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L’evoluzione tecnologica ed energetica richiesta dalle smart city

Secondo le Nazioni Unite, nel 2050 circa il 66% della popolazione mondiale vivrà in contesti urbani che già oggi assorbono il 75% dell’energia totale globale e sono responsabili di circa il 70% delle emissioni di biossido di carbonio (CO2), nonostante occupino solamente il 2,6% della superficie terrestre. Alla luce di queste premesse, le smart city possono rappresentare una soluzione reale per superare adeguatamente le sfide portate dall’urbanizzazione, dalla rapida crescita della popolazione, dal deterioramento delle risorse energetiche e dall’inquinamento ambientale. 

Forestazione e resilienza: nuovi modelli per le città

Oggi sappiamo che la crescita continua delle città e il fortissimo processo di inurbamento in atto - soprattutto in paesi come l’India, la Cina, il Brasile, la Nigeria - porta con sé una serie di elementi che non possiamo non considerare. Il primo è relativo alla povertà, anche in termini di povertà estrema: se immaginassimo di riunire tutto ciò che è città in un’unica parte del pianeta, vedremmo che il 30% della popolazione di questa Pangea Urbana vive di fatto in condizioni di povertà assoluta.

Progettare la città, oggi

Un nuovo sguardo deve investire la città e il territorio. La città nella quale oggi abitiamo è una città estesa, diffusa, che ingloba paesaggi, agricoltura, attività, infrastrutture e luoghi dell’abitare. Progettare la città di oggi, in particolare la città europea contemporanea, significa avere a che fare con sistemi insediativi complessi che necessitano di essere compresi, non solo per i problemi che hanno creato, ma per il capitale collettivo che essi rappresentano: un capitale energetico (luogo di accumulazione di energia grigia), un capitale spaziale (da riusare, riparare, adattare perché mantenga ed aumenti il suo valore), un capitale culturale che testimonia di fasi di modernizzazione e razionalizzazione territoriale.

B Corp: non solo profitto per le imprese del futuro

3.000 imprese al mondo si sono certificate con il marchio B Corp, a partire dalle radical-hippy come Patagonia, Ben & Jerry’s, Kickstarter, Triodos Bank a quelle familiari come Lombard Odier, Fratelli Carli, Alessi, a quelle globali come Chiesi Farmaceutici, Natura, Danone e diverse sussidiarie di Unilever. 

Le B Corp sono imprese che mirano a produrre un beneficio materiale per i clienti, la società, il pianeta.

La città del futuro secondo Hera

Il 6 giugno si è tenuto il convegno del Gruppo Hera “Re-inventing the city: smartness anche resilience to face new challenges” durante il quale è stato anche presentato il Bilancio di sostenibilità 2018. Perché avete deciso di parlare di città?

È una scelta coerente con l’attenzione del Gruppo Hera ai territori. Le città sono al centro delle nostre strategie: siamo una multiutility a servizio di oltre 4 milioni di persone, operiamo in 350 Comuni in settori essenziali come l’ambiente, il servizio idrico integrato, la distribuzione e la vendita di gas ed energia elettrica.

La ricerca punta sulla sinergia tra Oil&Gas e rinnovabili

In molte aree del mondo, le piattaforme offshore di petrolio e gas stanno terminando la loro fase operativa. Non è facile stimare l'impatto ambientale sull’ecosistema marino delle attività di “decommissioning” ma è noto che le politiche di rimozione si basano sull'assunto di "lasciare il fondale marino come è stato trovato". Questo approccio sembrava, infatti, rappresentare l'opzione apparentemente più ecologica. Purtuttavia, durante il periodo produttivo, le piattaforme sono in grado di sostenere comunità di fauna e flora marina abbondanti e diversificate, alcune delle quali di importanza regionale.

Energia da moto ondoso: un’opzione per il futuro?

Le onde sono generate dall’azione del vento sulla superficie delle acque e, poiché il vento è a sua volta frutto della radiazione solare, l’energia delle onde è una forma indiretta di energia solare. Si stima che negli oceani il potenziale del moto ondoso ammonti a circa 29.500 TWh all’anno. Migliaia di brevetti sono stati depositati riguardanti dispositivi per la conversione di questa energia, a partire da quello registrato da Girard padre e figlio a Parigi nel 1799: la loro idea consisteva nell’utilizzo di una leva azionata da un galleggiante che trascinava una pompa alternativa posta sulla terraferma.

Wave energy: Riding into Europe’s energy future

In 2050, Europe’s energy landscape will look very different. Moving towards an electrified, carbon-neutral system means significantly increasing the uptake of renewable energy, with 80-100% of the future electricity supply set to come from clean energy sources.

Europe is sitting on a rich resource of clean, predictable ocean energy - and it will be needed, as its energy transition accelerates. It is estimated that 100GW of wave and tidal energy capacity can be deployed in Europe by 2050, which would meet around 10% of the region’s current electricity consumption.

L’Europa e l’energia dalle onde: una leadership mondiale

Il panorama energetico europeo del 2050 potrebbe essere molto diverso da quello attuale. La transizione verso un sistema elettrificato e a zero emissioni richiederà un forte aumento del contributo delle fonti rinnovabili che si prevede possano arrivare a coprire almeno l'80% della generazione elettrica.

Fortunatamente, l'Europa può contare su una risorsa energetica pulita, prevedibile e presente in abbondanza, ossia quella proveniente dai mari, che diventerà necessaria soprattutto quando la transizione verso un mondo low-carbon allungherà il passo.

Irlanda e Scozia: dove l'energia da moto ondoso è una realtà concreta

Attualmente, il Regno Unito detiene un'indiscussa leadership mondiale nel promettente settore dell'energia mareomotrice. I numeri - contenuti nel rapporto "UK Marine Energy 2019. A new industry" - parlano di 1.287 MW di impianti installati alimentati dalle maree e di 10 MW da moto ondoso, con ottime previsioni di crescita per i prossimi anni; per il 2025 risulta infatti già pianificata una nuova capacità installata da moto ondoso pari a 180 MW.

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