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Il 5 dicembre sono partite le sanzioni europee sul petrolio russo, con una formula davvero originale, suggerita da non si sa quali fantasiosi consulenti. A febbraio dovrebbero partire anche le sanzioni alle importazioni dei prodotti petroliferi dalla Russia. Come funzionerà il tutto? Le navi di petrolio provenienti dalla Russia non possono essere comprate e quindi scaricate ai terminali di arrivo delle raffinerie europee.
Dai massimi di marzo scorso, quando lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina spinse il Brent ben oltre quota 100, nei mesi successivi - con qualche piroetta - il prezzo del petrolio è sceso intorno agli 80 dollari al barile, un livello da molti operatori considerato accettabile sia per i paesi produttori che per i paesi consumatori.
Mentre il prezzo del petrolio viene riportato dai media da qualche decennio, il prezzo del gas, fino a qualche mese fa era conosciuto quasi esclusivamente dagli addetti ai lavori. Il cosiddetto “uomo della strada” oggi probabilmente ha letto o sentito che il prezzo del gas sul mercato di Amsterdam si attesta a 175 €/MWh, ma quasi sicuramente non è consapevole del fatto che quel prezzo equivale a 275 dollari per barile di grezzo, un prezzo che il Brent non ha mai neanche sfiorato.
A differenza degli altri pacchetti di sanzioni imposti dall’Unione Europea, sembra che il sesto – relativo all’embargo del petrolio e dei prodotti petroliferi russi - stia dividendo gli stati membri e non sia di facile attuazione. Quali sono le vere ragioni che non rendono praticabile quest’opzione e che esulano dalla mera opposizione di alcuni paesi come l’Ungheria? Ce lo spiega in una lunga e puntuale intervista Salvatore Carollo, Oil and Energy Analyst and Trader.
In questi due anni di pandemia ha dato prova di grande elasticità e coordinazione, ma adesso il delicato meccanismo che ha fatto funzionare il mercato del petrolio sta iniziando a cigolare, e non è chiaro se gli scricchiolii siano frutto della transitoria incertezza dei tempi oppure scaturiscano da motivi strutturali, sui quali sarebbe bene intervenire al più presto.
Secondo un copione che ha numerosi precedenti nella lunga storia del petrolio, gli ultimi mesi di questo anno hanno visto un repentino cambio nello scenario economico ed energetico.
Fino al mese di ottobre la ripresa economica indotta dai successi nella lotta al COVID-19 aveva spinto i prezzi del petrolio a riguadagnare e poi superare i livelli del 2019 dando per scontato un ritorno alla normalità ed alle abitudini sospese per un lungo periodo di tempo, con particolare riferimento agli spostamenti di persone e merci da un continente all'altro, consentendo quindi un netto recupero della domanda di questa fonte.
L’assemblea 2021 di Assopetroli-Assoenergia si accende sotto due coni di luce convergenti: il brutale rincaro dei prezzi dell’energia e l’incertezza delle policy sulla decarbonizzazione, a pochi giorni da Glasgow. Due facce della stessa medaglia.
L’impeto del caro energia dovrebbe richiamare l’attenzione di analisti e decisori sullo squilibrio strutturale tra domanda e offerta che è alla base degli aumenti, per cercare di porvi rimedio.
Il pacchetto comunitario “Fit for 55”, che prevede un ulteriore inasprimento dei già sfidanti target di riduzione delle emissioni di CO2 delle auto e veicoli commerciali leggeri nuovi definiti nel 2019, è un elemento che desta molta preoccupazione in tutta la filiera automotive, in particolare quella della componentistica. Senza in nessun modo sottovalutare la necessità di affrontare prontamente, a livello globale, le sfide ai cambiamenti climatici, riteniamo le politiche proposte dalla Commissione europea estremamente aggressive. Alla filiera automotive, in particolare, viene chiesto uno sforzo particolarmente gravoso, destinato a mettere a rischio la salute e la sopravvivenza di un elevato numero di imprese e di lavoratori.
Con la legge di conversione del decreto Sostegni-bis è stato rifinanziato con 350 milioni di euro il fondo automotive per l’acquisto di veicoli a basse emissioni di CO2 e per la prima volta gli incentivi sono stati estesi anche alle auto usate, con un importo dedicato di 40 milioni. La legge è in vigore dal 24 luglio e dunque avranno diritto a usufruire del bonus le auto acquistate dopo quella data che rispettano i requisiti della norma. La piattaforma per prenotare l'incentivo, tuttavia, nel momento in cui scriviamo, non è ancora attiva: è previsto che sia operativa nel mese di settembre.
L’anno più difficile per l’industria energetica e petrolifera si è concluso, pur in una situazione caratterizzata dalla forte presenza del coronavirus in molti paesi ed in particolare in Europa, che si è trovata nella difficile condizione di dover adottare a gennaio nuove stringenti misure restrittive dell’attività di molti settori e della circolazione delle persone, con prezzi del petrolio in sensibile rialzo.
Il recupero dei prezzi, più che ad una forte ripresa della domanda, limitata alla sola Cina, è indubbiamente legato alla notizia della messa a punto di una serie di efficaci vaccini ed all’inizio delle vaccinazioni di massa negli Stati Uniti ed in Europa.