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Il ruolo dei distributori nella transizione energetica

La transizione energetica rappresenta oggi un percorso ancora più sfidante e impegnativo: le conseguenze economiche e sociali determinate dalla pandemia e l’innalzamento degli obiettivi climatici europei richiedono uno sforzo ulteriore per poter traguardare l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 55% nel prossimo decennio e la neutralità climatica al 2050.

Un gennaio da ricordare per i prezzi del gas

Prezzi del gas europei ai massimi da due anni dopo aver raggiunto record negativi in estate, sulla spinta di quotazioni asiatiche che hanno toccato il picco storico in piena stagione invernale. Per l’Italia, prolungata inversione del differenziale di prezzo col Nord Europa, abitualmente a noi sfavorevole, con conseguente (e mai visto) balzo delle esportazioni verso la Svizzera. Sono alcune delle ragioni per cui per il mercato del gas quello del 2021 è un gennaio decisamente fuori dall’ordinario.

Carbone: la pandemia accelera il phase out?

Per capire quale sia il destino del carbone in Europa e che influenza eserciterà su di esso il prezzo dei permessi di emissione, occorre approfondire la situazione su entrambi i fronti prima della diffusione della pandemia. Il 2019 per il carbone è stato un anno decisivo: anzitutto, per la prima volta, ha perso lo scettro di fonte più utilizzata nella generazione elettrica, superato dalle fonti low-carbon.

Covid-19: domanda di petrolio in picchiata

La domanda di petrolio, in genere, è sufficientemente resiliente a shock finanziari ed economici, in quanto questa fonte viene utilizzata principalmente per spostare persone e beni: circa il 50% viene utilizzato per il trasporto su strada, un valore che supera il 60% se si include il trasporto aereo e marittimo. Tuttavia, in questo momento storico, al fine di limitare la diffusione del Covid-19, più di 65 paesi hanno scelto di implementare un completo lockdown imponendo la chiusura di tutte le attività ritenute non essenziali, richiedendo ove possibile di lavorare da casa e permettendo spostamenti solo se strettamente necessari.

Il Green Deal, ovvero della difficoltà di separarsi dai fossili (e dalla mucca)

Dice l’Europa che (rispetto al 1990) entro il 2030 dovremo diminuire le nostre emissioni del 55% ed arrivare ad emissioni azzerate entro il 2050. Dice che per questo molto bisognerà investire e lancia per questo un European Green Deal. Che basti quello che prevede di investire, che i soldi si trovino e che gli investimenti siano canalizzati nella direzione giusta è agenda che ha già scatenato letteratura copiosa. Qui giusto qualche nota sul fossile e sulle difficoltà che il Green Deal (o equivalente) potrebbe incontrare.

La mobilità del Green Deal sarà immobile

Se non fosse per il COVID-19 saremmo tutti a parlare del Green Deal dell’Unione Europea. Non avendo più voce in capitolo sulle grandi questioni internazionali, l’UE ha trovato una nuova ragione per esistere: decidere come fra 30 anni dovrà essere il mondo. 30 anni fa il petrolio costava 24 doll/bbl ed era proibito costruire centrali elettriche funzionanti a metano perché si temeva che non ci fosse abbastanza gas naturale. L’UE voleva allora che il “70-75%” dell’elettricità fosse prodotta da nucleare e carbone! Non esisteva neanche la Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Questi riferimenti storici dovrebbero indurci ad essere modesti nel pretendere di definire il mondo di domani. Il mondo evolve non come lo decreta l’UE ma come lo creano la scienza e la tecnologia.

Attacco ai pozzi sauditi: cosa c’entra la CO2?

Cronologia dell’effetto domino causato dall’attacco ai pozzi di Saudi Aramco:

Sabato 14 settembre, sono le 4:00 ora locale: il cielo sopra Abqaiq e Khurais si illumina a causa delle esplosioni. I mercati sono chiusi,

BP Statistical Review: quando il dato supera le ideologie

Anche quest’anno la BP ha pubblicato il suo storico Rapporto sull’Energia nel Mondo. La lettura dei dati mette in evidenza verità note, ma spesso ignorate dall’ambientalismo di maniera.

È interessante che la relazione di Spencer Dale, capo economista della BP, si apra con un grafico che mostra la correlazione diretta fra la crescita della domanda energetica mondiale e l’aumento delle emissioni di CO2.

Il downstream petrolifero, il PNIEC e il post-2030

Gli obiettivi delineati nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), una volta approvati a livello comunitario, saranno vincolanti e difficilmente modificabili. Le scelte di oggi indirizzeranno quelle che gli operatori compiranno nei prossimi anni e, di conseguenza, gli investimenti che lo stesso PNIEC stima in oltre 180 miliardi di euro cumulati nel periodo 2017-2030, aggiuntivi rispetto allo scenario a politiche correnti.

Per far sì che tali investimenti si attivino, è essenziale un quadro normativo chiaro e certo e quindi una totale consapevolezza degli impegni che si intendono adottare e delle loro eventuali ricadute negative sulla competitività e sulle possibilità di sviluppo del Paese.

The European refining sector between (external) competition and (internal) climate targets

Faced with a declining market and increasing competitive product imports from modern source-refineries, the European refining sector is likely to encounter stiff competition in the medium term. With all EU refineries being exposed to (international) competition, some have become part of the mores of international markets, while others have remained largely part of a local habitat. With the expected longer-term decline in demand for refined products in the EU and the increasing competition from low cost refining export centres in the medium term, asymmetric paths of survival are expected, potentially resulting in changing value-propositions across the segmented refining sector in the European Union.

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