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Il CCS è l’alleato per la transizione?

Per poter risponder a pieno alle sfide che il cambiamento climatico ci pone davanti, è necessario un cambio di rotta nell’attuale paradigma energetico ed industriale. Le energie rinnovabili continueranno la corsa verso una loro piena affermazione nel campo della produzione di energia elettrica evitando di immettere ulteriore CO2 nell’atmosfera e nell’idrosfera. Purtroppo in alcuni settori dell’industria, le emissioni di CO2 sono necessarie perché legate alla trasformazione della materia prima.

Riduzione delle emissioni nell’Oil&Gas: qualcosa (e qualcuno) si muove

Gli obiettivi climatici fissati con l’accordo di Parigi pongono un’enorme sfida al settore Oil&Gas, che si trova a fare i conti con una transizione energetica che avrà tra i vari effetti uno stravolgimento degli attuali modelli di business e delle rispettive strategie di investimento. La massimizzazione del valore, la riduzione al minimo dei rischi di transizione e l'allineamento con gli obiettivi climatici globali obbligheranno le aziende a massimizzare i margini e ridurre la produzione in termini assoluti.

La gestione dei rifiuti alla prova dell’economia circolare

Lo scorso marzo, sono stati approvati, in via preliminare, quattro decreti legislativi che recepiscono le Direttive europee del Pacchetto Economia Circolare. Le novità di rilievo sono numerose. Analizziamo le principali.

Innanzitutto, con la nuova definizione di “rifiuto urbano”, tutti i rifiuti simili per qualità agli urbani sono destinati ad essere classificati come urbani, nell’intero territorio nazionale, superando la logica attuale dell’assimilazione, basata su criteri quali le superfici e la tipologia di attività o di rifiuto. L’aumento di produzione dei rifiuti urbani potrebbe essere del 25-30% (8 milioni di tonnellate aggiuntive), per un totale prodotto di 38 milioni di tonnellate/anno.

Rifiuti e sprechi: la demagogia non porterà a nulla

Il concetto di responsabilità ha sempre ispirato e guidato gli Amici della Terra fin dai primi anni della nostra attività a metà degli anni ‘70. Assumersi la responsabilità nella gestione dei rifiuti significa essere consapevoli che questi ultimi li produciamo noi e che dobbiamo essere noi a occuparcene nella comunità a noi più prossima, sia per motivi etici che per motivi ambientali: non è un bene per l’ambiente naturale che materiali potenzialmente dannosi siano trasportati in giro per il mondo e gestiti, trasformati o smaltiti a chilometri di distanza da dove sono stati prodotti.

Ecomafie e reati ambientali: finito il lockdown riparte l’assalto

L’hanno chiamata Blu mais, l’operazione coordinata dalla DDA di Firenze contro un traffico illecito di rifiuti speciali provenienti dal distretto conciario di Santa Croce sull’Arno. Veleni spacciati per fertilizzati e riversati nei campi agricoli, direttamente, lontano da occhi indiscreti. Facendo il verso all’economia circolare e con il solo scopo di trasformare un costo in un ricavo senza rispettare le regole del gioco. Rifiuti pericolosissimi per la salute umana e in genere per l’ecosistema, contenenti cromo esavalente e alte concentrazioni di idrocarburi destinati a diventare “nutrienti” per mais, grano e girasole, tra le province di Firenze e Pisa.

Smaltire i rifiuti radioattivi: a che punto siamo?

Inquadramento. Nel 1986 l’Italia decide di interrompere bruscamente il proprio percorso legato all’energia nucleare, nel 1999, però, con la creazione di Sogin, viene intrapresa una nuova strada, quella del decommissioning nucleare, smantellando impianti che non erano stati pensati per la loro futura disattivazione e affrontando sfide che allora sembravano insormontabili.  Come vengono trattati i rifiuti radioattivi degli impianti di decommissioning?

I rifiuti radioattivi di un impianto nucleare in decommissioning provengono dalle attività di smantellamento e mantenimento in sicurezza dell’impianto stesso e dalle attività di gestione di questi rifiuti.

La qualità dell’aria in Italia è davvero migliorata durante il lockdown?

Come noto il 31 dicembre 2019, l'OMS China Country Office è stato informato della presenza di casi di polmonite di eziologia sconosciuta, per un totale di 44 pazienti, rilevati nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Con il diffondersi dell’epidemia in Italia, a partire dal 31 gennaio il Governo e diverse Regioni hanno emanato provvedimenti via via più severi per limitare la diffusione del contagio tra la popolazione.

Carburanti, emissioni e sostenibilità: come è cambiata la normativa

“Le esigenze dell'utenza automobilistica italiana sono mutate nel corso degli anni e l'industria petrolifera non ha avuto eccessiva difficoltà ad adeguarvisi: una volta facevano premio lo scatto e la velocità, e quindi c'era richiesta di benzina ad alto ottano; oggi invece, con il crescere del traffico ed a causa sia di una maggior sensibilizzazione dell'opinione pubblica che dei nuovi e più stringenti limiti a carattere nazionale ed europeo, c'è una maggiore attenzione ai problemi dell'ambiente e conseguentemente una maggior richiesta di "carburanti puliti".”

Crisi dei mercati energetici: anche la Russia in balia dell'incertezza

L’emergenza Covid-19 sta avendo chiare ripercussioni a livello globale su tutti i settori produttivi e il settore energetico non è sicuramente escluso. Al contrario, sta registrando una contrazione dei consumi che i principali produttori energetici non possono trascurare. Il calo preoccupa tanto i producers di greggio quanto quelli del gas, sia nella sua forma piped che il GNL. Per quest’ultimo, in particolare, il calo della domanda si tradurrà non solo in annullamenti di contratti di fornitura a lungo termine, ma anche in rimodulazioni e differimenti delle decisioni sugli investimenti finanziari da parte dei principali paesi esportatori.

L’Arabia Saudita è ancora la banca centrale del petrolio?

Le misure di confinamento imposte a causa della diffusione del Covid-19 hanno avuto un impatto significativo sulla mobilità di miliardi di persone e conseguentemente sulla domanda di petrolio. Nel mese di aprile quest’ultima è diminuita di 29 milioni di barili al giorno, quasi un terzo del consumo mondiale.

Sul fronte dei prezzi, il petrolio ha toccato valori mai visti nella sua lunga storia e il 20 aprile, il “Black Monday”, il prezzo del WTI, il greggio di riferimento degli Stati Uniti, ha raggiunto valori negativi, costringendo produttori e i trader a pagare per sbarazzarsi di un prodotto che non trovava compratori e che non poteva nemmeno essere stoccato.

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