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ACQUA & AMBIENTE | 77 ARTICOLI

Un mix energetico più sostenibile per combattere l’inquinamento domestico

Il gas si conferma la principale fonte per l’uso riscaldamento, tanto in Italia quanto in Europa. Se nel nostro paese, o più in generale nel Vecchio Continente, la scelta è prevalentemente di natura tecnologica e/o economica, altrove il tema assume anche una dimensione sociale. Nei paesi in via di sviluppo, infatti, il numero di persone prive di accesso a servizi energetici moderni è ancora molto elevato e negli anni a venire il gas – insieme a GPL, elettricità e nuove rinnovabili – potrebbe assumere un ruolo determinante nella riduzione della povertà energetica. 

Biomasse: più controlli e meno incentivi. Intervista a Francesco Franchi, presidente di Assogasliquidi/Federchimica

Secondo i risultati del recente studio Innovhub, è stato confermato l’impatto negativo in termini ambientali e sanitari degli impianti alimentati a biomassa legnosa per l’utilizzo nel settore del riscaldamento, a fronte di performance positive dei combustibili gassosi. Il riscaldamento a gas è quindi la soluzione migliore per le famiglie italiane?

Lo studio di Innovhub presentato a Milano il 23 ottobre ha ulteriormente indicato con dati tecnici alla mano il forte contributo negativo delle biomasse all’inquinamento atmosferico, con i conseguenti danni per la salute umana.

Tutela e salvaguardia vanno in scena al Festival dell’Acqua

Stato delle risorse idriche del Pianeta, disponibilità e accessibilità, siccità e alluvioni, nuove tecnologie e tematiche sociali, ma anche spettacoli ed incontri culturali. Tutto questo è il Festival dell’Acqua, ideato e promosso da Utilitalia (la Federazione delle aziende che si occupano di acqua ambiente e energia), in collaborazione con Acquedotto pugliese (AQP), che l’8 ottobre ha aperto i battenti a Bari e che resterà in scena fino all’11.

Gestione del servizio idrico: la ricetta di Hera

Poca neve sulle Alpi, Roma senz'acqua, falde acquifere agli sgoccioli. Nell’estate appena conclusa l'Italia ha dovuto affrontare una delle più importanti crisi idriche della sua storia. In un simile contesto, il Festival dell’Acqua che si sta svolgendo a Bari proprio in questi giorni è un’importante occasione per tornare a parlare di questa indispensabile risorsa naturale anche sotto un profilo positivo e propositivo, pur non tacendone problemi e sfide. Lo abbiamo fatto con Stefano Venier, Amministratore Delegato del Gruppo Hera. 

Roma senz’acqua, emergenza climatica o imprevidenza?

Il lago di Bracciano, ottavo per estensione e sesto per profondità tra i laghi italiani, è dopo il Trasimeno e Bolsena il più grande del centro Italia. E’ una riserva idrica essenziale per gli usi civili e agricoli dei tre comuni rivieraschi (Bracciano, Anguillara e Trevignano) e dei comuni dell’intorno ed è anche la loro risorsa turistica fondamentale. Anche per Acea, la multiutility che fornisce acqua alla Capitale, dal 1990 il lago costituisce una risorsa idrica importante in forza della concessione del Ministro dei Lavori Pubblici che consente di prelevare da 1,1 a 5,0 mc al secondo (da 34 a 154 milioni di mc/anno) vincolata però al mantenimento dello zero idrometrico di 161,74 mt/slm; è il livello fissato dal Genio Civile del Tevere (esecutore del contratto) per garantire l’autodepurazione completa di tutta l’acqua, un processo biologico essenziale per la salute ambientale di un bacino lacustre con poco ricambio idrico. E lo zero idrometrico ci serve per capire perché manca l’acqua a Roma.

Roma e il caso ACEA: (non) piove sul bagnato

Come era prevedibile, è bastato che Regione Lazio e Acea trovassero un accordo perché l’“emergenza idrica” dell’estate 2017 transitasse dalle prime pagine alla cronaca locale. Ancora qualche giorno di Purgatorio nelle pagine interne, poi finalmente potremo tornare a disinteressarci dell’acqua, come d’abitudine.

