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Cyber security delle reti elettriche in Italia ed in Europa: l’esperienza di Terna

Il contesto economico industriale degli ultimi 20 anni ha maturato un grado di dipendenza dalle tecnologie, in particolare dall’Information and Communication Technology (ICT), senza precedenti nella storia industriale. Attualmente, dopo aver vissuto la rivoluzione di Internet e del mobile, ci troviamo ora all’inizio della cosiddetta era dell’Internet of Things (IoT). Perciò, alla luce della crescita dei dispositivi connessi e delle applicazioni IoT, unitamente alla confluenza di diverse tecnologie e alla loro integrazione (come il Cloud Computing e i Big Data), seguiranno inevitabilmente questioni di interoperabilità, di sicurezza e di affidabilità.

Shell Eco-marathon: vince chi consuma di meno

E’ possibile viaggiare tre volte intorno all'Equatore con lo stesso quantitativo di carburante che un Concorde utilizza per raggiungere la fine della pista di decollo? Sembrerebbe di sì, stando a quello che si è visto sulle strade di Londra. Si tratta della Shell Eco-marathon, la gara automobilistica che premia i veicoli in grado di percorrere la maggior distanza possibile con il minor impiego di carburante. Oltre 170 team provenienti da università e scuole superiori, quasi 30 Paesi europei coinvolti, circa 25.000 visitatori. Questi i numeri della 33° edizione europea che si è tenuta al Queen Elizabeth Olympic Park di Londra dal 25 al 28 maggio 2017, e che ha mostrato al mondo intero cosa ci aspetta in futuro in termini di efficienza energetica nei trasporti.

La seconda vita dei grassi animali: l’esperienza di Assograssi

Molto prima che diventasse un tema all’ordine del giorno, sui giornali come in politica, l’industria dei sottoprodotti di origine animale ha costruito un modello efficiente di economica circolare. Le aziende del settore, infatti, reimpiegano gli scarti di lavorazione delle carni dando loro, letteralmente, una seconda vita.

Una delle frasi più citate per spiegare il concetto di economia circolare, “da scarto a risorsa” trova una completa attuazione nell’attività del comparto. Le sue aziende si occupano infatti del “rendering”, vale a dire la raccolta e la lavorazione dei sottoprodotti di origine animale.

L’accordo Eni-CONOE: da olio esausto a biocarburante di alta qualità

“The fact that fat oils from vegetable sources can be used may seem insignificant today, but such oils may perhaps become in course of time of the same importance as some natural mineral oils and the tar products are now”, Rudolph Diesel.

L’utilizzo di oli vegetali come carburante nei motori diesel non è un’idea nuova. Rudolf Diesel iniziò lo sviluppo del motore che ne porta il nome, brevettato nel 1892, utilizzando olio di arachidi. Poco tempo dopo, durante l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, la Otto Company presentò un piccolo motore capace di funzionare sia con gasolio che con olio vegetale o animale.

Dal rifiuto al valore

Ogni giorno, in ogni famiglia italiana, non è difficile immaginare una scena ormai arcinota: chi butta…l’immondizia? E ogni giorno questo rito, più o meno condiviso, ci porta a confrontarci, sarebbe meglio dire a prendere consapevolezza, con la quantità di rifiuti che ognuno di noi produce.

I dati più recenti resi disponibili da ISPRA ci dicono che in media ciascuno di noi produce tra i 400 e 500 kg di rifiuti l’anno. Per un nucleo familiare di quattro persone, che vive in città, se non esistesse il sistema di raccolta rifiuti, significherebbe rinunciare a un vano della propria abitazione!

Hera punta sul biometano partendo dalla raccolta differenziata

Un impianto in grado di trasformare circa 135.000 tonnellate di rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata in 7,5 mil. di mc di biometano, combustibile rinnovabile al 100% che verrà immesso in rete sia per uso domestico sia per autotrasporto. Il tutto in un’ottica che rispecchia i valori dell’economia circolare. È quello che verrà realizzato entro il 2018 dal Gruppo Hera, prima multiutility in Italia ad avviare un progetto simile, grazie a un investimento di 30 di mil. di euro. L’impianto, sviluppato dalla controllata Herambiente, sorgerà a Sant’Agata Bolognese, in provincia di Bologna, nel sito di compostaggio già attivo, e al biometano affiancherà la produzione di 20.000 tonnellate di compost, un fertilizzante naturale di alta qualità.

