In mid-October the Paris-based International Energy Agency (IEA) published its flagship publication – World Energy Outlook (WEO). This annual report came at a perfect time, just a few weeks before the United Nations climate change conference (COP), to be held in Baku, Azerbaijan, 11-22 November and in the midst of two major wars, one in Ukraine and the other in the Middle East.
Atteso da stakeholder del settore, decisori sia pubblici che privati e analisti, il World Energy Outlook elaborato dall’Agenzia Internazionale di Parigi oltre a descrivere gli sviluppi energetici attesi, fornisce un’analisi critica dei principali eventi che caratterizzano il panorama energetico globale corrente. Considerato il punto di riferimento tra gli scenari energetici mondiali di medio-lungo periodo, il rapporto nel corso degli anni, pur mantenendo alcuni tratti distintivi, è stato adeguato ai cambiamenti che hanno interessato il mondo dell’energia
L’International Gas Union (IGU) ha recentemente accolto con favore il WEO 2024 dell’AIE e il suo richiamo a maggiori investimenti per un’espansione del ruolo giocato dalle energie pulite.
A metà ottobre, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha pubblicato il suo più importante documento annuale, il World Energy Outlook (WEO). Questo rapporto è uscito in un momento perfetto, a poche settimane da COP29, organizzata dalle Nazioni Unite e che quest’anno si terrà a Baku, in Azerbaijan, dall’11 al 22 novembre.
Il lancio del World Energy Outlook 2024, elaborato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, è stato accompagnato da uno slogan di sicuro impatto mediatico. Fatih Birol ha dichiarato che il mondo sta entrando nell’era dell’elettricità. Ma non ci siamo già entrati da tempo? Domanda legittima.
La Guardia di Finanza è una forza di polizia a ordinamento militare, dipendente dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, i cui compiti d’istituto, storicamente incentrati sulle funzioni di controllo fiscale e delle frontiere, si sono progressivamente ampliati fino a ricomprendere tutte le violazioni che danneggiano gli interessi economici e finanziari dello stato, delle regioni, degli enti locali e dell’Unione europea.
Nel complesso scenario mediorientale, le tensioni fra Israele e Iran costituiscono un tratto strutturale sin dagli anni della rivoluzione che, nel 1979, ha portato alla caduta della monarchia Pahlavi e alla nascita della Repubblica islamica. Gli attacchi contro il ‘Piccolo Satana’ sono un topos ricorrente nella propaganda di Teheran.
Il 19 aprile, Israele ha risposto alla rappresaglia iraniana scatenata alcuni giorni prima con un attacco che ha colpito per la prima volta direttamente il suolo della Repubblica Islamica. Un’azione che nasceva come esigenza e risposta inequivocabile di Tel Aviv all’enorme attacco aereo subito con droni e missili sui propri cieli – seppur con danni limitati – lo scorso 13 aprile.
L’attacco con missili e droni lanciato dall’Iran contro Israele – risposta al bombardamento israeliano del consolato iraniano a Damasco – ha riacceso i timori di un conflitto su larga scala in Medio Oriente. La successiva risposta israeliana su territorio iraniano ed altri attacchi contro milizie filo-iraniane in Iraq stanno portando ad una nuova fase dello scontro tra i due Paesi, una in cui il conflitto è passato dall’ombra alla luce del sole con attacchi diretti – seppur circoscritti.
Periodicamente, l’intensificarsi dei conflitti e degli scontri armati in Medio Oriente solleva lo spettro di una chiusura al traffico marittimo dello stretto di Hormuz, attraverso il quale si accede al Golfo (Persico o Arabo, a seconda dei punti di vista) dall’Oceano Indiano.