Il conflitto esploso il 28 febbraio 2026, con l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici iraniani e la successiva risposta militare di Teheran, segna una nuova fase nella ridefinizione degli equilibri mediorientali. Più che un episodio isolato di escalation – ormai ricorrente dall’ottobre 2023 – esso appare come l’ennesima incrinatura all’interno di una trasformazione già in atto nella regione allargata.
L’aggressione Israelo-americana all’Iran ha sollevato i consueti allarmi sul futuro immediato delle forniture globali di petrolio e di gas. A parere dello scrivente, questo allarmismo è esagerato, per i motivi che tenterò di spiegare in questa breve nota.
Nel 1972, il Club di Roma diffuse l’idea che le riserve di idrocarburi fossero così limitate da rendere necessaria l’adozione di una strategia di decrescita. Da allora, quanti errori sono stati commessi a causa della fiducia eccessiva in modelli di elaborazione e previsione dei dati imprecisi e spesso fuorvianti.
Fare previsioni sul mercato petrolifero è oggi un esercizio che va ben oltre la statistica e l’econometria. È una questione di scelte industriali e allocazione di capitale in un contesto in cui le traiettorie energetiche dipendono in larga misura dalle politiche pubbliche, dall’intensità della transizione climatica e dalla velocità di diffusione delle tecnologie.
Il petrolio, non me ne vogliano i suoi oppositori, non finisce positivamente di stupire. Per tre ragioni. In primo luogo, resta saldamente la principale fonte di energia primaria consumata nel mondo con una percentuale nel 2024 (ultimo dato riportato dallo Statistical Review of World Energy) del 33,6%, in crescita rispetto a dieci anni prima quando si attestava al 33,1%.
Per oltre un secolo il petrolio ha alimentato modernizzazione, mobilità di massa e globalizzazione delle catene del valore. Dall’illuminazione delle prime città industriali alla rivoluzione dei trasporti e dei commerci, questa fonte ha rappresentato la spina dorsale dello sviluppo economico del Novecento. Eppure, ogni grande crisi — dagli shock degli anni ‘70 alle volatilità degli ultimi 10-15 anni — ha riacceso puntualmente la previsione della sua imminente fine, spesso accompagnata dall’idea che una nuova tecnologia ne avrebbe decretato il rapido superamento.
La RED III è stata recepita anche in Italia: nuovi obiettivi, novità operative attese da mesi e altre se ne attendono con i futuri provvedimenti attuativi. Insieme all’Ing. Attilio Punzo – Direttore della Direzione Riconoscimento Incentivi e Titoli del GSE abbiamo ripercorso i punti salienti di questo passaggio normativo, che segna un’accelerazione decisiva verso gli obiettivi di transizione energetica del Paese per il 2030.
The US operation that took place in Venezuela in the early hours of January 3 is nothing short of historical. While it indeed represents the end of the Nicolás Maduro-regime, it is also the beginning of a new period that, as of now, we know very little. Ten days after such events, the current environment is one of shock and uncertainty, one in which questions abound and answers are scarce and meagre.
With U.S. President Donald Trump publicly outlining a vision in which American oil companies could invest billions of dollars to revive Venezuela’s oil sector, global attention has once again turned to one of the world’s most resource-rich yet operationally constrained petroleum producers. For now, however, much remains unresolved. Sanctions policy, domestic governance, the hydrocarbons legal framework, and the future role of the national oil company PDVSA are all subject to uncertainty.
Lo scenario geopolitico mondiale, già destabilizzato negli ultimi anni, sta vivendo un terremoto di intensità senza precedenti. Uno degli epicentri è il Presidente americano Trump, che dall’inizio dell’anno sembra aver amplificato l’atteggiamento di sfida nei confronti degli equilibri internazionali tipico della sua leadership. Dal rapimento di Maduro, presidente eletto di uno Stato sovrano, alle pressioni sulla Colombia, fino alle mire espansionistiche in Groenlandia.