L'Italia dei campioni dell'economia circolare

L’Italia oggi sta vivendo un nuovo protagonismo nel settore dell’economia circolare. Non è più il paese dell’emergenza rifiuti, ma può contare sull’attività di tanti campioni dell’economia circolare Made in Italy – tra amministrazioni, piccole e medie imprese, aziende, start-up - che già percorrono questa strada e che recuperano o utilizzano materie prime seconde che fino a ieri finivano in discarica. Ed è proprio questo il punto di forza dell’economia circolare che, a differenza di quella lineare, dà vita a un processo di autogenerazione in cui tutte le attività sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro. Ecco allora che guardando con più attenzione la nostra Italia scopriremo che negli anni la Penisola è diventata culla di buone pratiche ed esperienze innovative che vanno in questa direzione, ottimizzando virtuosamente la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riuso, il riciclo e la riparazione di prodotti. 

Il dibattito pubblico tra arroganza e chiusure

Le immagini di guerriglia “campestre” che ci sono arrivate in questi giorni dal Salento con la polizia in assetto da guerra tra gli ulivi, ci ricordano ancora una volta l’urgenza di affrontare con altri mezzi le contestazioni contro le grandi opere. I cittadini che protestano contro un gasdotto, in questo caso, o contro un elettrodotto, un inceneritore, un rigassificatore, una linea ad alta velocità e contro molte altre cose ancora, respingono con sdegno l’etichetta NIMBY (Not In My Back Yard) che viene loro regolarmente affibbiata. E non hanno tutti i torti, perché si tratta di un epiteto malevolo che è stato inventato per colpevolizzarli. Per fortuna abbiamo anche a disposizione l’acronimo più neutrale, LULU (Locally Unwanted Land Use), che descrive perfettamente il fenomeno. Qui abbiamo infatti costantemente a che fare con “usi del territorio localmente indesiderati”.

Anche le centrali elettriche nel mirino del no

Il settore energetico è quello più esposto alle opposizioni. La conferma arriva dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum®. Dei 342 impianti oggetto di contestazione in Italia nel 2015, il 52,33% delle rilevazioni totali riguardava proprio i progetti inerenti l’energia. Tra i dati più rilevanti, la crescita significativa – dal 14,6% del 2014 al 18,6% del 2015 – delle opere contestate in ragione di un deficit di coinvolgimento o di iter autorizzativi farraginosi e contorti. A farne le spese diversi progetti di produzione energetica, senza distinzione tra fonti rinnovabili e non. Di seguito alcuni degli esempi più significativi.

Ombrina Mare: vince chi urla più forte

In poche classifiche nazionali l'Abruzzo occupa posti di vertice: una di queste è quella stilata annualmente dal Nimby Forum. È una costante il No a prescindere: all’estrazione di idrocarburi on/offshore, alla produzione energetica anche rinnovabile, alle reti distributive (elettrodotti e gasdotti), alle antenne, a impianti di trattamento rifiuti, a insediamenti industriali, a centri commerciali, perfino di recente ad un impianto per la cremazione di salme.

Stimiamo in circa 3 mld. di euro il valore dei progetti fermi o persi, con almeno 15.000 posti di lavoro potenziali non attivati.

Si può datare l’inizio del fenomeno intorno al 2007, quando nacque un movimento per contrastare la realizzazione ad Ortona di un Centro Oli dell’Eni. Lo stop al progetto (deciso anche per ragioni economiche) ha animato la consapevolezza che con una forte pressione sociale e mediatica si potesse ottenere un doppio risultato: bloccare i progetti ed assumere un ruolo di orientamento dell’opinione pubblica utile per diversi scopi, anche politici.

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