È il destino delle catastrofi all’Italiana: un ciclo prevedibile fin nei dettagli, che inizia con un lungo sonno, in cui nessuno fa niente, salvo poche cassandre che segnalano a chi di dovere la necessità di intervenire in modo duraturo e sostenibile, facendo manutenzioni e investimenti, accolte da alzate di spalle, sguardi impotenti, rinvii al domani di quel che si potrebbe fare oggi. 

Il mondo è fatto di gocce: da Legambiente le regole blu del risparmio idrico

Il nostro mondo è fatto di gocce. Il 70% del pianeta è costituito d’acqua, tra mari, laghi, fiumi, falde, ghiacciai, terreno, nell’atmosfera, che attraverso il ciclo idrologico alimentato dal sole, si muove in continuazione e si trasforma nelle diverse forme di pioggia, neve, ghiaccio, acqua salata, acqua dolce. Il 97,5% di quest’acqua però è salata mentre solo il 2,5% è dolce; di questa solo lo 0,1% è accessibile per il consumo umano. L’acqua potabile non è rinnovabile così velocemente come si può pensare, secondo una stima, ci vogliono ben 40 anni prima che la goccia di pioggia caduta sulle montagne arrivi a noi uscendo dal rubinetto di casa. Circa 800 milioni di persone soffrono la crisi idrica, tra Asia, Africa e America Latina, e nel 2050 saranno 4 miliardi. 

Perché l’Italia alla prova della siccità non deve fare come la Sicilia

Dalle Alpi a Roma. La protagonista degli ultimi mesi è stata senza dubbio l’acqua, o meglio la sua carenza. La mancanza idrica è diventata da questa estate un problema nazionale non più confinato alle sole regioni che ne sono storicamente afflitte quali Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia, dove in realtà quest’anno, pur nelle stesse condizioni climatiche del resto d’Italia, le conseguenze della siccità si sono manifestate sino ad adesso nel solo comparto agricolo e in misura ancora limitata. E’ tuttavia interessante analizzare con maggiore dettaglio la situazione attuale siciliana, anche perché per la sua numerosa popolazione e la ricorrenza di periodi siccitosi rappresenta un caso emblematico del perché, pure in presenza di acclarati fenomeni climatici, le politiche di contrasto alla carenza idrica si sono dimostrate parziali e non risolutive.

Shell Eco-marathon: vince chi consuma di meno

E’ possibile viaggiare tre volte intorno all'Equatore con lo stesso quantitativo di carburante che un Concorde utilizza per raggiungere la fine della pista di decollo? Sembrerebbe di sì, stando a quello che si è visto sulle strade di Londra. Si tratta della Shell Eco-marathon, la gara automobilistica che premia i veicoli in grado di percorrere la maggior distanza possibile con il minor impiego di carburante. Oltre 170 team provenienti da università e scuole superiori, quasi 30 Paesi europei coinvolti, circa 25.000 visitatori. Questi i numeri della 33° edizione europea che si è tenuta al Queen Elizabeth Olympic Park di Londra dal 25 al 28 maggio 2017, e che ha mostrato al mondo intero cosa ci aspetta in futuro in termini di efficienza energetica nei trasporti.

La seconda vita dei grassi animali: l’esperienza di Assograssi

Molto prima che diventasse un tema all’ordine del giorno, sui giornali come in politica, l’industria dei sottoprodotti di origine animale ha costruito un modello efficiente di economica circolare. Le aziende del settore, infatti, reimpiegano gli scarti di lavorazione delle carni dando loro, letteralmente, una seconda vita.

Una delle frasi più citate per spiegare il concetto di economia circolare, “da scarto a risorsa” trova una completa attuazione nell’attività del comparto. Le sue aziende si occupano infatti del “rendering”, vale a dire la raccolta e la lavorazione dei sottoprodotti di origine animale.

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