::

ARCHIVIO | 92 ARTICOLI

Deposito nazionale di rifiuti radioattivi: tre motivi per pensare positivo

Solo tre settimane fa, il 30 dicembre scorso, i Ministeri competenti (Sviluppo Economico e Ambiente) hanno rilasciato a SOGIN, l’azienda di Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, il nulla osta per la pubblicazione della CNAPI, la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee. La mappa indica le zone del territorio italiano che sono adeguate ad ospitare il “deposito nazionale”, vale a dire l’infrastruttura ingegneristica dedicata allo smaltimento controllato e definitivo dei rifiuti a bassa e media radioattività, in parte già prodotti e in parte ancora da produrre da qui al 2070.

Per combattere la sindrome Nimby parliamo meno del “dove” e più del “perché”

Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, gasdotto TAP, stoccaggio della CO2, eolico offshore e agrofotovoltaico. L’Italia è ancora una volta bloccata sulle barricate dei NO e la confusione è tale che è difficile capire quale decarbonizzazione è accettabile da parte dell’opinione pubblica. Con il rischio che per difendere gli interessi locali si perda di vista l’interesse nazionale e il benessere pubblico legato agli obiettivi climatici. Ne parliamo con Rossella Muroni, già presidente di Legambiente e oggi vicepresidente della Commissione Ambiente presso la Camera Dei Deputati.

Perché l’approvvigionamento petrolifero è una questione geopolitica, oltre che economica?

Tra i fattori di competitività del nostro Paese si tende spesso a dimenticare un dato legato al mix energetico nazionale. Non si tratta del mancato affrancamento dalle fonti fossili, che ancora oggi soddisfano oltre il 70% della domanda primaria, quanto della drammatica dipendenza da fonti energetiche provenienti dall’estero. Una nazione è tanto più a rischio quanto più alta è la sua dipendenza energetica e tanto più le importazioni provengono da limitati paesi fornitori, tendenzialmente con una bassa stabilità geopolitica.

Quale futuro per le fonti fossili?

Nel 2020, a fronte di una caduta del consumo di energia del 5%, la domanda di petrolio ha registrato un crollo senza precedenti di circa l’8%, dai 98 milioni di barili al giorno (mb/g) del 2019 ai 90 mb/g di quest’anno. La domanda di gas naturale ha mostrato maggiore resilienza, con una contrazione del 3%.

Secondo l’AIE le diverse reazioni alla crisi delle fonti energetiche dipende dal loro impiego in diversi settori dell’economia.

Le linee guida per una gestione in sicurezza delle attività di bunkeraggio di GNL

Lo scorso 22 ottobre all’interno del convegno “Responsabilità sociale, sostenibilità ambientale e sicurezza: il GNL per la ripartenza, guardando al futuro” è stato svolto un approfondimento sulla gestione in sicurezza delle attività di bunkeraggio di GNL, con l’indicazione degli elementi per una guida tecnica a supporto delle procedure di rifornimento.

Biden vs Trump: quanto pesano energia e clima?

La polarizzazione – la frattura in due campi politici ed elettorali contrapposti e vieppiù impermeabili uno all’altro – è un tratto caratterizzante gli Usa contemporanei. Lo si vede bene anche sul tema delle politiche energetiche e ambientali.

Il conflitto in Nagorno-Karabakh e il peso dell'energia

L'Azerbaigian, paese sub-caucasico, oggi – e da un trentennio – in guerra con l'Armenia per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, è uno dei produttori di idrocarburi dello spazio eurasiatico che più efficacemente è riuscito a rilanciare il comparto energetico all'indomani dell'indipendenza dall'URSS.

Mediterraneo: la Turchia contro tutti per il predominio sul gas

La Turchia ha l’obiettivo di diventare un ponte energetico tra i paesi produttori della regione mediorientale e il mercato europeo. Per raggiungere questo scopo, Ankara incentiva la costruzione di infrastrutture di trasporto energetico (gasdotti, oleodotti) sul suo territorio per approvvigionarsi dai paesi vicini, acquistando parte delle risorse in transito a prezzi convenienti. Tale scelta si spiega con la necessità di ricorrere alle importazioni dai paesi limitrofi per soddisfare la sua domanda di energia,  compresa quella di gas naturale, quest’ultima nel 2019 pari a 44,9 miliardi di metri cubi a fronte di una produzione interna di appena 473,8 milioni di metri cubi.

Il futuro del Nord Stream 2, tra interessi geopolitici ed economici

Doveva essere un semplice gasdotto, una nuova rotta di approvvigionamento energetico in un’Europa che storicamente deve guardare oltre i propri confini per assicurarsi le materie prime energetiche. E invece si complica la saga del Nord Stream 2, la pipeline di 1.230 km che dovrebbe collegare la Russia alla Germania passando dal Mare del Baltico e capace di movimentare fino a 55 mld di mc di gas all’anno. Chi pensava che un tubo che collega due potenze economiche fosse esente da valutazioni di carattere geopolitico si sbagliava di grosso, specie se tra le due potenze – Germania e Russia in questo caso – se ne inserisce una terza, gli Stati Uniti.

Geopolitica dell’energia: le materie prime sono ancora protagoniste?

Nella geopolitica globale, l’energia ha da sempre svolto un ruolo importante nel plasmare le relazioni fra gli stati; è stata la causa di conflitti e ha contribuito all’ascesa di grandi potenze. È ancora così? Come si declina questa variabile negli attuali scacchieri internazionali? Ne abbiamo parlato con il Prof. Andrea Margelletti.

L’avanzare delle tematiche legate al rispetto dell’ambiente e alle politiche di decarbonizzazione apre a nuovi scenari e ridisegna i rapporti fra stati. Sta cambiando il concetto di geopolitica? E in questo contesto che ruolo si ritaglia l’energia?

Page 1 of 10 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 »
Execution time: 354 ms - Your address is 34.239.150.57
Software Tour Operator