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FONTI FOSSILI | 74 ARTICOLI

Futuro della stazione di servizio o stazione di servizio del futuro?

Futuro della stazione di servizio o stazione di servizio del futuro?  Non è un gioco di parole ma uno degli interrogativi che tutti gli operatori si pongono in questa fase di transizione energetica e su cui si è discusso nell’ambito del recente convegno organizzato da Assopetroli-Assoenergia nel corso della fiera Oil&NonOil 2019. Per decenni il comparto della rete dei carburanti è stato un asset strategico fondamentale per la distribuzione energetica del Paese, pur cambiando più volte pelle. Il susseguirsi di uscite dal mercato italiano da parte delle major oil company, le fusioni tra operatori e la progressiva diffusione di operatori indipendenti hanno determinato un quadro più composito e dinamico rispetto al passato.

I droni in Arabia Saudita sono una sveglia per l’Europa

Due eventi stanno riproponendo pesantemente il tema dell’energia e dell’ambiente nel mondo: il viaggio di Greta a New York ed il bombardamento degli impianti di trattamento del petrolio in Arabia Saudita. Sono due segnali fortissimi, fra loro intrinsecamente legati ed a cui non si può rispondere separandoli o considerandoli indipendenti uno dall’altro.

Sussidi al consumo di combustibili fossili: quali riforme su scala mondiale?

Secondo i nuovi dati dell'Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), l'aumento dei prezzi del petrolio nel 2018 (media annua) ha avuto come effetto la crescita dei sussidi globali al consumo di combustibili fossili che sono tornati ai livelli del 2014, evidenziando così l’inefficacia delle riforme intraprese negli ultimi anni.

Sussidi sì, sussidi no

Secondo la definizione data dall’Ocse, per sussidio normalmente si intende “una misura che mantiene i prezzi per i consumatori al di sotto dei livelli di mercato, o mantiene i prezzi per i produttori al di sopra dei livelli di mercato o che riduce i costi per i produttori e i consumatori, tramite sostegno diretto o indiretto”.

Sulla questione sussidi il dibattito è sempre molto acceso, soprattutto quando si parla di quelli relativi ai combustibili fossili, oggetto di interesse a livello internazionale

Ma chi pagherà l’abolizione dei sussidi?

Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di assaggiare il pesto genovese: e se vi dicessimo che di genovese potrebbe essere rimasto poco più che il vasetto e che il pesto, invece, proviene dalla Tunisia? Ebbene, dal 2009 ad oggi, ovvero da quando sono state aumentate le accise sul gasolio destinato alla coltivazione in serra, in inverno tante delle pregiate foglioline di basilico che hanno reso celebre il prodotto genovese non crescono più sulle alture liguri, ma in Tunisia, da dove intraprendono un lungo viaggio – sicuramente poco eco-friendly – fino alle nostre tavole.

Trasporti sostenibili: chi inquina paga?

Trasporti, sviluppo sostenibile e ambiente: non è vero che chi più inquina più paga. E l’auto elettrica, al momento, non è propriamente un ‘miracolo a impatto zero’. Lo abbiamo detto come Conftrasporto il 18 giugno scorso e lo ribadiremo alla prossima edizione del Forum Internazionale dei Trasporti, in programma a Cernobbio il 21 e 22 ottobre prossimi.

Assopetroli-Assoenergia: 70 anni di storia

Assopetroli-Assoenergia festeggia quest’anno 70 anni di attività, 70 anni di storia durante i quali l’Associazione si è progressivamente adattata ai costanti mutamenti dello scenario energetico ed economico italiano ed internazionale.

Il cammino inizia nel secondo dopoguerra, quando le aziende associate, nonostante difficoltà logistiche e di approvvigionamento, riscaldano le case delle famiglie italiane e, parallelamente, danno vita ad una tra le più capillari reti di distribuzione stradale di carburanti d’Europa.

Distribuzione carburanti: settant’anni in cifre

Oggi la benzina è rincarata è l’estate del quarantasei, un litro vale un chilo di insalata, ma chi ci rinuncia? A piedi chi va? L’auto che comodità! Sulla Topolino amaranto, dai siedimi accanto che adesso si va”. Le parole di Paolo Conte rendono plasticamente conto di quel che per gli italiani significava negli anni del dopo-guerra – nei favolosi anni del miracolo economico – la ‘conquista’ sociale dell’automobile.

Nell’Italia contadina del 1949, col 40% di addetti in agricoltura (6% a fine secolo), possedere un’automobile era un lusso per pochi.

Lo stato della rete secondo i gestori

Nonostante una contrazione del 9% tra il 2010 e il 2017, l’Italia si conferma il paese con il maggior numero di punti vendita di carburante nell’Unione Europea, nonché quello con un erogato medio per punto vendita inferiore alla media comunitaria del 40%.

E’ inoltre indubbio che in questi ultimi sette anni la rete di distribuzione italiana abbia subito un processo di razionalizzazione e di ammodernamento, che tuttavia è lontano dall’essere completato. Si stima infatti che ammonti a circa 7/8 mila il numero di impianti che andrebbero chiusi per incompatibilità e inefficienze, ma che non vengono avviati allo smantellamento per gli alti costi di bilancio, di chiusura e di bonifica.

Il downstream petrolifero, il PNIEC e il post-2030

Gli obiettivi delineati nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), una volta approvati a livello comunitario, saranno vincolanti e difficilmente modificabili. Le scelte di oggi indirizzeranno quelle che gli operatori compiranno nei prossimi anni e, di conseguenza, gli investimenti che lo stesso PNIEC stima in oltre 180 miliardi di euro cumulati nel periodo 2017-2030, aggiuntivi rispetto allo scenario a politiche correnti.

Per far sì che tali investimenti si attivino, è essenziale un quadro normativo chiaro e certo e quindi una totale consapevolezza degli impegni che si intendono adottare e delle loro eventuali ricadute negative sulla competitività e sulle possibilità di sviluppo del Paese.

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