::

ACQUA & AMBIENTE | 96 ARTICOLI

I tre messaggi della COP 27

Monocorde, il tempo avanza. Gli anni si consumano e il budget carbonico compatibile con 1,5°C diventa sempre più sottile. Le COP sono periodici fiocchi di neve che si depositano sul tappeto logoro del negoziato climatico: inesorabilmente, si sciolgono. L’una prende il posto dell’altra, in una stratificazione di incontri che non fa recedere di un epsilon la tendenza inesorabile delle emissioni.

Climate Change Performance Index 2023: l’Italia ancora al 29° posto

La Conferenza sul Clima di Sharm El-Sheikh si è chiusa ai tempi supplementari con l’accordo per istituire il Fondo Loss and Damage. In una decisione attesa da tre decenni, la COP27 ha deciso di istituire un nuovo strumento finanziario per sostenere la ricostruzione economica e sociale delle comunità povere e vulnerabili messe in ginocchio dai disastri climatici sempre più frequenti. Il Fondo potrà accedere a diverse fonti di finanziamento visto le considerevoli risorse finanziarie necessarie. Si stima che entro il 2030 siano necessari circa 290-580 miliardi di dollari aggiuntivi agli aiuti per l’adattamento.

COP27: Il dialogo tra paesi del Sud e del Nord sulla Finanza Climatica

Il tema della finanza climatica, così come quello dell’adattamento e del Loss&Damage, è stato al centro dell’agenda della presidenza egiziana della COP27. Questo per due ordini di motivi: da una parte, l’ambizione egiziana a porsi come voce di riferimento per i paesi del Sud globale, in particolare quelli africani, per i quali la finanza è una questione imprescindibile di giustizia climatica; dall’altra, la scarsa volontà da parte del Cairo ad avanzare sull’altro fronte della lotta al cambiamento climatico, quello della mitigazione. 

COP27: emisferi in conflitto

“Vi è stata una rottura della fiducia tra gli emisferi nord e sud, e questa fiducia deve essere ricostruita trovando un terreno comune sul consenso nei confronti delle tematiche di loss and damage”. Queste le parole di Antonio Guterres, Secretary-General delle Nazioni Unite, a valle della COP27 di Sharm. La tematiche di perdita e danno (loss and damage) sono state centrali durante il summit e potremmo, forse, dire che si tratta di una vittoria che nasce da una apparente sconfitta.

COP 27 e Cina: la transizione ambientale con caratteristiche cinesi

Un colloquio di tre ore per riscaldare le relazioni tra Cina e Stati Uniti. Tanto sarebbe bastato per rimettere in moto la cooperazione per il clima tra i due maggiori paesi inquinatori al mondo, relazione che aveva subito un improvviso arresto in agosto, con la visita a Taiwan della speaker della Camera USA Nancy Pelosi. L’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e la controparte statunitense Joe Biden – il primo in presenza dall’ascesa del politico dem alla Casa Bianca – è avvenuto a margine del G20 di Bali. Durante il colloquio, come menziona il readout di Washington, i due capi di Stato hanno promesso di riprendere il dialogo sulla crisi climatica.

Siccità fra emergenza e improvvisazione

La situazione attuale della siccità in Italia registra una inversione di ruoli rispetto all’immaginario atteso che vede colpita da questo fenomeno l’Italia Meridionale e Insulare, mentre il Nord Italia è esente da questa piaga. Prendendo spunto dal titolo di un famoso film,  il titolo di questo articolo potrebbe essere “Benvenuti al Sud”. Ma non c’è alcun motivo di dare il benvenuto a chi subisce gli effetti di questa situazione, in quanto più che mai in questo caso il mal comune non ispira alcun gaudio. Piuttosto vanno approfondite le cause per cui la siccità in Italia diventa troppo spesso emergenza cercando anche di proporre rimedi.

La siccità e l’impatto su un settore strategico come l’idroelettrico

In Italia acqua ed energia hanno da sempre avuto un legame molto stretto. A causa della carenza di risorse interne di carbone, la crescita della domanda di energia a cavallo tra la fine XIX Secolo e l’inizio del XX Secolo fu supportata dallo sviluppo della fonte idrica.

Come anche riportato da Giulio Boccaletti su Il Foglio, durante lo sviluppo industriale dei primi decenni del ‘900, furono i fiumi a definire la transizione energetica del Paese. 

La siccità ferma le centrali elettriche

La siccità, che sta interessando in queste ultime settimane il  bacino de Po e non solo, sta avendo un impatto notevole anche sulla produzione delle centrali elettriche che sorgono nei pressi dell’area.

Per quanto l’emergenza sembra essere esplosa solo da poco, in realtà, gli effetti sulla produzione di elettricità derivanti dalla crisi idrica risalgono già a inizio anno, quando le centinaia di centraline idroelettriche di piccole dimensioni installate sui canali di bonifica e sugli affluenti minori vedono la loro produzione ai minimi storici degli ultimi 20 anni.

Emergenza clima alla base di numerosi blackout: cosa succede?

È davanti a tutti noi, in questi giorni, la notizia frequente di interruzioni dell’alimentazione elettrica in molte delle nostre città. Tali interruzioni generano, nella migliore delle ipotesi, malumori tra i cittadini, ma spesso anche danni economici alle attività produttive. È quindi molto importante cercare di chiarire almeno quali siano le cause e se si possa in qualche misura mitigarne gli effetti negativi.

Una catastrofe climatica per coltivazioni e allevamenti

Sale a 3 miliardi di euro il conto dei danni causati dalla siccità che assedia città e campagne, con autobotti e razionamenti; il Po in secca peggio che a Ferragosto, i laghi svuotati e i campi arsi dove i raccolti bruciano sui terreni senz’acqua. Esplodono i costi per le irrigazioni di soccorso per salvare le piantine assetate e per l’acquisto del cibo per gli animali con i foraggi bruciati dal caldo.

Page 1 of 10 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 »
Execution time: 325 ms - Your address is 3.238.72.180