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ACQUA & AMBIENTE | 85 ARTICOLI

Raccolta e riciclo della plastica: motore di crescita e innovazione per il Paese

La raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica, oltre a permettere in Italia lo sviluppo di competenze tecnologiche tra le più avanzate in Europa, ha determinato una forte spinta all’innovazione, consentendo all’industria italiana di competere nel mercato globale con prodotti e materie prime seconde derivanti dalla trasformazione dei polimeri.

La plastica è un materiale versatile, che per le sue proprietà in termini di resistenza, trasparenza, leggerezza ed infrangibilità è tra i principali responsabili dell’accelerazione tecnologica del Novecento ed è alla base dello sviluppo di tutti i principali settori moderni, dall’elettronica al biomedicale, dalla robotica alla telecomunicazioni.

Bioshopper: la posizione di Coop

Un intento nobile e condiviso, ma una normativa non chiara e tale da creare confusione. E’ la posizione espressa da Coop in merito alle nuove disposizioni entrate in vigore lo scorso 1 gennaio sui sacchetti biodegradabili e compostabili da utilizzare nei reparti ortofrutta.

Materia solo apparentemente banale che ha generato non poche polemiche, soprattutto in virtù del costo scaricato per legge sul consumatore finale, e comunque materia di non poco conto se si considerano i numeri di utilizzo di questa tipologia di sacchetti.

La rinascita della filiera italiana della bioplastica

Intervista a Marco Versari (Presidente AssoBioPlastiche)

La nuova legge sui sacchetti biodegradabili e sulle buste della spesa in plastica ha scatenato una campagna mediatica improntata sulla disinformazione e sulla dietrologia. Ci aiuta a fare un po’ di chiarezza?

Prima di tutto bisogna fare un passo indietro. Già dal 2012 l’Italia ha avuto una legge sulle buste della spesa riutilizzabili e biodegradabili che obbligava gli esercenti ad esplicitare il costo dei sacchetti e ad abbandonare le tradizionali buste in polietilene in favore di materiali biodegradabili.

Ecomondo: la green economy in mostra

La green economy targata “Italia” continua a crescere: 385.000 le imprese che vi fanno riferimento, un giro d’affari ormai prossimo ai 200 miliardi di euro, un’occupazione futura che si stima possa produrre 190.000 posti di lavoro entro il 2030. Sono questi i numeri che vanno in scena dal 7 al 10 novembre a Rimini nella 21° edizione di Ecomondo

Le energie rinnovabili all’insegna della circolarità

Come leggere i flussi energetici in termini di economia circolare? Da un lato abbiamo i combustibili fossili che rappresentano il paradigma del modello lineare usa e getta. Il loro impiego, infatti, genera emissioni che, oltre alle conseguenze locali, sono direttamente responsabili della principale emergenza ambientale planetaria, quella del cambiamento climatico. Anche il nucleare presenta notevoli criticità nella chiusura dei cicli, come ci ricordano i problemi legati allo smantellamento delle centrali e al confinamento per decine di migliaia di anni delle scorie radioattive.

L’approccio circolare di HERA

Ripensare radicalmente i processi di produzione industriale e contribuire ad un cambio di mentalità che porti a vedere nei rifiuti nuove risorse continuamente riutilizzabili. Sono questi i presupposti fondamentali su cui si basa la transizione verso un modello di economia circolare, fondamentale per “estendere” la vita di materie prime e risorse naturali attraverso il riciclo, il riuso, una maggiore durata dei prodotti (per il tramite di una progettazione più efficace che ne favorisca la riparabilità) e grazie alla condivisione.

Pellet e legna: senza manutenzione si inquina di più

Il peso del riscaldamento domestico nel bilancio delle emissioni inquinanti è ormai ben noto e generalmente accettato. Le ragioni sono da ricercarsi nella sua capillare diffusione, che si estende dalla grande città al piccolo paese di montagna; emerge spesso che proprio nelle aree lontane da insediamenti industriali o dagli effetti del traffico i livelli di inquinamento dell’aria siano tutt’altro che trascurabili.

D’altro canto, non tutti i combustibili impiegati inquinano allo stesso modo: i dati ISTAT (2014) ci dicono che più del 70% delle famiglie italiane usa il metano per riscaldarsi ma il contributo preponderante alle emissioni, in special modo di PM10, è da attribuirsi all’utilizzo domestico delle biomasse (stufe e caminetti che impiegano legna da ardere e pellet).

Qualità dell’aria nelle città: come intervenire?

L’inquinamento dell’aria nelle nostre città continua a fare vittime, e non poche, nonostante i miglioramenti registrati in molte aree del mondo, a cominciare dall’Europa. Numeri che portano a considerare questo fenomeno una vera e propria pandemia, come è stata chiamata nella ricerca della Fondazione per lo sviluppo sostenibile presentata da meno di un mese “La sfida della qualità dell’aria”. Nel mondo ogni anno milioni di persone muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico e 9 persone su 10 vivono in luoghi con livelli di inquinamento più alti di quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Europa i tre inquinanti a maggiore criticità – particolato atmosferico, biossido di azoto e ozono – annualmente sono responsabili di oltre mezzo milione di decessi prematuri, più di 20 volte il numero delle vittime di incidenti stradali.

Un mix energetico più sostenibile per combattere l’inquinamento domestico

Il gas si conferma la principale fonte per l’uso riscaldamento, tanto in Italia quanto in Europa. Se nel nostro paese, o più in generale nel Vecchio Continente, la scelta è prevalentemente di natura tecnologica e/o economica, altrove il tema assume anche una dimensione sociale. Nei paesi in via di sviluppo, infatti, il numero di persone prive di accesso a servizi energetici moderni è ancora molto elevato e negli anni a venire il gas – insieme a GPL, elettricità e nuove rinnovabili – potrebbe assumere un ruolo determinante nella riduzione della povertà energetica. 

Biomasse: più controlli e meno incentivi. Intervista a Francesco Franchi, presidente di Assogasliquidi/Federchimica

Secondo i risultati del recente studio Innovhub, è stato confermato l’impatto negativo in termini ambientali e sanitari degli impianti alimentati a biomassa legnosa per l’utilizzo nel settore del riscaldamento, a fronte di performance positive dei combustibili gassosi. Il riscaldamento a gas è quindi la soluzione migliore per le famiglie italiane?

Lo studio di Innovhub presentato a Milano il 23 ottobre ha ulteriormente indicato con dati tecnici alla mano il forte contributo negativo delle biomasse all’inquinamento atmosferico, con i conseguenti danni per la salute umana.

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