina

Quando accendiamo la luce, stiamo indirettamente comprando dollari. È un’affermazione surreale, ma solo in apparenza. Esplorandone il fondamento, intravediamo gli scenari che potrebbero aprirsi per il mercato elettrico al termine del percorso di de-dollarizzazione recentemente dichiarato dall’Unione europea.

Sebbene il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica (PUN) sia denominato in euro, le centrali elettriche italiane bruciano combustibili fossili quotati in dollari sui mercati internazionali a pronti e a termine.

La svolta della Commissione europea su euro ed energia

La proposta di legare il prezzo dei combustibili fossili all’euro piuttosto che al dollaro USA è oggetto di dibattitto ormai da tempo, almeno in Europa, e non rappresenta di certo una novità dell’ultima ora, anche se spesso è stata connotata da caratteristiche puramente politiche. Ma il documento pubblicato lo scorso 5 dicembre dalla Commissione europea e firmato dal suo vicepresidente Valdis Dombrovskis e la relativa consultazione, tuttora attiva rivolta a tutti gli operatori pubblici e privati che svolgono un ruolo nei mercati finanziari e nella compravendita di commodities energetiche, hanno accesso nuovamente i riflettori sull’argomento.

Virtù e vizi dell’idrogeno: il suo ruolo nel sistema energetico

Possiamo immaginare un futuro in cui l’idrogeno fluisce nelle nostre case come adesso fa il metano? La risposta è tutt’altro che rassicurante: dipende da una serie di verifiche, cioè a patto di sostituire i tubi vecchi del gas con tubi nuovi ben foderati, di cambiare le nostre caldaiette per farle funzionare con un gas dal potere calorifico ben più alto, di installare sensori specifici per idrogeno in casa… Il punto è che ci immaginiamo e desideriamo sempre una rivoluzione: e se per questo aspetto del futuro ci augurassimo, invece, per una volta, una calcolata transizione?

Decarbonizzare il settore energetico con l’idrogeno da fonti rinnovabili

L’idrogeno come vettore energetico sta vivendo una seconda giovinezza. Dopo esser diventato popolare all’inizio del nuovo millennio, con il best seller di Jeremy Rifkin che lo dipinse come la soluzione a tutti i problemi energetici del mondo, approfondite analisi dimostrarono come alternative più economiche lo rendessero poco pratico nel breve termine. Come mai allora il rinnovato interesse?

Idrogeno nei trasporti, quanto manca?

La tecnologia è pronta, alcune tipologie di veicoli a idrogeno sono già disponibili sul mercato mentre altre lo saranno tra pochi anni. Alcuni Paesi però sono più avanti di altri e vedono in maniera chiara la possibilità di guidare un mercato in forte espansione.

L’utilizzo dell’idrogeno nei trasporti sta prendendo piede esponenzialmente in tutte le tipologie di mobilità, dal trasporto su strada, al ferroviario, al marittimo e alla movimentazione merci, e in diverse aree del mondo, dall’America all’Asia e all’Europa.

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