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Costo del capitale e prospettive di rischiosità nella distribuzione gas

Il documento di consultazione (DCO) 410/2019 illustra gli orientamenti dell'Autorità in relazione ai criteri di regolazione per i servizi di distribuzione e misura del gas che troveranno applicazione a partire dall'anno 2020. L’aggiornamento del tasso di remunerazione del capitale investito rappresenta un capitolo importante del DCO.

Dal DCO, risulta evidente l’intenzione dell’Autorità di ridurre il livello dei rendimenti riconosciuti nel settore mediante l’aggiornamento del parametro asset beta previsto dal quadro regolatorio relativo al WACC (Weighted Average Cost of Capital).

I punti salienti della consultazione sul V periodo regolatorio

Scheda dei principali contenuti del DCO 410/2019/R/gas

Con il documento di consultazione 410/2019/R/gas, pubblicato il 17 ottobre, l'Autorità per l'energia ha illustrato i propri orientamenti sui criteri di regolazione tariffaria per i servizi di distribuzione e misura del gas nel quinto periodo regolatorio, che troverà applicazione a partire dall'anno 2020. Il DCO, la cui scadenza per le osservazioni è stata di recente prorogata dal 15 al 22 novembre, fa seguito al DCO 170/2019/R/gas (sulle tariffe e qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas) e al DCO 338/2019/R/gas (sulla durata del periodo di regolazione e sulla qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas).

Gas, idrogeno e biometano: decarbonizzazione e investimenti vanno a braccetto

All’interno del sistema energetico italiano, il gas naturale ricopre un ruolo chiave rappresentando, con il 35% dei consumi di energia primaria nel 2018, la prima fonte energetica del Paese coprendo, nel solo settore civile, il 50% dei consumi energetici. Anche a causa delle elevate escursioni stagionali, la corretta gestione di questa risorsa dipende dal dimensionamento e dalla magliatura della rete gas, oltre alla capacità di stoccaggio di circa 170 TWh di gas, che è pari ad un quarto della domanda annua.

Non importa il colore del gatto: importa che prenda i topi

La mobilità è uno degli attributi della modernità. Se, durante l’intera propria storia, l’uomo ha cercato di spostarsi per migliorare le proprie condizioni di vita, l’automobile ha rappresentato in questo il più incredibile, esteso e rivoluzionario balzo evolutivo. Tuttavia, anche qui vale l’adagio per cui nessun pasto è gratis: la libertà di muoversi, mentre ha risposto a molte esigenze (anche ambientali) delle persone, ha creato altri problemi, tra cui quello dell’inquinamento locale e globale. Affrontarli richiede una strategia complessa finalizzata sia a catturare i benefici del progresso tecnologico, sia a premere l’acceleratore della policy, soprattutto in presenza di esternalità.

Economia circolare e rinnovabili: l’esempio dei pannelli fotovoltaici

I cambiamenti climatici, la sostenibilità e l’innovazione tecnologica sono i driver che guideranno le politiche globali di gestione dell’energia. Sfide che come ha mostrato il movimento studentesco Friday for Future lanciato da Greta Thunberg, non riguardano più solamente le imprese del settore elettrico ma la società nel suo complesso. Sono infatti dei processi che hanno sempre più a che fare, oltre che con la lungimiranza dei nostri decisori politici, con le scelte d’acquisto e le abitudini di vita fatte dai cittadini. 

I 70 anni della Cina tra dazi e transizione energetica

La Cina è stata praticamente per tutto il corso della storia dell’umanità il Paese più popoloso e per lunghi tratti una delle economie più importanti e avanzate. Eppure, ancora oggi, il resto del mondo non sembra del tutto pronto ad accettare la potenza cinese, come dimostra la guerra commerciale che contrappone il gigante asiatico agli Stati Uniti di Donald Trump. La ragione è che, per la gran parte della storia recente, la Cina – nonostante il suo peso demografico – è stata ai margini della grande geopolitica globale:

Dal carbone alle rinnovabili: lo switch cinese è credibile?

La fotografia scattata dai dati del China’s National Bureau of Statistics, dell’Agenzia Internazionale dell’Energia e del BP Statistical Review 2019 offre una buona chiave di lettura di quello che sta avvenendo in Cina sul fronte dell’energia. Ne emerge un paese attraversato da grandi cambiamenti e che si affaccia a rivoluzioni che potrebbero essere epocali - specie se consideriamo che si sta parlando della nazione più popolosa al mondo - ma sul quale continuano a pesare dei meccanismi decennali difficili da scardinare.

Tutte le strade dell’auto elettrica “made in China”

Nonostante alcuni forti segnali di rallentamento economico che si sono tradotti anche nel mercato automobilistico, da otto anni a questa parte la Cina è il primo mercato dell’auto con un volume di produzione e vendita che nel 2018 ha superato i 28 milioni di unità.

Numeri caratterizzati anche dalla crescente attenzione delle autorità cinesi nei confronti del risparmio energetico e della riduzione delle emissioni: le vere tendenze di sviluppo dell'industria automobilistica cinese.

Rinnovabili, terre rare e geopolitica: la strategia cinese prende forma

La transizione energetica sarà uno dei principali elementi che influiranno sui nuovi equilibri geopolitici del 21° secolo, insieme ai trend che si osserveranno in termini di demografia, disuguaglianza, urbanizzazione, tecnologia, sostenibilità ambientale, capacità militare e politica interna dei principali stati mondiali. Detenere il controllo e l'accesso alle materie prime energetiche e ai relativi mercati costituisce già oggi un fattore determinante che consente agli Stati di proteggere gli interessi strategici nazionali e al contempo di esercitare un’influenza economica e politica al di fuori dei propri confini.

Dove guarda la Cina?

La Cina ha appena finito i festeggiamenti per i 70 anni della sua Repubblica Popolare. E viene da chiedersi: come ha fatto un paese basato sull’industria pesante e sul carbone a diventare leader nell’hi-tech, nelle rinnovabili e nell’auto elettrica?

La grande forza della Cina sta negli investimenti in ricerca e sviluppo ai quali ha destinato ingenti risorse negli ultimi decenni. E non si tratta solo di investimenti tecnologici da parte delle imprese ma anche e soprattutto di formazione del capitale umano.

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