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Viaggio del Brent “ai tempi del colera”

In questi due anni di pandemia ha dato prova di grande elasticità e coordinazione, ma adesso il delicato meccanismo che ha fatto funzionare il mercato del petrolio sta iniziando a cigolare, e non è chiaro se gli scricchiolii siano frutto della transitoria incertezza dei tempi oppure scaturiscano da motivi strutturali, sui quali sarebbe bene intervenire al più presto.

L'onda lunga dell'attacco ad Abu Dhabi: dal petrolio alla geopolitica

Il recente attacco missilistico degli Houthi ad Abu Dhabi rischia d'innescare un'escalation tra le parti che minaccia la stabilità della regione e dei mercati petroliferi globali.

Lunedì 17 gennaio, cinque missili e un numero imprecisato di droni sono stati lanciati sul territorio degli Emirati Arabi Uniti. Nonostante i sistemi avanzati di difesa aerea, un drone ha raggiunto l'aeroporto di Abu Dhabi provocando un incendio, mentre un altro ha colpito la zona industriale di Mussafah facendo esplodere tre autocisterne e provocando tre morti e sei feriti.

Kazakistan: tra materie prime e intrecci geopolitici

La prima tempesta geopolitica che ha colpito il mondo – e i mercati – nel 2022 è stata quella che ha interessato il Kazakistan. Nel gigante geografico ed energetico centro asiatico, a inizio gennaio, si sono infatti registrate partecipatissime mobilitazioni di piazza, scoppiate per il rincaro del carburante. Che nulla ha avuto a che vedere con il ricatto geopolitico di Putin nei confronti dell’Europa, ma molto con l’autoritarismo e le disuguaglianze interne.

La variante Omicron spaventa anche il mercato del petrolio

Secondo un copione che ha numerosi precedenti nella lunga storia del petrolio, gli ultimi mesi di questo anno hanno visto un repentino cambio nello scenario economico ed energetico.

Fino al mese di ottobre la ripresa economica indotta dai successi nella lotta al COVID-19 aveva spinto i prezzi del petrolio a riguadagnare e poi superare i livelli del 2019 dando per scontato un ritorno alla normalità ed alle abitudini sospese per un lungo periodo di tempo, con particolare riferimento agli spostamenti di persone e merci da un continente all'altro, consentendo quindi un netto recupero della domanda di questa fonte.

Il bivio incerto della raffinazione italiana

La raffinazione rappresenta un asset strategico per la sicurezza energetica di un Paese, specie per uno come l’Italia che dipende per circa il 90% del proprio fabbisogno energetico dalle fonti estere. Negli anni passati l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) ha elaborato un apposito modello per valutare il grado di sicurezza energetica di un Paese, denominato Moses (Model of Short Term Energy Security) che, nel caso dei prodotti petroliferi, teneva conto di una serie di indici, tra cui il rapporto deficit/surplus tra i diversi prodotti, indicando nel 45% la soglia critica oltre la quale si cominciava ad essere in un’area di rischio medio-alto.

La raffinazione italiana è ancora strategica per il paese?

Il dibattito che si continua a sviluppare sull’industria della raffinazione italiana è stantio e basato su luoghi comuni vecchi di decenni. Si sente ripetere della bassa redditività che allontana ogni possibilità di nuovi investimenti e che porta inevitabilmente alla chiusura degli impianti. Non sono state mai individuate le cause profonde della crisi del settore e soprattutto non si è mai definita una prospettiva per il futuro. Nell’era della comunicazione, le chiusure di impianti vengono chiamate spesso riconversioni (in depositi, in bioraffinerie, in supporti logistici), ma comunque prevedono la fermata permanente degli impianti industriali ed il loro smantellamento.

I prezzi del petrolio superano i livelli pre-pandemia

L'anno in corso sarà la cartina di tornasole della ripresa economica mondiale dopo la disastrosa esperienza della pandemia da Covid 19 che ha colpito il pianeta tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020. L'avvio delle campagne di vaccinazione di massa a partire dalla fine del 2020 è stato il primo grande fattore di svolta per modificare una situazione drammatica che sembrava quasi senza uscita. Il cambio di amministrazione negli Stati Uniti è stato un altro fattore di spinta per rimettere in moto l'economia di quel paese che, in un primo tempo, aveva reagito alla sfida con scarsa convinzione.

Rialzo delle materie prime: effetto temporaneo o primi segnali di un superciclo?

La ripresa dell’economia mondiale è coincisa con un recupero significativo dei prezzi delle principali materie prime. La tendenza rialzista non si è esaurita nel 2020: le quotazioni di quasi tutte le commodity si sono mantenute incanalate lungo un percorso espansivo che ha trovato conferma, a ritmi accelerati, per tutta la prima metà del 2021. Nella maggior parte dei comparti i prezzi in euro hanno raggiunto livelli mai osservati in passato, al punto da interrogarci sulla possibilità che l’economia mondiale si trovi di fronte a un nuovo “superciclo” ovvero, che i recenti rincari rappresentino il primo step di una tendenza rialzista destinata a perdurare nel tempo.

Il Brent tornerà sopra i 100 dollari?

C’è la possibilità che inizi un superciclo per il mercato del petrolio? In altre parole, è davvero possibile che il Brent torni sopra quota 100 dollari al barile, come accadde otto anni fa, tra il 2013 e il 2014, oppure quei tempi sono definitivamente un ricordo? La risposta degli esperti è stata piuttosto categorica e univoca: questa possibilità non c’è. Perlomeno, non nei prossimi anni. Sono infatti ancora troppe le incertezze legate alla pandemia e al cambiamento di abitudini che essa ha innescato. Quindi, secondo le previsioni dell’Agenzia internazionale per l’Energia, la domanda di petrolio non tornerà ai livelli pre-Covid prima del 2023. Sempre se non ci saranno altre sorprese.

Algoritmi e speculazione: se il petrolio è “manipolato” dai mercati

La pandemia causata dal COVID 19 ha avuto un enorme impatto sulle abitudini ed i comportamenti dei cittadini, determinando, fra l’altro, una “temporanea” ma significativa modifica delle dinamiche del mercato petrolifero internazionale. Domanda, offerta ed evoluzione del prezzo del petrolio sono stati travolti sia da fenomeni oggettivi sia da gigantesche speculazioni di natura finanziaria che non si vedevano, in questa dimensione, da oltre un decennio. Paradossalmente, la stagnazione delle attività produttive ed economiche e la crisi dei mercati fisici è stata accompagnata da una vivacità incredibile dei mercati finanziari e da un rilancio della liquidità nelle borse petrolifere.

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