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Per promuovere la sostenibilità vi sono molti strumenti, ma uno fondamentale è senz’altro quello di indirizzare i flussi finanziari verso “attività ambientalmente sostenibili”. È da questo convincimento che è nato il Regolamento europeo 2020/852 sulla finanza sostenibile con l’obiettivo di “stabilire i criteri per determinare se un’attività economica possa considerarsi ecosostenibile, al fine di individuare il grado di ecosostenibilità di un investimento”. Bisogna partire da qui per capire che all’origine c’è un intendimento definitorio (dar vita a una “tassonomia”) che crea inevitabilmente uno spartiacque tra “buoni” (le attività sostenibili) e “cattivi” (le attività non sostenibili).
L’ingresso del gas e del nucleare nella tassonomia degli investimenti sostenibili dell’Ue, come fonti di sostegno alla transizione energetica, ha determinato un’importante spaccatura in Europa. I limiti identificati però rischiano di disincentivare gli investimenti, soprattutto perché le attuali tecnologie non consentirebbero facilmente il raggiungimento degli obiettivi. Ma facciamo un passo indietro, provando a capire meglio le conseguenze del voto e gli obiettivi della tassonomia, il contesto nel quale si inserisce e i limiti che sono stati identificati per gli impianti di generazione elettrica a gas.
L’inserimento del gas e del nucleare nella tassonomia come fonti “verdi” - fortemente contestato dagli ambientalisti nel corso del dibattito europeo - appare ancora più assurdo nel contesto segnato dall’invasione russa dell’Ucraina. La decisione sulla tassonomia lo scorso febbraio, infatti, è stata salutata dal Ministro russo dell’energia Nikolai Shulginov come un’opportunità per vendere gas, combustibile nucleare e reattori. Una analisi svolta da Greenpeace Francia ha dimostrato come la lobby di aziende russe abbia influenzato la decisione europea, maturata poco prima dell’invasione dell’Ucraina.
Con 278 voti favorevoli e 328 contrari, lo scorso 6 luglio il Parlamento europeo ha respinto il veto sull’introduzione di gas e nucleare nella tassonomia europea proposta dalla Commissione. Si perde così un’importante occasione per eliminare l’atto delegato, proposto della Commissione e appoggiato da molti Stati Membri, che aggiunge l’energia elettrica generata da queste due fonti all’elenco delle tecnologie sostenibili e allineate alla transizione ecologica, e che entrerà dunque in vigore il 1° gennaio 2023.
In Italia il problema della gestione dei rifiuti “nucleari”, più correttamente definiti “rifiuti radioattivi”, riguarda i rifiuti provenienti dalla produzione di energia e dalle operazioni di decommissioning delle quattro centrali nucleari, chiuse all’indomani del disastro di Chernobyl nel 1987 a seguito di un referendum popolare.
Nel momento in cui scriviamo (18 luglio) vi è una totale incertezza sul fronte del gas relativamente a quel che potrà succedere dopo il 21 luglio, data fissata per il termine della manutenzione del Nord Stream 1. Chiusura che ha causato l’azzeramento delle preponderanti forniture russe alla Germania e un ulteriore balzo dei prezzi del gas sulle piattaforme negoziali europee che in un mese sono all’incirca raddoppiate, arrivando su quella italiana PSV a livelli prossimi ai massimi che si ebbero alla fine del 2021.
Che fare in caso di taglio delle forniture dalla Russia? Ormai la possibilità che, a un certo punto dell’inverno, le importazioni di gas dalla Russia verso l’Europa si interrompano o si riducano sensibilmente non è più una remota eventualità. È un rischio concreto. Il governo ha messo in campo tutti gli strumenti disponibili nel breve termine per aumentare l’offerta: la ricerca di nuovi contratti di fornitura via tubo o Gnl, l’avvio delle procedure per l’installazione di due unità di rigassificazione galleggianti, la ripresa dello sfruttamento delle risorse nazionali.
Il rialzo dei prezzi, causato dalla ripresa delle attività economiche post pandemia e dalla successiva invasione dell’Ucraina, ha determinato una decisa reazione degli Stati europei per limitare l’aumento dei prezzi per i consumatori finali.
Le misure adottate possono essere classificate in tre tipologie: i) impegno diretto di risorse pubbliche, ii) estrazione della rendita inframarginale dei produttori di energia elettrica, e iii) regolazione dei prezzi retail applicati ai consumatori finali.
Qualsiasi guerra richiede interventi eccezionali degli stati nella gestione dell’economia. Circostanza che a maggior ragione si sta verificando oggi in presenza di una guerra “ibrida”(così definita nel convegno “Energia Italia 2022”) che si sta svolgendo su tre fronti - Ucraina, prezzi delle materie prime, sicurezza degli approvvigionamenti - accomunati dalla medesima causa scatenante: negli ultimi decenni i rapporti delle nazioni europee con paesi al di fuori dell’Ue sono stati dettati da interessi essenzialmente mercantili, sottovalutando le implicazioni geopolitiche di questa scelta.
Il 26 maggio scorso, su richiesta degli Stati Uniti, le autorità greche hanno disposto il sequestro di una nave russa contenente oltre 100.000 tonnellate di greggio iraniano. Ormeggiata in acque territoriali greche, la nave era stata originalmente bloccata il 15 aprile perché sospettata di violare le sanzioni sulla Russia. L’equipaggio contava 19 russi e la nave era di proprietà della Promsvyazbank, sottoposta a sanzioni Ue, ma dal marzo scorso passata ad una seconda compagnia russa, la Transmorflot, non colpita dalle sanzioni. Dapprima battente bandiera russa, quest’ultima, il 1 maggio, è stata sostituita con quella iraniana, portando quindi all’intervento Usa, che ha disposto il nuovo sequestro per via delle sanzioni che gravano sull’Iran.