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Carbone e Covid-19: quale futuro per le politiche energetiche di Pechino?

I riflessi della pandemia da COVID-19 e l’interruzione di molte attività economiche ed industriali hanno garantito una flessione consistente delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e un temporaneo sollievo al pressante problema dell’inquinamento atmosferico in Cina. Le stime di Carbon Tracker parlano di una riduzione del 18% delle emissioni nelle sette settimane successive al capodanno cinese (dalla fine di gennaio alla metà di marzo), per un ammontare totale di 250 milioni di tonnellate in meno di CO2.

Partire dalla crisi sanitaria per risolvere la crisi climatica

La pandemia Covid-19 fu segnalata all’inizio come un cigno nero, ovvero come un evento a probabilità zero, secondo la ben nota definizione di N.N. Taleb. Niente di più sbagliato, se si considera che avvisaglie di zoonosi virali epidemiche, AIDS, Ebola, MERS, SARS, sono arrivate in continuazione in questi ultimi anni. La definizione di focolai asiatici e africani ci ha spinto alla falsa idea che si trattasse di problemi altrui. Così, i piani pandemici e la medicina territoriale sono stati declassati in tutto l’Occidente.

Ambiente e società: come uscire dal paradosso?

Dall'inizio del 2020 stiamo vivendo un paradosso planetario che potremmo definire socio-ambientale. Da un lato, il mondo viene sconvolto dalla più grave pandemia degli ultimi 100 anni, che sta mettendo in evidenza le vulnerabilità della struttura socio-economica della società in cui viviamo: centinaia di migliaia di decessi; milioni di contagiati; sistemi sanitari al collasso; crisi economiche senza precedenti; distanziamento sociale estremo.

Dal Covid al Green Deal, perché Cina e Europa sono sulla stessa barca?

Il 22 aprile è stato celebrato il 50° anniversario della Giornata Mondiale della Terra, quest'anno dedicata alla crisi climatica. La partecipazione ai vari eventi, rigorosamente online per via del lockdown, è stata massiccia, segno di una sempre maggiore sensibilità che proviene dal basso. Tuttavia, accanto ad una presa di coscienza collettiva serve uno sforzo da parte del mondo politico ed economico. Secondo Lei quali sono le direttive principali sui cui muoversi e le azioni da intraprendere per una risposta seria?

Prezzo del petrolio negativo: cosa significa?

Intervista a Salvatore Carollo (OIL AND ENERGY ANALYST AND TRADER)

Un prezzo del petrolio negativo, quale quello registrato dal WTI il 20 aprile, nel giorno precedente alla scadenza del contratto di maggio, è un fatto del tutto anomalo e mai verificatosi prima d’ora. Ne abbiamo parlato con Salvatore Carollo, grande esperto del mercato petrolifero e profondo conoscitore del sistema di formazione dei prezzi del petrolio.

Il WTI crolla sotto zero, ma occhio al rimbalzo

Chi troppo in fretta sale cade sovente precipitevolissimevolmente. E questo si sa. Ma cosa succede a chi troppo in fondo cade? C’è da domandarselo, dopo che per la prima volta nella storia il futures sul WTI è stato scambiato in territorio negativo, arrivando a segnare -40 dollari al barile. È successo a inizio di questa settimana, lunedì in tarda serata, per motivi tecnici (l’avvicendarsi del contratto di maggio con quello di giugno) e logistici (l’ingorgo a Cushing).

Covid e petrolio: è la fine dell’OPEC?

Per capire il senso dell’accordo OPEC Plus firmato all’inizio di aprile bisogna fare un passo indietro, evitando analisi che abbiano troppo a che fare con classiche logiche di mercato e di contingenza economica. Certo, la domanda è crollata, e in un gioco al quale siamo ormai abituati da quarti di secolo i produttori sanno molto bene che in questi casi hanno convenienza a tagliare la produzione e a far salire il prezzo, guadagnando sul margine.

Covid-19: what are the consequences of low prices on shale oil industry?

The emergence of COVID-19 has coincided with a core oil market management dispute. That dispute mainly involves the market shares commanded by Saudi Arabia (the largest sovereign producer among the OPEC membership) and Russia which, along with Mexico and occasionally Norway, has cooperated with OPEC as “OPEC+”. Oil market management disputes inevitably result in lower prices, and so the global oil industry now finds itself reeling from the combined effects of OPEC+ disarray and ultra-low global demand caused by the pandemic.

Lo shale americano resisterà alla pandemia?

La diffusione su scala mondiale del COVID-19 ha coinciso con un clima “poco disteso” sul mercato petrolifero internazionale, in ragione della guerra di prezzo che ha visto contrapporsi l’Arabia Saudita, il più importante produttore all’interno dell’OPEC, e la Russia, leader dei paesi esterni all’Organizzazione che hanno aderito all’Alleanza OPEC Plus istituita nel 2016. Di per sé, qualsiasi controversia relativa alla gestione dell’offerta petrolifera esercita una pressione al ribasso sulle quotazioni, ma in questo particolare momento storico le contrapposizioni in seno all'OPEC plus si sono sommate ad un crollo senza precedenti della domanda globale di petrolio, effetto tangibile della pandemia.

Covid-19: domanda di petrolio in picchiata

La domanda di petrolio, in genere, è sufficientemente resiliente a shock finanziari ed economici, in quanto questa fonte viene utilizzata principalmente per spostare persone e beni: circa il 50% viene utilizzato per il trasporto su strada, un valore che supera il 60% se si include il trasporto aereo e marittimo. Tuttavia, in questo momento storico, al fine di limitare la diffusione del Covid-19, più di 65 paesi hanno scelto di implementare un completo lockdown imponendo la chiusura di tutte le attività ritenute non essenziali, richiedendo ove possibile di lavorare da casa e permettendo spostamenti solo se strettamente necessari.

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