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FONTI FOSSILI | 111 ARTICOLI

Pronti alla dismissione delle piattaforme italiane?

Al termine di un percorso legislativo - che parte con la direttiva UE 2014/52 (concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati) e prosegue attraverso la legge n.114 del 9 luglio 2015 (delega al Governo in materia di direttive europee) e il decreto legislativo 16 giugno 2017 n.104 (ove, fra l’altro, viene assegnato al MiSE il compito  di emanare le Linee Guida nazionali per la dismissione mineraria

Decommissioning: il cronoprogramma degli operatori

Lo scorso febbraio, il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e quello dei Beni Culturali, ha diramato le linee guida per il decommissioning delle strutture offshore destinate alla coltivazione di idrocarburi. Una serie di incontri e seminari a più livelli istituzionali ha coinvolto, oltre agli operatori delle piattaforme, Enti locali, esponenti delle Regioni, associazioni ambientaliste, sindacati, esperti universitari e le principali associazioni di settore, tra cui Assomineraria.

Dismissione e riutilizzo degli asset petroliferi: l’approccio di Eni

Per decommissioning si intende la fase finale del ciclo di vita degli asset appartenenti alla filiera dell’Oil&Gas e, in generale, degli impianti industriali. E per questo è da considerarsi quale parte fondamentale del processo di investimento e può avere importanti risvolti economici, sociali e ambientali nel contesto in cui è realizzata. Nonostante in passato quest’attività abbia trovato poco risalto in termini di visibilità, negli ultimi anni, grazie anche a una maggiore consapevolezza generale, l’interesse degli stakeholder è andato progressivamente crescendo.

Decommissioning offshore: le imprese di Assomineraria rispondono “presente”

Abbiamo intervistato Paola Gigli (Direttore Tecnico presso Stantec)

Assomineraria, l’associazione che riunisce i principali operatori della filiera estrattiva e dell’energia in Italia, ha creato un gruppo di lavoro dedicato alla tematica del decommissioning offshore, con l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto tra operatori, imprese, società di ingegneria e progettazione e istituzioni su questo importante tema. Per comprendere meglio le ragioni che hanno portato alla creazione di questo gruppo, conoscere meglio lo stato del decommissioning offshore in Italia, e le competenze che le aziende italiane possono offrire in questo settore abbiamo intervistato Paola Gigli

Verso una riforma “verde” della fiscalità ambientale

L’inquinamento atmosferico, delle acque e dei territori provocato dalle attività umane è causa di un notevole peggioramento della qualità della vita nei nostri centri urbani ed è al contempo uno dei principali fattori scatenanti del cambiamento climatico. Il Governo italiano, sin dal suo insediamento, ha considerato la tutela della qualità della vita come punto di riferimento imprescindibile per la programmazione delle politiche pubbliche. In questo contesto, la definizione di un’agenda chiara e concreta per la riconversione ecologica delle attività produttive e del consumo di energia a fini domestici riveste un ruolo centrale all’interno di un approccio integrato e multidisciplinare alla promozione del benessere.

Sussidi dannosi per l’ambiente: come cambia il catalogo

A breve saranno resi pubblici in via ufficiale i dati del 2° Catalogo dei Sussidi Ambientali per l’anno 2017, frutto di un notevole sforzo di approfondimento e sinergia tra il Ministero dell’Ambiente e gli altri Dicasteri nonché le autorità indipendenti, i portatori d’interesse ed il mondo accademico e della ricerca; un impegno comune ed imprescindibile per l’attuazione di politiche ambientali ed economiche all’altezza delle sfide globali lanciate con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, con l’Agenda 2030 dell’ONU per uno sviluppo sostenibile, con il Piano d’azione di Addis Abeba, con i target della Convenzione sulla Biodiversità e con l’istituzione dell’Unione dell’Energia a livello europeo.

Sussidi sì, sussidi no

Secondo la definizione data dall’Ocse, per sussidio normalmente si intende “una misura che mantiene i prezzi per i consumatori al di sotto dei livelli di mercato, o mantiene i prezzi per i produttori al di sopra dei livelli di mercato o che riduce i costi per i produttori e i consumatori, tramite sostegno diretto o indiretto”.

Sulla questione sussidi il dibattito è sempre molto acceso, soprattutto quando si parla di quelli relativi ai combustibili fossili, oggetto di interesse a livello internazionale

Ma chi pagherà l’abolizione dei sussidi?

Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di assaggiare il pesto genovese: e se vi dicessimo che di genovese potrebbe essere rimasto poco più che il vasetto e che il pesto, invece, proviene dalla Tunisia? Ebbene, dal 2009 ad oggi, ovvero da quando sono state aumentate le accise sul gasolio destinato alla coltivazione in serra, in inverno tante delle pregiate foglioline di basilico che hanno reso celebre il prodotto genovese non crescono più sulle alture liguri, ma in Tunisia, da dove intraprendono un lungo viaggio – sicuramente poco eco-friendly – fino alle nostre tavole.

L’evoluzione tecnologica ed energetica richiesta dalle smart city

Secondo le Nazioni Unite, nel 2050 circa il 66% della popolazione mondiale vivrà in contesti urbani che già oggi assorbono il 75% dell’energia totale globale e sono responsabili di circa il 70% delle emissioni di biossido di carbonio (CO2), nonostante occupino solamente il 2,6% della superficie terrestre. Alla luce di queste premesse, le smart city possono rappresentare una soluzione reale per superare adeguatamente le sfide portate dall’urbanizzazione, dalla rapida crescita della popolazione, dal deterioramento delle risorse energetiche e dall’inquinamento ambientale. 

Forestazione e resilienza: nuovi modelli per le città

Oggi sappiamo che la crescita continua delle città e il fortissimo processo di inurbamento in atto - soprattutto in paesi come l’India, la Cina, il Brasile, la Nigeria - porta con sé una serie di elementi che non possiamo non considerare. Il primo è relativo alla povertà, anche in termini di povertà estrema: se immaginassimo di riunire tutto ciò che è città in un’unica parte del pianeta, vedremmo che il 30% della popolazione di questa Pangea Urbana vive di fatto in condizioni di povertà assoluta.

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