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Il mantenimento di una condizione di sicurezza energetica rappresenta ormai un obiettivo prioritario di politica estera, che accomuna sia gli stati produttori ed esportatori, sia le nazioni che dipendono fortemente dalle importazioni per soddisfare la domanda ed i consumi interni.
Nel febbraio 2022, in Europa è scoppiato il più grande conflitto militare dalla seconda guerra mondiale. Molte le ragioni che ne spiegano la genesi: un governo autocratico in Russia, la mentalità imperiale della popolazione russa, la propaganda informativa, ragioni di carattere storico. A queste, però, ne va aggiunta un’altra che assume una rilevanza particolare: l’energia, pietra angolare attorno a cui ruotano molti interessi economici e la stessa sicurezza dell’Europa.
Qualsiasi guerra richiede interventi eccezionali degli stati nella gestione dell’economia. Circostanza che a maggior ragione si sta verificando oggi in presenza di una guerra “ibrida”(così definita nel convegno “Energia Italia 2022”) che si sta svolgendo su tre fronti - Ucraina, prezzi delle materie prime, sicurezza degli approvvigionamenti - accomunati dalla medesima causa scatenante: negli ultimi decenni i rapporti delle nazioni europee con paesi al di fuori dell’Ue sono stati dettati da interessi essenzialmente mercantili, sottovalutando le implicazioni geopolitiche di questa scelta.
Oltre a causare una grave crisi umanitaria, l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha avuto impatti di vasta portata sul sistema energetico globale, sconvolgendo il mercato e spezzando relazioni commerciali di lunga data. A quanto pare, abbiamo dimenticato la lezione degli Anni 70: non vi è possibilità di pace e libertà quando si dipende dalle forniture di paesi che usano queste ultime come strumento di ricatto politico.
Nel suo primo giorno alla Casa Bianca, nel gennaio 2021, Biden ha riallineato gli Stati Uniti al Trattato di Parigi sui cambiamenti climatici: accordo, dal quale il suo predecessore, il presidente Trump, si era ritirato. Ha anche firmato un ordine esecutivo che revoca l'approvazione del Keystone XL Pipeline, l’oleodotto che avrebbe dovuto portare il petrolio canadese negli Stati Uniti. Biden ha, inoltre, nominato John Kerry, ex segretario di stato e candidato alla presidenza, inviato speciale per il clima.
La crisi in Ucraina ha determinato un crescente interesse per il commercio delle materie energetiche, dal petrolio al carbone passando per il gas naturale. Mentre il commercio intra europeo di petrolio e gas avviene, per lo più, tramite condotte, la maggioranza delle importazioni extra-europee avvengono via nave, così come la quasi totalità dell’import di carbone. Per tale motivo è importante determinarne il funzionamento e le principali criticità di mercato.
Il legame tra le navi e il traffico di materiale energetico è strettissimo, giacché per mare viaggia una quantità impressionante di questo genere di cargo. È molto il gas naturale quotidianamente imbarcato sulle cosiddette LNG carriers, sebbene i metri cubi che finiscono a bordo di queste navi siano una frazione contenuta del metano, propano, ecc. internazionalmente commerciato, trattandosi d’idrocarburi principalmente trasferiti via condotta. Come pure è moltissimo il carbon fossile spedito via mare. Siamo, infatti, in questo caso di fronte a un bene fondamentale per il funzionamento tanto del settore siderurgico, quanto degli impianti alimentati a vapore. E quest’ultimi sono tuttora parecchio diffusi. Particolarmente, in Asia, la quale è un’area largamente dipendente dalla lignite, dalla litantrace, ecc. recuperabile in Australia, in Sud Africa e in Russia.
Il 26 maggio scorso, su richiesta degli Stati Uniti, le autorità greche hanno disposto il sequestro di una nave russa contenente oltre 100.000 tonnellate di greggio iraniano. Ormeggiata in acque territoriali greche, la nave era stata originalmente bloccata il 15 aprile perché sospettata di violare le sanzioni sulla Russia. L’equipaggio contava 19 russi e la nave era di proprietà della Promsvyazbank, sottoposta a sanzioni Ue, ma dal marzo scorso passata ad una seconda compagnia russa, la Transmorflot, non colpita dalle sanzioni. Dapprima battente bandiera russa, quest’ultima, il 1 maggio, è stata sostituita con quella iraniana, portando quindi all’intervento Usa, che ha disposto il nuovo sequestro per via delle sanzioni che gravano sull’Iran.
Trasportare energia via mare, che sia gas naturale liquefatto (GNL), carbone o petrolio, ha degli oneri: fra questi vi rientrano i costi di noli. Di cosa si tratta? Per capirlo partiamo dalla disciplina giuridica di noleggio di nave, la quale trova fondamento negli artt. da 384 a 395 del Codice della Navigazione del 1942. Secondo la nozione legislativa, il noleggio di nave è un contratto con il quale un soggetto (noleggiante), il quale riveste il ruolo di armatore, in corrispettivo del nolo pattuito, si obbliga a compiere con una nave determinata uno o più viaggi prestabiliti, oppure, entro un periodo di tempo convenuto, i viaggi ordinati dal noleggiatore alle condizioni stabilite dal contratto.
Il mercato internazionale Oil&Gas è stato da sempre condizionato dal trasporto di queste commodities dai Paesi produttori a quelli consumatori, in ragione dello squilibrio tra le risorse disponibili e i consumi. Inoltre, è stato soggetto a crisi internazionali e instabilità politiche nelle aree di produzione: la Crisi di Suez nel 1956, la prima crisi petrolifera del 1973 in cui il mondo occidentale si trovò coinvolto nella più grave crisi economica dopo il 1929. Successivamente la guerra tra Iran e Iraq del 1980 e la Guerra del Golfo del 1990.